Ci sono ancora dei porti…

Il mare di Tricase porto con il profilo della costa

“Il sapere ha un piede in mare e l’altro in terra”, anonimo.
Quercia vallonea di Tricase , esemplare ultracentenario detta dei cento cavalieri

Nel Capo di Leuca

Il proverbio citato rende l’idea di ciò che rappresenta un luogo emblematico dell’incontro tra cultura marinara e civiltà contadina. Il Capo di Leuca ospita un suggestivo scenario che evoca la vita in tutti i suoi aspetti, Tricase Porto. Non finis terrae, ma centro del Mediterraneo, è il grande insegnamento che si coglie dal visitare questi luoghi, dove il mare è importante come la campagna, dove la saggezza di popolazioni miti ha arricchito una profonda cultura locale, basata sull’accoglienza.

L’iniziativa

Gruppo di lavoro presso la sede del chieam di Tricase porto

«Infondo, cosa vuol dire autentico se viviamo un luogo basato sul meticciato?», questa è la domanda che si pone al principio della tre giorni organizzata a Tricase Porto dal CIHEAM Antonio Errico, Presidente di Magna Grecia Mare, Associazione che con la Cooperativa Terrarossa Presieduta da Daniele Sperti ha curato un Educational Tour per presentare in chiave di responsabilità un luogo non tanto e non solo vocato in via esclusiva al turismo, quanto intimamente fondato sul principio dell’accoglienza.

L’esperienza

Gruppo di lavoro in visita alla quercia dei cento cavalieri

Con Sonia Gioia di Cucinabili Visioni Ho partecipato dal 22 al 24 ottobre 2021 in rappresentanza del Disability Pride Network all’iniziativa, che porta il titolo di questo post, per testare anche la capacità di rendre accessibile le offerte di fruizione lenta e sostenibile del territorio tricasino, già vocato alla tolleranza e all’apertura delle braccia per accogliere in grembo chiunque voglia sostare. «Ci sono ancora dei porti» è una frase tratta da uno scritto del giornalista Gabriele Romagnoli, nel più ampio ragionamento e testimonianza da Tricase Porto. Su SinapsiMag E sulla stessa pagina del Disability Pride Network troverete testimonianza nei prossimi giorni di ciò che è stata l’esperienza, ma anche delle suggestioni che ci portiamo dentro al ritorno a Roma, interiorizzando l’importanza che ha per la crescita della persona un porto vero, come appunto suggerisce lo stesso Romagnoli.

Tricase comunità accogliente

Il porto di Tricase visto dall’alto con varie imbarcazioni ormeggiate

Per i lettori di Opposte Visioni vorrei sottolineare in anteprima degli aspetti di quella comunità che mi hanno molto colpito, punto di partenza per tutte le riflessioni e i contributi che seguiranno. Traendo spunto dallo Statuto comunale di Tricase, possiamo ricavare delle informazioni preziose per comprendere anche il tentativo che il territorio esprime in chiave concreta di quegli stessi principi, filo conduttore che seguirò per le testimonianze future.

Leggiamo dunque al secondo comma dell’articolo 2 dello Statuto di Tricase, dedicato ai  Principi generali, che: «La comunità locale è costituita: Dai residenti. Dai residenti anche se domiciliati all’estero e/o fuori del Comune di Tricase. Da tutti coloro che hanno un rapporto qualificato per ragioni di lavoro, di studio, di utenza dei servizi, o che scelgano di soggiornarvi anche temporaneamente/periodicamente». Quest’ultimo aspetto è molto significativo, perché nella comunità ospite viene data pari dignità anche a quei cittadini che soggiornano periodicamente, ovvero ai turisti/visitatori di Tricase. Tale dignità viene ribadita poi nella lettera D dello stesso comma, dove leggiamo che: «Primo dovere del Comune è il governo della città a misura d’uomo(…) ».
Dunque l’umanità è posta al centro della carta fondamentale di Tricase, a prescindere dalla provenienza o dal motivo che spinge la persona a vivere la comunità; risulta subito chiaro come questo tratto sia evidentemente ispirato da una cultura marinaresca dove il porto è luogo di accoglienza per chiunque lo necessiti.

Tale visione è rafforzata leggendo l’Articolo 3, dedicato agli Obiettivi fondamentali, che riporto di seguito in sintesi: «Il Comune di TRICASE informa il proprio ordinamento ai seguenti principi: la centralità della persona umana; l’affermazione della cultura dell’accoglienza, quale condivisione dei bisogni degli altri, senza distinzione di razza o provenienza; la partecipazione sostanziale alla vita della comunità, perché il cittadino sia parte consapevole dei processi decisionali; la solidarietà, il volontariato e la gratuità dell’impegno sociale come valori di convivenza civile; la valorizzazione della cultura originaria e della memoria storica della comunità; (…) il raggiungimento della piena integrazione delle realtà del mezzogiorno in quella più ampia e strutturata del Continente europeo e del bacino del Mediterraneo; (…) superare gli squilibri sociali, garantire i diritti dei soggetti svantaggiati, riconoscere il ruolo sociale delle donne, sostenere le libere forme associative; (…) tutelare e recuperare l’ambiente e il patrimonio storico/culturale; (…) qualificare i servizi erogati, elevandone gli standard anche mediante il metodo delle “carte dei servizi”, basate su criteri di trasparenza, accessibilità, responsabilità e sul principio della collaborazione tra cittadini-utenti ed operatori pubblici».

Le parole chiave contenute in questi due articoli dello Statuto si respirano nelle atmosfere vissute nella tre giorni, con un grande impegno di Terrarossa, Magna Grecia Mare e dello stesso ente promotore, di respiro internazionale, quale il Ciham. Occorre però che tutto venga supportato da un maggiore impegno degli operatori privati e delle istituzioni pubbliche locali affinchè lo stesso documento comunale si tramuti in una piena affermazione non tanto di diritti, diretta conseguenza, ma di un modello equo di integrazione nel tessuto della comunità di chiunque voglia vivere e visitare Tricase, con le proprie specificità.

Sessione finale con consegna di brochure braille nella sede del ciheam. Nella foto Massimo Zuccaro, Daniele Sperti e Antonio Errico pronti a ricevere il plico da me

In conclusione Tricase, il suo porto e tutto il territorio si presta alla piena accessibilità di luoghi e servizi, occorre solo gettare il cuore oltre l’ostacolo e realizzare con un modello concreto e vivo tutti quegli elementi che si leggono nella Carta tricasina. Chissà che questo messaggio non venga colto a pieno da imprenditori ed amministratori, perché le manca poco per divenire una comunità pienamente inclusiva, anche nel turismo.

Buon vento alle tricasine e ai tricasini, lo auguro di cuore.

“Una giusta Causa”: storia di un concreto attivismo per i diritti delle donne in America.

Locandina del film con la protagonista Felicity Gones

Giovedì 8 aprile 2021, su RAI3, la programmazione serale è stata dedicata ad un recente film che racconta la storia vera di Ruth Bader Ginsburg, Prima docente universitaria, poi avvocatessa, magistrato e infine giudice della Corte suprema degli Stati Uniti d’America, che ha dedicato la propria vita a favore dei diritti delle donne e della parità di genere

Il film

“Una giusta causa” (titolo originale: “On the Basis of Sex”), regia di Mimi Leder, prodotto da Participant Media, Robert Cort Productions, USA, 2018, 120 minuti.

Cast

Felicity Jones: Ruth Bader Ginsburg; Armie Hammer: Marty Ginsburg; Justin Theroux: Mel Wulf; Sam Waterston: Erwin Griswold; Kathy Bates: Dorothy Kenyon; Cailee Spaeny: Jane Ginsburg; Jack Reynor: Jim Bozarth; Stephen Root: professor Brown; Callum Shoniker: James Steven Ginsburg; Chris Mulkey: Charles Moritz; Gary Wentz: giudice William Edward Doyle; Ben Carlson: giudice William Hudson Holloway Jr.

Trama

A metà degli anni Cinquanta, Ruth Bader Ginsburg è una delle 9 studentesse ammesse alla prestigiosa Harvard Law School, nella quale si trasferisce per seguire il marito che aveva iniziato a lavorare a New York. Ruth prosegue poi gli studi presso la Columbia University, dove consegue la laurea in legge nel 1959. Nonostante i brillanti risultati, Ruth incontra enormi difficoltà a trovare lavoro presso uno studio legale, a causa del suo esser donna. Pertanto, è costretta ad accettare un’occupazione come insegnante presso la Rutger Law School. Nel 1970, il marito le propone di rappresentare un cliente per una piccola evasione fiscale. Apparentemente si tratta di un caso modesto, che però presenta una discriminazione di genere: l’accusato deve pagare soltanto perché appartenente al sesso maschile. Ruth si presenta dinanzi alla corte d’appello e convince i magistrati dell’assurdità della legge, aprendo la strada per una maggiore eguaglianza sostanziale nella legislazione statunitense.

Recensione

Due cose mi hanno colpito profondamente di questo film, storia molto interessante che mette in risalto una personalità americana da noi quasi del tutto sconosciuta, che è stata si donna di legge, ma anche grande esempio di persona impegnata nella difesa dei diritti civili; bene, dicevo, le cose che mi colpiscono sono la caparbietà della figlia della protagonista nel sostenere la madre, pur partendo dal tipico conflitto dell’età adolescenziale tra madre e figlia, e il supporto alla causa dato dalla segretaria della stessa protagonista, che riesce a far cadere l’accento su un termine che poi condiziona oggi in tutto il mondo l’approccio verso le tematiche della parità: ovvero passare dall’assunzione nella battaglia del termine “sesso” al termine “genere”, concetto molto più moderno che nei decenni a seguire ha determinato il filo conduttore di una serie di altre battaglie che ancora proseguono, sia per la parità tra i generi che per l’affermazione dei diritti dell’identità sessuale. Ad ogni modo, questa pellicola – molto americana – racconta uno spaccato di vari decenni di battaglie per l’affermazione di principi che sembrerebbero agli occhi degli europei, e non lo sono nemmeno per noi (vedi Polonia), molto scontati. Incredibile è apprendere come nella costituzione americana siano assenti le parole “Libertà” e “Donna”, ma come di contro è presente la possibilità concreta di possedere un’arma, questione che proprio in questi giorni sta monopolizzando la cronaca e il dibattito politico d’oltreoceano. Consiglio vivamente, specie alle ragazze, la visione di questo film perchè si apprende come le rivoluzioni più efficaci sono quelle silenziose e perduranti nel tempo.

Potete rivedere il film su raiPlay a Questo link.

la radio che ascolta!

Logo radio32

Nella pagina dedicata alle Realtà amiche è comparsa una nuova sezione, dedicata ai Media, da intendersi sia come mezzi di comunicazione, ma trattando la comunicazione in varie forme, riguarderà principalmente i progetti specifici della comunicazione che seguo direttamente.

Il primo collegamento indicato è quello con Radio32 una webradio di comunità. Si tratta di un progetto che mi ha entusiasmato sin da subito, soprattutto per la forza che racchiude in sé, ovvero quella della prospettiva. La prospettiva intima, quella del riscatto, dell’opportunità, della possibilità. La prospettiva estrinseca, ovvero quella della condivisione, di azione dal basso.

Radio32.net è anche parte della rete del Disability Pride Network quindi giocoforza le argomentazioni e gli stimoli sono una eco che riporta sempre le stesse parole, quelle per le quali tutti noi, ogni singolo progetto di quel network, compreso quello che supporta Radio32, assume come proprio fondamento: dignità, consapevolezza e opportunità.

Per la radio sono da dicembre 2020 già redattore, e ringrazio Daniele Lauri e gli altri per l’accoglienza, umile voce del gruppo di Accesso Totale, che nasce da un blog rilanciato anche da Opposte Visioni, curato da Cristian, redattore anch’egli del format radiofonico. Nella sezione I miei podcast sotto la voce collaborazioni, troverete tutti i collegamenti dove ho collaborato direttamente, per un feedback iniziale con Accesso Totale e tutto il palinsesto.

D’accordo con l’associazione Ipse Lab, ambito in cui nasce il progetto della radio, e assieme a Sonia di CucinabiliVisioni, la cucina in tutti i sensi stiamo per intraprendere un nuovo percorso, proponendoci come redattori per una nuova trasmissione ispirata dai nostri rispettivi blog, in partenza da febbraio 2021, e sulla quale vi informeremo con specifico post.

Se volete conoscere meglio il progetto della radio di comunità potete leggere questo documento, dove vi sono anche indicazioni per sostenere il progetto.

Che dire quindi? A risentirci sulle onde web di radio32!

La radio che ascolta!

A proposito del 30 dicembre scorso…

Noi che attteraversiamo

Avviso ai lettori

Questo post è stato redatto il 21 gennaio 2021, prima del contatto avuto con Veronica Altimari, giornalista di Roma Today per un approfondimento sui fatti del 30 dicembre 2020. Nel paragrafo “Follow up” di questo contributo, posto alla fine, potete vedere la video intervista curata dalla giornalista.

Premessa

Può capitare nel corso di un’esistenza di calcare il proscenio da protagonisti. A volte ciò succede malgrado la propria volontà e non sempre per motivi piacevoli. Quello che a noi è capitato il 30 dicembre scorso è uno di quegli eventi che ci saremmo tranquillamente evitati, soprattutto per lo stato di tensione che ne è derivato e che ora, lentamente, va riassorbendosi.

A distanza di più di tre settimane da quel fatto di cronaca, alla luce di alcuni “rumors”, ci sentiamo di dover approfondire e precisare alcuni aspetti conseguenti a quella vicenda.

No alla violenza

In primo luogo, come Sonia già ha specificato, prendiamo la massima distanza da commenti giustizialisti alla casereccia. La violenza da tastiera è un sentimento facile da far emergere, ma non ci appartiene, anzi riteniamo essere il substrato in cui cresce la violenza che poi esce dal virtuale e si riversa nelle nostre città e strade, provocando di conseguenza fatti come quello a noi occorso. Rivoltarsi ad un’ingiustizia con violenza non porta mai alla giustizia, ma ad ulteriore iniquità.

Vedere il dito…

In secondo luogo una precisazione su un aspetto, ruomors molto fastidioso percepito qui e li. I concetti di cecità e ipovisione, per l’italiano medio (alimentato dalle veline di tribunali e GDF, da certa stampa e da un sentimento giustizialista diffuso) sono intesi come estremi. Il Polo Nazionale di riabilitazione visiva, articolazione italiana della fondazione dell’OMS che si occupa di cecità e ipovisione, spiega Qui Bene questa distinzione. Sarebbe utile che le persone si documentassero e gli organi di stampa approfondissero, perché non è la prima volta che entrambi sollecitiamo i media su quest’aspetto. Denotare che una persona sappia usare il telefono giusto per fare un lancio da TG regionale per dire che è stata sospesa una pensione di invalidità è becera propaganda, come chi rimprovera a me o Sonia di aver dato indicazioni precise sulla dinamica dell’aggressione. Su quest’aspetto vorremmo precisare la più grossa delle banalità, ovvero che noialtri si è sviluppati altri sensi, non si patisce solo per quello che manca. Per quel poco che conta, qui nessuno si deve giustificare di un “motu manu” o di un residuo visivo inferiore al ventesimo di vista, oltretutto da un solo occhio. Vedere ombre, percepire delle sagome, distinguere al sole qualche colore e usare un video ingranditore per comprendere una scritta non vuol dire vederci. Il problema, cari detrattori malpensanti all’italiana, è che ci stavano mettendo sotto per una mancata precedenza ai pedoni, e peggio ancora pedoni ciechi, maggiormente tutelati dal codice della strada, oltre ad un’aggressione ad una donna (percepita come elemento perennemente debole della società), non quanto ci vede Alessandro, se Sonia ha percepito tre o quattro persone attorno, o cosa. Altrimenti, come sostiene sempre Sonia, “datemi la patente di guida, se non vi sta bene che riesco a non farmi mettere sotto per un residuo minimo di ombre”. Alessandro sostiene invece da tempo che “le persone disabili spesso sono migliori dei presunti “normodotati”, perchè affinano maggiori capacità di adattamento alle vicende della vita, anche quotidiana, dimostrando maggiore resilienza all’esistere, altro che soggetti deboli”. Che sia chiaro. Nel link sopra segnalato approfondite prima di riversare le vostre frustrazioni su una tastiera, ignoranti.

Noi con le istituzioni

Strumentalizzati…

Il terzo punto verte su quanto o meno siamo stati strumentalizzati. Bene, questo è l’aspetto più succoso, dal nostro punto di vista. Nessuno ci ha manipolati, anzi, forse si può dire che siamo stati efficaci noi nel suscitare un dibattito. Che l’Unione Italiana dei Ciechi abbia preso posizioni è più che naturale, perché di questi fatti in Italia ne succedono spesso ed è ovvio che l’organizzazione di difesa dei diritti e che monitora la loro mancata applicazione sui disabili della vista si sia mossa. A livello Nazionale come a livello locale.

Inoltre noi abbiamo parlato con le istituzioni, non con questo o quel politico di questo o quel partito. Se le istituzioni si sono esposte per un tornaconto di visibilità politica ad opera di amministratori attenti all’immagine più che alla gestione del territorio, tipico della bassa politicuccia, è un problema che non ci riguarda, lo vedremo come tutti, misurandolo con la qualità delle strade, dei marciapiede e degli attraversamenti. Ma che le istituzioni si siano mosse per comprendere le problematiche è comunque ammirevole e doveroso; noi abbiamo apprezzato la tempestività. Nessuno ha manipolato nessuno, si è solo riacceso un dibattito sano e un dialogo tra cittadinanza e istituzioni in grado di poter generare modelli virtuosi, circostanza che ci auguriamo accada.

Grazie

Rinnoviamo a questo proposito la nostra massima fiducia nell’Arma dei Carabinieri, che gestisce le indagini. Difficile sarà risalire al responsabile dell’aggressione, ma le cause sono altre, sono in quell’omertà in strada che non ci ha permesso di individuare subito la persona e chiamare le forze dell’ordine in quel momento. L’indifferenza interessata dei vecchietti di Piazza Mirti e le risate dei ragazzoti che da li passavano sono eloquenti sull’immaturità di parte del tessuto sociale italiano. Badate, italiano, non di Centocelle, perchè qui le persone volenterose e solidali si sono mosse. La nostra sfortuna è stata che alle 10:15 circa del 30 dicembre 2020 attorno a noi ci fossero solo ignavi. Pazienza. Ciò che ne è derivato è stata la migliore conseguenza per noi che ne siamo usciti comunque indenni, cioè suscitare riflessione su un elemento di profondo allarme sociale come la sicurezza dei pedoni a Roma, capitale d’Italia, soprattutto se i pedoni hanno handicap visivo, aspetto sul quale anche il codice della strada si concentra con particolare attenzione. Ignoranti due volte.

In conclusione questa è la sede per rinnovare il ringraziamento a tutte le persone che ci sono state accanto ad ogni livello, dai singoli cittadini che hanno dimostrato sconcerto, alle istituzioni territoriali che hanno dimostrato solerzia, all’UIC che si è mossa in termini solidali, ala stampa che ne ha parlato e che ha colto il nostro stimolo per approfondire tale tematica.

In chiusura troverete una rassegna stampa di coloro che hanno rilanciato l’agenzia o approfondito, anticipatamente ringraziamo chi approfondirà in futuro queste tematiche. Nostra è la consapevolezza di dover lavorare a lungo affinché online e offline si possa recuperare il senso di umanità per valutare le cose per quelle che sono, ovvero gesti di tensione sociale che non aiutano persone svantaggiate come noi a vivere una vita ed una città sostenibile e degna.

Alessandro e Sonia.

Rassegna stampa

Nota bene: hanno rilanciato e trattato la vicenda le seguenti testate ed agenzie, alle quali esprimiamo gratitudine e che invitiamo ad approfondire le tematiche sociali e la conoscenza del mondo delle disabilità, che ribadiamo concernere milioni di cittadini italiani, come dimostra il Libro bianco sulle disabilità del 2019.

Ci perdoneranno quelle testate e siti di informazione che ci sono sfuggiti.

Follow up

Alla luce di quanto raccontato sinora, rispondendo alla migliore aspettativa di approfondimento da parte dei media delle tematiche poste, veniamo contattati da una giornalista di Roma Todai, Veronica Altimari – come anticipato nell’”avviso ai lettori “ posto in cima -, per una video intervista di approfondimento. Premettiamo che il suo pezzo ci ha molto ben impressionato per la linea seguita e per la professionalità di Veronica, che ringraziamo, come tutta la redazione, per la volontà dimostrata nel capire come si sia potuto arrivare ai fatti di dicembre.

Tutto, durante le riprese, è andato per il meglio , ma tra il nostro terrore e lo sconcerto della videomaker guardate Qui cosa ci è successo! Ciò succede tutti i giorni, questo rappresenta la nostra disabilità.

Le mafie ai tempi del Covid

Riprendo le attività del blog in questo 2021 – approfittando per fare gli auguri ai lettori di questo spazio, visto che siamo ancora al principio- proponendo la lettura di un articolo di Ilaria Mariotti Ottaviani sul rischio di inserimento della criminalità tra le pieghe della società e dell’economia grazie alle smagliature provocate dalla pandemia.

Accompagnata dalla lettura del saggio di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, “Ossigeno illegale “, l’autrice ribadisce quel che apparve subito chiaro dall’inizio della crisi covid, cioè che come una sostanza purulenta e con il più becero cinismo, l’apparato mafiogeno approfitti della crisi economica e sociale conseguente al coronavirus per alimentare il proprio, meschino, interesse.

“Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento“ .C. Darwin …

Le mafie ai tempi del Covid

Cooperativa aCapo: Includere per innovare.

Logo Acapo

Premessa

La striscia, ad oggi breve, delle #StorieDalNetwork per presentare le differenti realtà del Disability Pride Network del nostro Paese – che spero di riprendere quanto prima – si è, ad un certo punto, imbattuta in una coop molto interessante. Questo contributo inedito, è ispirato ad uno slogan della Cooperativa aCapo, presieduta da Roberta Ciancarelli, “includere per innovare”, appunto.

Questa realtà mi ha colpito perché il tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità resta molto sensibile nel panorama italiano. Il mercato del lavoro in Italia è in sofferenza, con nodi cristallizzati in anni di cattive politiche del lavoro. Il collocamento mirato e le altre formule di indirizzo per l’inclusione lavorativa dei disabili soffrono maggiormente delle carenze e dei ritardi, non solo per la crisi Covid19, ma perché al cattivo costume di non applicare strumenti di Politica attiva del lavoro delle categorie svantaggiate, si aggiunge la pessima abitudine del tessuto datoriale di lavoro – Stato compreso – che non volge lo sguardo verso questa esigenza della società italiana.

L’azione

Laboratorio progetto InOnda

Per tale motivo, tra gli altri, è da ribadire l’importante ruolo della Cooperativa aCapo, che con pragmatismo interviene nel mercato del lavoro, stimolando la risorsa più importante, il capitale umano; tutto ciò nella direzione dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, professionisti a servizio del mercato.

La voce

Giammarco Nebbiai, responsabile comunicazione e socio della Cooperativa dal 2006, presentandomi questa realtà spiega:

“A capo è un’importante cooperativa sociale perché offre servizi di contact center a amministrazioni pubbliche e imprese, adottando nella propria mission un principio importante, quello della inclusione lavorativa delle persone con disabilità. aCapo, infatti, non opera in termini di assistenza, seppur questa sia un’attività importante, ma punta sul coinvolgimento attivo delle persone con disabilità per operare sul mercato. In oltre quarant’anni di attività della cooperativa, hanno trovato occupazione migliaia di lavoratori in condizioni di fragilità, trovando collocazione ad ogni livello della nostra organizzazione in base a preparazione, motivazione e opportunità”.

Attività InOnda

Come evolve oggi la collocazione della Cooperativa sul mercato del lavoro?

“Oggi le condizioni di competizione severissime; il valore sociale di imprese come la nostra non è sufficientemente riconosciuto e tutelato, ma resta ben presente il nostro impegno. Abbiamo anche dato maggiore slancio alle attività di progettazione sociale, con le quali di buone prassi sul territorio, esperimenti di sociale che ci vedono occupati con progetti come “Hostability”, che cerca di trasferire ad un gruppo di giovani persone con disabilità la capacità di operare nel campo degli affitti e delle esperienze turistiche accessibili, e “InOnda” che coinvolgerà un gruppo di giovani nella creazione di una webradio e un web magazine per stimolare la capacità di espressione e relazione con il territorio in cui vivono ”.

Come perseguire e proseguire l’azione di tutela dei diritti dei disabili?

“Intanto proseguire con manifestazioni e iniziative come il Disability Pride. Le leggi necessarie sul lavoro, sull’inclusione scolastica, sull’eliminazione delle barriere architettoniche dalle città esistono da anni; sarebbe ora di cominciare ad applicarle. È questione di visione e volontà dei decisori”.

Ringrazio Gianmarco Nebbiai per gli stimoli importanti che ha dato su un tema fondamentale, quale è il diritto al lavoro delle persone con disabilità, sancito anche nell’articolo 27 della Convenzione dell’ONU, oltre che nella seconda parte dell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale, aspetto sul quale interviene egregiamente la Cooperativa Acapo.

Per conoscere di più le iniziative della Coop potete visitare il Sito web e per restare aggiornati sulle varie iniziative seguire la loro Pagina FB.

Spunti didattici per combattere il cyberbullismo e il sessismo in rete

Giunti quasi all’inizio di un nuovo anno scolastico, alcune riflessioni e strumenti operativi per tentare di ricondurre le nuove generazioni ad un livello di consapevolezza, attraverso la didattica, rispetto all’uso consono degli strumenti web. Pur non essendo un operatore della formazione, trovo utile e molto interessante è il percorso proposto da Sara Marsico nell’articolo che segue e mi auguro che molti insegnanti attingano al manifesto di ParoleOstili per raggiungere un livello di comunicazione tale con le ragazze e i ragazzi al fine di instaurare un dialogo finalizzato al recupero del contatto con la realtà, che li ponga nella posizione di essere, prima ancora che buoni ed accorti utilizzatori delle parole e degli strumenti di internet, delle buone e dei buoni cittadini.

Continua il nostro Viaggio all’interno del Manifesto della comunicazione non ostile ed inclusiva, presentato al Quarto Convegno Nazionale di Parole_ …

Spunti didattici per combattere il cyberbullismo e il sessismo in rete