Professionalità e progettualità al servizio degli emarginati.

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Come spiego nel post dedicato alla campagna del Partito Radicale, tale iniziativa è giunta a mia conoscenza tramite una nuova realtà del #DisabilityPrideNetwork e ovviamente subito in me si è accesa la curiosità, oltre che di approfondire l’iniziativa proposta, anche di conoscere questa nuova realtà associativa. Sbirciando nel sito dell’ Onlus Superminus, ho identificato la sensibilità della Presidentessa dell’Associazione e portavoce nel #DPN (l’Avv. Angela Furlan) con una complessiva profondità di un intero progetto associativo.

Il crimine più grande è rimanere con le mani in mano. Marco Pannella

Questa realtà infatti, evidentemente ispirata dall’agire radicale (che il lettore attento sa essere un caposaldo di OpposteVisioni), rivolge la propria azione verso la tutela dei diritti civili, in chiave antidiscriminatoria, restituendo servizi e attenzione verso fasce disagiate ed emarginate, come detenuti, immigrati, disabili, donne vessate.

Vi invito quindi a conoscere questa realtà oltre che dal sito Superminus.org, anche dalla Pagina facebook dell’organizzazione, in modo da approfondire tematiche e conoscere contesti che raccontano di marginalità sociale, ma anche di tanta solidarietà e costruzione di ponti, con un concreto tentativo di far emergere potenzialità li dove la massa percepisce solo disagio.

Andrea Aufieri intervista Marco Cappato: tra diritti civili, attivismo politico e democrazia partecipativa

Foto di Cappato in piazza Montecitorio @MarcoCappato

La democrazia elettorale è in una crisi profonda, che non è dovuta – come spesso si tende a credere – all’inadeguatezza dei protagonisti, ma semmai è la conseguenza di problemi strutturali che essa incontra.

Il 28 aprile Marco Cappato dovrà nuovamente comparire in un’aula di tribunale, a Genova, perché ottusamente perseguito per il proprio impegno per la tutela di diritti umani e civili ancora “incredibilmente “ assenti dall’agenda politica e dal dibattito pubblico.

Questa notizia l’apprendo leggendo un’intervista allo stesso Cappato di Andrea Aufieri, dove Marco si racconta e descrive gli orizzonti dei diritti e della politica ancora ignorati da politica e società italiane, che vi consiglio vivamente di leggere Qui.

Mancanze della politica assolutamente trasversali

Il 3 dic di ogni anno ricorre la giornata internazionale delle persone con disabilità, momento utile per riflettere sulle reali condizioni esistenziali e sull’effettiva applicazione delle tutele per milioni di donne ed uomini in tutto il mondo, Italia compresa.

Vi segnalo una nota a mia firma pubblicata sulla pagina facebook del Disability Pride che potete leggere nella versione originaria e per intero Qui .

Le riflessioni che seguono, oltre che dalla sentenza 152 del giugno 2020 della corte costituzionale, sono ispirate da Questo articolo Firmato da Dario Dongo sullo stato dell’accessibilità nel trasporto ferroviario italiano. Buona lettura.

“Partiamo da un dato di fatto: nel “Decreto agosto” le misure a sostegno della disabilità sono scarse, nel caso dei disabili lavoratori o di familiari lavoratori di disabili gravi, inesistenti, se non un aleatorio diritto al cosiddetto “smart working”. L’osservazione proviene da varie organizzazioni e le mancanze in Italia, si sa, sono croniche e ben sedimentate nel tempo. Modifiche ed integrazioni degli strumenti di sostegno sono arrivati con i successivi decreti, ma nonostante l tentativi, si può affermare che l’indirizzo sulle questioni riferite alle disabilità resta di tipo assistenziale, e si registrano fenomeni che indicano questa tendenza. Al di là delle scarse risorse investite in tal senso, la mancanza di visione degli interventi rappresenta la costante dell’agenda di governo in questa materia.

Molto ha fatto discutere, nelle scorse settimane, l’aumento delle pensioni di invalidità civile minime fino al cosiddetto “raggiungimento del milione”, per coloro che hanno il 100% di invalidità riconosciuta e rientrano negli indicatori ISEE. Questa, che potrebbe sembrare una scelta politica, in verità è dettata dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 152 dello scorso giugno, che rende illegittima la norma del 2001 che assegnava tale aumento alle persone con più di sessant’anni, oggi invece tale diritto è riconosciuto a tutti i maggiorenni.

La riflessione amara, già valida per tanti altri aspetti legati ai diritti civili,è che la politica deve adeguarsi a delle decisioni dell’Alta Corte, eludendo il proprio compito di governare le esigenze del corpo sociale, indirizzando con politiche efficaci lo sviluppo e il progresso del nostro Paese. Perché a ben vedere, se dovessimo contare le istanze pervenute alla politica dalle varie organizzazioni di disabili nel corso del tempo, si può dire che molto poco ascolto c’è stato.

Alcuni esempi? La scuola lamenta continuamente carenze strutturali, di attrezzature di sostegno e di personale adeguato per gli studenti con DSA o bisogni educativi speciali. Sull’assistenza tramite fondi speciali per non autosufficienti si è detto sopra. Di politiche per la disabilità attiva, attraverso il lavoro, nemmeno a parlarne. Di investimento sulle infrastrutture per l’accessibilità un recente articolo di Dario Dongo rende chiaro lo stato della situazione nel nostro Paese.

Le domande a riguardo sarebbero tante, ma in maniera trasversale ne pongo solo una ad eventuali interlocutori politici ed istituzionali: avete idea della portata sociale della disattenzione verso il mondo delle disabilità? Non voglio qui snocciolare numeri. Il rapporto INSTAT del dicembre 2019 è molto eloquente. Ma al margine di queste annotazioni e in una nuova “Giornata mondiale delle persone con Disabilità”, volevo sottolineare come per la politica non contano gli interessi di una fetta prossima al 9% della popolazione, indicando come in Italia esistono cittadini di seria A e cittadini di serie B, con il tacito azzeramento delle garanzie costituzionali contenute nell’articolo 3 della Carta e dei principi espressi nella Convenzione dell’ONU del 2006.

Non vorrei sembrare ripetitivo, ma questa disattenzione cronica e trasversale della classe dirigente, di ogni epoca recente e di ogni colore politico (al di là della tassonomia istituzionale che di tanto in tanto dedica alla disabilità un ministero) mi parrebbe configurarsi come violazione dei diritti umani.

In conclusione, l’invito che rivolgo agli interlocutori istituzionali e ai vari dirigenti pubblici e privati (perché anche le corresponsabilità, come nel caso dei trasporti, sono trasversali) è di gettare lo sguardo sul tessuto sociale italiano. Se vi soffermerete a guardare l’insieme al posto di limitarvi a vedere le singole criticità sulle quali porre delle pezze, vedrete un corpo sociale che richiede attenzione. Questa voce deve essere ascoltata, perchè il fatto che provenga dalla parte più fragile della società vi darebbe l’opportunità di risolvere, con le giuste politiche pubbliche (queste sconosciute), i problemi di gran parte della società italiana. Investire in accessibilità, cura domiciliare, integrazione lavoratva, inclusione scolastica e sociale migliora di gran lunga la stima che un popolo ha di sé. Non sarebbe forse il caso di affrontare in questo periodo di crisi tale sfida? L’obiettivo è costruire una società più giusta.”.

Partecipazione alla vita politica e pubblica. Via @AccessoTotale del network del @DisabiliPride

Riflessioni sempre utili sulla Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con Disabilità provenienti da una realtà del Disability Pride.

L’art. 29 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità fa riferimento alla partecipazione alla vita politica e pubblica da parte …

Partecipazione alla vita politica e pubblica

Per i diritti delle persone con disabilità c’è ancora tanto da fare. Carmelo Comisi sul divano di OpposteVisioni.

Premesse

Durante le passeggiate accessibili organizzate dal network del Disability Pride per Natura Senza Barriere a Macchiatonda ho avuto la possibilità di incontrare e chiacchierare con il presidente nazionale del Disability Pride Italia. Mi è sembrata la migliore occasione per spostare idealmente il divano dal salotto di casa in aperta natura e, successivamente, nel complesso architettonico di Santa Severa, e con Carmelo Comisi mi sono soffermato per alcune domande che hanno portato a riflessioni e notizie che vi propongo di seguito. In premessa mi sembra necessario sottolineare che, seppur a distanza di un mese da quell’iniziativa, gli argomenti emersi dalla chiacchierata con Carmelo siano sempre interessanti. Inoltre da quella giornata si sono sviluppate delle riflessioni profonde che mi hanno portato a considerare seriamente l’adesione di questo blog al network, e per questo sto lavorando al momento. Ciò comporta piccole e grandi novità, ma a quest’aspetto dedicherò un contributo a sé. Ora parola a Carmelo.

Parole in movimento

Per OpposteVisioni ho il piacere di fare spazio idealmente sul divano a Carmelo Comisi, personaggio molto interessante e vivace, attivo come pochi, Presidente dell’associazione Disability Pride Italia, importante componente del più ampio movimento internazionale del Disability Pride Network, una delle realtà più impegnate sul fronte della comunicazione e delle battaglie per i diritti delle persone con disabilità. La nostra chiacchierata, come ricordato sopra, risale alla giornata del 27 giugno, svolta a metà tra la riserva di Macchiatonda e il castello di Santa Severa, un po’ registrata e un po’ no.

Abbiamo iniziato questa giornata con l’adesione ad un’iniziativa che vede centrale il discorso dell’accessibilità di spazi culturali e naturalistici. Qual è l’importanza dell’accessibilità nel nostro tessuto sociale, oggi, nel 2020?

Potrei dirti che siamo giunti al 2020 e per l’accessibilità non è ancora stato fatto questo o quell’altro. l’Italia, come sappiamo, è il Paese delle norme, abbiamo da trentacinque anni le norme più stringenti, più importanti se vuoi, sull’abbattimento delle barriere architettoniche, ma non sono applicate nemmeno sul patrimonio immobiliare degli ultimi trentacinque anni, per garantire diritti di cittadinanza alle persone disabili come a tutti gli altri, appunto con fondamenti basilari, adeguando con l’accessibilità tutto il patrimonio immobiliare. Ci sono però dei luoghi, come quelli visitati oggi e altri che ci riproponiamo con realtà del network, come l’associazione “Radici” o l’associazione delle guide turistiche italiane, di renderli fruibili per i mesi e gli anni a venire, per stimolare gli altri a fare altrettanto, perchè tentiamo di promuovere queste strutture e questi spazi, cercando di realizzare attività come network del Disability Pride al fine di portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’importanza di questi luoghi e queste eccellenze e per ribadire che le persone con disabilità ci sono, esistono anche come fruitori di spazi culturali. Ed è importante che vi siano luoghi accessibili riferiti al patrimonio culturale, che è sicuramente un aspetto legato alla civiltà, ma rendere accessibile il grande patrimonio culturale italiano è anche una questione economica. Come rete italiana del Disability Pride stiamo cercando di far compiere passi in avanti per le condizioni delle persone con disabilità, guardando all’aspetto dell’inclusione. Lasciami aggiungere che per fortuna non siamo gli unici ad andare in questa direzione.

Come va con le grandi organizzazioni di disabili?

Voglio in primo luogo registrare che la rete va ampliandosi. Ci sono delle relazioni, ad esempio, con l’Unione Italiana dei Ciechi, che sino ad ora non aveva aderito ufficialmente al network. Credo che con l’attuale presidente Barbuto vi siano buoni spazi di dialogo. Sono ottimista, quanto lui entusiasta.

Nelle strade di Roma durante la manifestazione del 2019 girava lo slogan “non è l’elemosina ciò che vogliamo, maAa i nostri diritti “. A che punto siamo con l’affermazione dei diritti delle persone con disabilità in Italia?

Diciamo che a conti fatti non ci hanno dato al momento nemmeno l’elemosina, e sarebbe stato già qualcosa! Scherzi a parte, dal punto di vista dell’affermazione dei diritti c’è tanto da fare. Il nostro faro sono i cinquanta articoli della Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, che ricordo sempre essere legge dello stato dal 2009, che mostrano la direzione da seguire per l’inclusione nella società dei disabili. Però, per seguire questa direzione occorrono molti servizi e molti di essi, se consideriamo le molteplici forme di disabilità, sono carenti, da qualsiasi punto di vista li si guardi. Si, C’è molto da fare.

Quali le prossime iniziative del Disability Pride alla luce del cambiamento di programma per il Coronavirus?

Per il 2020 ci stiamo organizzando perché la nostra tradizionale manifestazione del Pride venga fatta non in presenza, ma in maniera mediatica. Si terrà tra settembre ed ottobre; non posso dirti con precisione ancora su quali canali, forse in rete, ma ci sono delle trattative aperte perché la manifestazione si tenga in TV. Ma non posso ancora svelare nulla.

Salutando Carmelo è forte la convinzione a voler dare un modestissimo contributo ponendo a disposizione del network le competenze acquisite in tanti anni di esperienza diretta sul campo in vari settori. A presto ulteriori notizie ed approfondimenti dal mondo del Disability Pride network, di cui mi sento pienamente parte.

Il libro bianco sulle droghe 2020.

Fuoriluogo. Copertina del libro bianco sulle droghe

Il 26 giugno scorso, Giornata mondiale indetta dall’ONU contro l’abuso di droghe e il narcotraffico, c’è stata la presentazione dell’Undicesima edizione del Libro Bianco sulle droghe curato da Forum Droghe, che in verità aveva già visto una presentazione ufficiale il giorno prima, quando durante la manifestazione di Montecitorio indetta da MeglioLegale veniva presentato alla Camera dei Deputati il documento elaborato per fotografare il livello di consumi in Italia e sullo stato delle politiche per la prevenzione del danno. Al webinar di presentazione del documento alla stampa hanno preso parte i rappresentanti delle realtà e i ricercatori che hanno contribuito alla stesura di quest’importante documento di analisi che, è utile sottolineare, , non è prodotto da un’agenzia pubblica, ma demandato alla volontà del terzo settore e delle realtà dei servizi alle tossicodipendenze.

Il quadro generale

Dalla lettura di questa edizione del libro bianco emerge il verificarsi di una doppia realtà, che a sua volta comporta due conseguenze; nel complesso la ricerca restituisce la fotografia di un paese ancora impreparato ad affrontare strutturalmente la questione. Da un lato l’immobilità della politica, al cospetto del fatto che in tutto il resto del mondo – a a prtire dalle agenzie dell’ONU – ci si sta ponendo il problema del proibizionismo, ovvero l’arretratezza sociale e le difficoltà economiche che comportano le politiche proibizioniste. D’Altra parte c’è l’incapacità della stampa italiana di presentare la questione del consumo non come un aspetto legato alla pericolosità sociale (percezione provocata dalla presenza nella cronaca legata alle sostanze della criminalità, come gestore unico del mercato di riferimento), non già per quello che a tutti gli altri appare ovvio, cioè come una questione legata alla scelta personale, alla tutela dei consumatori e riferita ad aspetti di tipo socio-sanitario.

Cosa non fa la politica

Dal lato della incapacità della politica di agire nel senso di evoluzione del sistema, con l’approvazione di una politica di prevenzione ancor più che di repressione, ha come conseguenza il disumano sovraffollamento delle carceri e intasamento del sistema giudiziario, con più di 172000 processi per reati legati al consumo di droghe, rispetto a soli 40mila per reati di traffico, come ricordava Elia De Caro di Antigone durante il suo intervento; si ricordava anche come il 35% della popolazione carceraria è costituito da donne ed uomini private della libertà personale per reati riconducibili al consumo e al piccolo spaccio, dato emerso anche durante la presentazione della Relazione al Parlamento di Mauro Palma, Garante Nazionale delle persone private della libertà,svolta sempre durante la mattinata del 26 giugno. Una seconda conseguenza è quella paradossale vissuta dai consumatori di cannabis terapeutica, che spesso anche in presenza di prescrizioni mediche hanno delle conseguenze penali perché ritenuti “contravventori” per la legislazione attuale, con una serie di conseguenze personali che aggravano situazioni socio-sanitarie già poste di frequente al margine dell’attenzione degli enti di cura e assistenza. In generale, l’assenza di uniformità dei servizi sul territorio nazionale e di politiche nel settore emerge con forza, denotando un gravissimo e colpevole ritardo della nostra dirigenza politica e del Parlamento rispetto a tutto quel mondo occidentale (e non solo) che invece si è posto il problema di cambio di passo, compresi quegli stessi Stati Uniti che iniziarono la guerra alle droghe, con il sostegno all’approvazione della prima convenzione internazionale di contrasto nel 1961. Oltretutto questo cambio di passo non è rallentato con il Coronavirus, bensì ha visto in varie realtà accelerazione per tentare di arginare le conseguenze del Covid; si è notato in alcune esperienze degli states come una politica antiproibizionista mitigasse le conseguenze economiche della crisi.

La cattiva informazione

La conseguenza emersa a carico del ritardo del mondo della comunicazione ad adeguare lo standard qualitativo delle informazioni attorno al mondo delle dipendenze e del sistema carcerario è riconducibile al persistere di uno stigma che a livello sociale ancora è fortemente pervaso nella nostra collettività. Ciò dimostra il grande disinteresse per la questione del consumo delle sostanze, un fenomeno che complessivamente coinvolge 8 milioni di cittadini italiani. Non sono di certo una quota marginale della popolazione. Questi cittadini, aspetto rivendicato con forza da molti relatori, meritano attenzione da parte della politica anche per una tutela come consumatori, quindi con una ovvia normazione del mercato per controllare la qualità delle sostanze circolanti, aspetto che denoterebbe appunto il rispetto di persone che scelgono consapevolmente quale sostanza consumare, sforzo che presuppone la capacità di allontanarsi dall’immagine di un drogato pronto a comprare di tutto sul mercato illegale pur di provocarso lo “sballo”.

La cannabis come volano antiproibizionista

Ruolo importante nella relazione e al centro del dibattito di queste settimane lo ha la cannabis, considerando anche la vicinanza della manifestazione di piazza Montecitorio e l’iniziativa dei cento parlamentari, che durante gli Stati Generali delle scorse settimane hanno scritto una lettera a Conte per ribadire l’importanza di valutare politiche di depenalizzazione per tutti i motivi sinora descritti, oltre che per motivi economici visto il tema della serie di meetting di Villa Panfili. Tutti i relatori hanno sottolineato la necessità di decriminalizzare e regolamentare la produzione, l’uso e la vendita di cannabis, per poi aprire la strada antiproibizionista verso tutte le sostanze, in modo da sottrarre da un lato potere economico alle organizzazioni criminali, dall’altro trarre risorse per i livelli di cura e assistenza – guardando alla riduzione del rischio -, sia in termini di risorse liberate nel sistema giudiziario, inquirente e penitenziario, sia per gli introiti diretti derivanti dalle imposte sul commercio dei vari prodotti, fattori che darebbero respiro non poco alle casse dello stato, oltre a vedere l’attivazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Ovviamente sui canali social di Forum Droghe e FuoriLuogo troverete traccia del webinar e degli altri appuntamenti dedicati alla presentazione del libro bianco, che potete trovare e scaricare Qui

“Grazie alla cannabis sono tornata a vivere!”, ma le istituzioni ai pazienti devono dare risposte

Cara lettrice e caro lettore, Nell’attesa di pubblicare cronaca e considerazioni sulla giornata di ieri, aggiornare sulla pubblicazione del libro bianco sulle droghe e sotto porvi altri spunti di riflessione, vi ripropongo un articolo frutto degli interventi di ieri sulle peripezie Dei malati che usano la cannabis terapeutica e Lino dei contezza ad affrontare i problemi più elementari della popolazione da parte di una classe dirigente quantomeno in adeguata, se non complice e collusa.

“Grazie alla cannabis medica sono tornata a vivere! Negli ultimi mesi ho avuto la fortuna di avere la continuità terapeutica, sono riuscita a tenere …

“Grazie alla cannabis sono tornata a vivere!”, ma le istituzioni ai pazienti devono dare risposte

I diritti dei disabili dalla prospettiva del territorio.

Il paese che vorrei, logo.

Alle lettrici e ai lettori più acuti di OpposteVisioni non sarà sfuggito il particolare che vivo attorno a Roma, pur essendo di origine pugliesi. A Roma ci siamo arrivati dopo un percorso particolare, raccontato sul vecchio Blog, dove il tentativo di autoimprenditorialità come consapevole affermazione sul mercato del lavoro non ha dato i suoi frutti. Dopo un esperienza a Roma città, per una serie di circostanze vivo nella parte nord della Città Metropolitana (una volta si diceva in provincia), nella cosiddetta “Perla del Tirreno”. Vivendo questo territorio mi sono relazionato con tutte le problematiche e le questioni che accompagnano la vita di un disabile con problemi di vista, come la fruizione del territorio, il livello di infrastrutture e servizi e, ovviamente, ho dato uno sguardo alla comunità. Grazie ad Antonio, amico romano Salentino come me, mi è capitato di conoscere Daniele, un’altra persona con problemi di vista che vive sul mio stesso territorio da anni, e qui si è aperto un mondo che non avrei immaginato, anche se la provincia romana è diversa da quella salentina, quindi non con un eccesso di sorpresa.

A chi vive nella zona tra Santa Severa, Santa Marinella e Civitavecchia sarà capitato di sentir parlare de’ Il paese che vorrei, associazione che sul territorio si occupa di coordinare dal punto di vista politico una serie poliedrica di energie, unite dall’interesse per il bene comune e la collettività. Ma la rete che mi ha permesso di conoscere Daniele va al di là dell’associazione santamarinellese, dove ovviamente si affrontano principalmente tematiche legate al territorio, oltre che alla promozione di buone pratiche universali. Tra esse, e grazie proprio alla funzione di stimolo e collegamento di Daniele, l’Associazione arriva a far parte della più ampia rete del

Disability Pride Italia

Disability Pride che si occupa appunto della divulgazione della cultura delle disabilità e dell’accessibilità universale con una serie di iniziative, tra le quali il #DisabilityPride che quest’anno per via della crisi del Coronavirus non si è svolto nella data programmata del 7 giugno. comunque Il network espressione del Pride – nell’attesa di recuperare in altra forma l’appuntamento principale dell’anno – continua una serie di iniziative sui vari territori, come ad esempio a Santa Marinella. Attività in rete con il Disability Pride, organizate da “Il Paese Che Vorrei” e volute da Daniele Renda, tutti argomenti, attività e personaggi che compariranno negli articoli delle prossime ore su OpposteVisioni, oltre ad essere presenti nella pagina delle reltà amiche.