Felicia Impastato, il film TV.

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Con la sceneggiatura di Diego De Silva, Monica Zapelli e la consulenza di Giovanni Impastato, nel 2014 viene realizzato questo film TV biografico sulla vita di Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato. Liberamente ispirato ai fatti di cronaca, il film racconta le battaglie di Felicia, madre coraggiosa che ha lottato in vita per ottenere la verità sulla morte del figlio barbaramente ucciso dalla mafia. Il film è andato in onda la sera del 22 maggio 2020, in occasione del palinsesto dedicato dalla RAI alla giornata per la legalità e il ricordo delle vittime della strage di Capaci.

Il film: Felicia Impastato, Regia di Gianfranco Albano, Italia, 2014, prodotto da 11 Marzo Film e RAI Fiction, durata 115 minuti.

Cast: Lunetta Savino (Felicia Bartolotta), Carmelo Galati (Giovanni Impastato), Barbara Tabita (Franca Imbergamo), Antonio Catania (Rocco Chinnici), Gaetano Aronica (Antonino Caponnetto), Giorgio Colangeli (dott. Ideale Del Carpio), Linda Caridi (Felicia, moglie di Giovanni Impastato), Paride Benassai (cugino degli Impastato), Fabrizio Ferracane (Umberto Santino), Alessandro Idonea (Vito, amico di Peppino), Rosario Petix (Faro, amico di Peppino(, Ettore Belmondo (Maresciallo Travali), Giovanni Cintura (Gaetano Badalamenti), Giuseppe Moschella (Maresciallo Seri), Alfredo Li Bassi (Salvatore Palazzolo),

Trama: il film racconta la vita di Felicia Bartolotta dopo l’uccisione del figlio Peppino Impastato, avvenuta il 9 maggio 1978 a Cinisi per opera della cosca mafiosa di Gaetano Badalamenti. La prima ricostruzione dei Carabinieri lascia pensare a un attentato messo in atto dallo stesso Peppino, poi rimasto egli stesso vittima. La madre Felicia, il fratello Giovanni e i vari amici del giovane non si arrendono a questa versione ufficiale dei fatti, sostenendo che l’attivista è stato ucciso dalla mafia per la sua attività politica di denuncia. Iniziano così a cercare le prove del coinvolgimento di don Tano Badalamenti e solo dopo tempo e con magistrati come Rocco Chinnici e Antonino Caponnetto, disposti a credere alla loro versione dei fatti, riescono ad ottenere giustizia. Il film è andato in onda su Rai 1 il 10 maggio 2016 totalizzando 6.871.000 telespettatori e il 26.98% di share.

Recensione: questo film televisivo presenta dei buoni elementi tecnici di produzione, come la fotografia di Andrea Locatelli, la scenografia di Alfonso Rastelli o il montaggio di Gino Bartolini. Anche la stessa regia di Albano restituisce un racconto molto profondo dell’ostinata coerenza della protagonista a ricercare la verità per la morte violenta del figlio ad opera dei mafiosi. Considerato il format, anche le allegorie, le immagini descrittive di un contesto se volete, sono molto ben rappresentate in vari passaggi, come, ad esempio, l’omertà della cittadinanza di Cinisi quando Felicia trasmette le puntate radiofoniche di denuncia del figlio dalla finestra, con la chiusura delle imposte a rappresentare emblematicamente la chiusura di una comunità in atteggiamento omertoso. Quello che colpisce, cosa nota alle cronache, è la caparbietà con la quale un’intera parte, quella sana – che Peppino lo conosceva – con la madre in testa, non si accontenta delle verità di comodo, ma sfidando il pregiudizio e la discriminazione porta avanti con civismo la verità sui fatti della notte dell’uccisione di Peppino. Emblematico, di tanto coraggio, è che dal 2016 Felicia Bartolotta è onorata come Giusta al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano. Un film che andrebbe, spero che lo sia, sempre mostrato, assieme al film sulla vita di Peppino, I cento passi alle giovani generazioni, in vari cicli di studi, affinché rappresenti loro l’esempio per rafforzare il rispetto per la legalità e il senso civico, non sempre stabili nel nostro Paese. Menzione particolare anche per le musiche degli Agricantus, celebre band siciliana che con la worldmusic e il folk d’ambiente dona pienezza all’intero prodotto, con la chiusura affidata al brano “Sentu”.

Il film si può vedere sul sito e App RaiPlay

Peppino Impastato: una storia dell’impegno civico contro la mafia.

“I cento passi”, film sceneggiato da Claudio Fava, Marco Tullio Giordana, Vanda Vaz e Monica Zapelli, è un film drammatico che racconta la biografia dell’attivista comunista Peppino Impastato, di cui oggi (9 maggio 2020, NDA) ricorre il 42° anniversario dalla morte, o martirio se preferite. La pellicola firmata da Giordana offre uno spaccato interessante sulla logica affarista della mafia siciliana tra gli anni Cinquanta e Settanta, con la descrizione della figura del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, nonché la vicenda, legata a quella del protagonista, della mitica Radio Out, fondata da Peppino in chiave di lotta alla mafia, quando di mafia ed Antimafia non si parlava, quando l’opinione pubblica non ne era ancora consapevole.

Film: I cento Passi, 2000, regia di Marco Tullio Giordana, Italia, prodotto da Titti Film, Rai Cinema e TELE+, distribuito da Istituto Luce e Medusa Video, 114 minuti.

Cast (personaggi principali): Luigi Lo Cascio (Peppino Impastato), Luigi Maria Burruano (Luigi Impastato), Lucia Sardo (Felicia Bartolotta), Paolo Briguglia (Giovanni Impastato), Tony Sperandeo (Gaetano Badalamenti), Andrea Tidona (Stefano Venuti), Claudio Gioè (Salvo Vitale), Domenico Centamore (Vito), Ninni Bruschetta (cugino Anthony), Paola Pace (Cosima), Pippo Montalbano (Cesare Manzella).

Trama: dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, questa pellicola racconta il suo impegno nella lotta alla mafia nella sua Sicilia. Il titolo prende il nome dal numero di passi che occorre fare per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Il giovane Peppino cerca con il suo impegno politico di sfuggire all’inesorabile legame con l’ambiente mafioso che il padre Luigi non ha la forza di spezzare. Il percorso controcorrente di Peppino nasce da bambino quando è attratto dalla lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso e grazie all’incontro con il pittore comunista Stefano Venuti, lotta a cui poi prenderà attivamente parte una volta cresciuto; in quegli anni di adolescenza, il rifiuto del padre biologico e della famiglia intesa in senso mafioso e il formarsi con il pittore idealista, sua guida etica, rappresentano i veri punti di svolta. Il giovane Peppino Impastato fonda una rivista locale di lotta socialista e scrive vari articoli, uno dei quali è intitolato La mafia è una montagna di merda, che lo rendono malvisto agli occhi della criminalità. Quando viene ostacolato nella sua ispirazione giornalistica a mezzo stampa, fonda Radio Aut, da dove attacca e schernisce la mafia di Cinisi. Candidatosi alle elezioni comunali per il partito Democrazia Proletaria, è profondamente turbato dagli avvenimenti legati al rapimento di Aldo Moro. La sua morte avviene a campagna elettorale ancora in corso con un attentato realizzato in modo da far inizialmente credere che si trattasse di suicidio, circostanza subito contestata dai suoi amici e compagni di lotte, ma avvalorata dal depistaggio messo in atto durante le indagini, incoraggiato dal ritrovamento di un biglietto giovanile durante una perquisizione che recitava “voglio lasciare la politica e la vita”.

Recensione: Questo è indiscutibilmente un film sulla mafia, ma anche un film sull’energia e sull’immaginazione di un gruppo di ragazzi che hanno osato sfidare il mondo, nella speranza di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare e sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. Questo tratto, a mio avviso fondamentale della storia (oltre che del film), si condensa nelle frasi urlate da Peppino sotto casa di Badalamenti dopo aver percorso con il fratello i cento passi che separano le due abitazioni: «Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare… prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!».È In sostanza è un film sulle utopie, sull’impegno e sul coraggio dei ragazzi siciliani del ’68. Se oggi nessuno può fingere che la mafia non esiste molto si deve all’esempio del senso civico e della civica disobbedienza di Peppino. Per questo si tratta di un film di impegno civile (che non si vergogna di citare il Rosi di Le mani sulla città) che si assume il compito di ricordarci che la lotta a quel complesso fenomeno che passa sotto il nome di mafia non appartiene a una sola parte. Concordo con il riconoscimento della bravura di una formidabile squadra di attori come elemento essenziale del successo del film, tra cui si distingue quella di Luigi Lo Cascio, divenuto uno tra gli attori italiani di maggior pregio in seguito a questa sua prima e magistrale interpretazione.

Peppino Impastato venne ucciso la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del delitto Moro. Messe in ombra dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine passarono praticamente inosservate e restarono ignote alla massa per più di vent’anni, sino all’uscita di questa pellicola, eccezionalmente diretta e interpretata dal cast con profondità.

In conclusione non posso negare che questo film mi ha accresciuto e affinato i miei gusti musicali. Quando sento questo brano di Janis Joplin

https://oppostevisioni.wordpress.com/2020/05/09/summer-time-di-janis-joplin/

e questo celebre brano dei Procol Harum

https://oppostevisioni.wordpress.com/2020/05/09/a-whiter-shade-of-pale/

mi commuovo, sia per la bellezza delle canzoni, che per il richiamo alla mente della storia straordinaria e tragica di Peppino.

Qui potete guardare il thrailer del film, Che consiglio a tutti di vedere e rivedere.Che consiglio a tutti di vedere e rivedere.

La mafia è una montagna di merda.

Cogliendo il suggerimento di Sonia, ho deciso di creare una nuova categoria, “La mafia è una montagna di merda”, appunto, dove raccogliere pensieri, testimonianze, articoli di voci autorevoli dell’Antimafia, recensioni di libri e film sul tema.

Il post dedicato alla recensione di “A mano Disarmata” ne è una sorta di anticipazione.

https://oppostevisioni.wordpress.com/2020/05/08/il-coraggio-di-credere-nel-noi-a-mano-disarmata-il-libro/

Nel periodo che va dal 9 maggio (commemorazione del martirio di Peppino Impastato) al 23 maggio (commemorazione della strage di Capaci)(2020, NDA), questa categoria sarà aggiornata quotidianamente con almeno un post dedicato, accompagnato dal primo tag distintivo, che sarà appunto “Antimafia”, ripromettendomi di aggiornarla di continuo.

Due sole premesse. Chiamarla così, con l’evidente citazione dello stesso Peppino Impastato, per me è una sorta di perpetuazione della memoria di questo personaggio, che, una volta scoperto quando tornò alla ribalta per l’uscita del film “I cento passi”, ha significato per me un modello da seguire e un esempio da tenere sempre a mente per coraggio e coerenza. In secondo luogo perchè dedicarmi a questo tema; avrete sicuramente notato come scrivo sempre mafia con la lettera minuscola e Antimafia con la lettera maiuscola. Questa non è solo una scelta stilistica, ma una precisa posizione sul tema.

La mafia come merda, appunto, a nessuno verrebbe in mente di evidenziarla più di tanto, mentre il suo opposto merita tutto il rispetto dovuto alle cose che portano dentro una profonda onorabilità, concetto a mio avviso sottratto impropriamente dai mafiosi al sentire comune.

Il motivo profondo, poi, è che ritengo questo fenomeno come il vero freno per lo sviluppo etico, civile ed economico del nostro Paese, fatto che non evidenzio io, ma numerosi studiosi, osservatori ed operatori Antimafia.

La questione più stringente, che mi sta a cuore, è il fatto che in quest’arretratezza generale, soprattutto dal punto di vista del senso civico, chi ne fa le spese è sempre il soggetto più debole. Il disabile, la donna, l’immigrato, l’operaio, eccetera.

Quindi, con il più classico degli atteggiamenti positivi, ovvero chiedermi cosa posso fare io per contribuire alla soluzione del problema, la risposta più ovvia che mi do è di tenere alta l’attenzione, facendo circolare informazioni, opinioni, fatti ed idee in merito, affinché possa germinare il seme dell’Antimafia, auspicando presto )ma ci vorranno generazioni) che si possa debellare questa bruttura del genere umano.

Faccio fede al pensiero di Giovanni Falcone, quando affermava che la mafia, come tutti i fenomeni umani, è destinato ad avere una sua parabola ascendente e poi una discendente, fino ad estinguersi. Ecco, faccio questo tentativo di tenere alta l’attenzione sull’opposta visione alla logica mafiosa nell’auspicio che la previsione di Falcone possa verificarsi al più presto.