#GiornataMondialeAutismo 💙 alcuni video tra comunicazione istituzionale e messaggi educativi

Alcuni video molto belli e interessanti di sensibilizzazione sulla consapevolezza sull’autismo rilanciati dai miei social e dalla pagina facebook di Radio32.

Partiamo con il primo, comunicazione sociale della RAI.

Questo, con dei fumetti, è realizzato da una scuola media campana e si rivolge ai più piccoli…

L’ultimo è stato realizzato da un istituto comprensorio di San Severo, in Puglia, ed è molto esaustivo, oltre che accessibile a tutti. Complimenti…

💙💙💙💙💙

Energy Family Project: tra accoglienza e innovazione.

Copyright EnergyFamiliProject

Premessa

Riprendiamo il percorso di Opposte Visioni tra le tante realtà che si occupano di disabilità, dove essa è intesa, vissuta e promossa nella sua componente “attiva”, o dinamica, se preferite.

Ho sentito negli scorsi mesi per il Disability Pride Network Samuela Fronteddu, Presidentessa, ispiratrice e anima di Energy Family Project. Potete leggere il suo intervento per intero Qui. Di seguito una sintesi di quell’intervento, il quale apre spazi di riflessione che vanno ben al di là della disabilità, perché i presupposti e le modalità hanno una profondità tale da riguardare l’approccio verso una “nuova comunità umana”. Buona lettura.

L’associazione

Energy Family Project APS è un’organizzazione nazionale nata nel 2019 con sedi e gruppi attivi in tutta Italia. L’associazione supporta famiglie con bambini e singoli individui affetti da Agenesia degli arti, gravi amputazioni e malformazioni. Conosciamo questa realtà attraverso la testimonianza di Samuela Fronteddu, fondatrice e Presidentessa dell’associazione, coinvolta dall’Agenesia degli arti perché madre di Giulio, bambino menomato del braccio destro.

L’intervista

Samuela, raccontaci un po’ di Energy Family Project…

L’associazione ha trovato spazio ideale già dopo la nascita di mio figlio, ma è nata ufficialmente un anno fa. Ci occupiamo di sostenere le famiglie che affrontano queste patologie, che al contrario di ciò che si potrebbe pensare, sono tante. Uno dei nostri obiettivi è quello di creare rete tra loro. Attualmente sosteniamo 500 famiglie in tutta Italia, sia a livello morale, burocratico e terapico e registriamo ogni settimana uno o due nuovi contatti di famiglie.

Quali le problematiche più importanti che affrontate?

Ce ne sono tante. Mi preme sottolineare, ad esempio, come in Italia non sono state mai adottate linee guida fisioterapiche pediatriche per bambini con amputazione. Se nessuno le scrive, nessun bambino riuscirà , di conseguenza, a iniziare un percorso di riabilitazione, perché il personale medico non saprà come agire. In altre realtà europee si lavora con queste linee guida fisioterapiche, studiate anche dai nostri professionisti. Siamo fortemente impegnati affinché vengano adottate anche in Italia, consapevoli che ci vorranno anni.

Con quali realtà collaborate?

Nonostante l’associazione sia nata da poco, basiamo il nostro operato su una grande concretezza. Ad oggi, tra le più significative, collaboriamo con la Fondazione “Santa Lucia” (centro europeo per la neuro-riabilitazione) e il distaccamento di Palidoro dell’Ospedale Pediatrico “Bambin Gesù”, con il quale abbiamo avuto un accredito recentissimo per una partnership finalizzata alla costituzione di un nuovo polo di chirurgia della mano e del piede.

Samuela, cosa rappresenta per te la diversità?

Ho dovuto confrontarmi con questo termine quando è nato Giulio. Ho imparato a comprendere che mio figlio è una persona unica, che non si è mai sentito diverso dagli altri. Il mio impegno di madre è quello di farlo sentire come tutti gli altri. Da mamma vedo oggi Giulio come un bambino e il mio impegno è farlo diventare un uomo. Quando è nata l’associazione e ho iniziato a conoscere altre madri, al di là della loro provenienza geografica o di ogni differenza etnica e culturale, ho scoperto che il dolore e la paura di quelle madri erano come le mie. Qui è nata una scintilla che mi ha spinto a sostenere e affiancare altre madri.

L’accoglienza cos’è per te?

L’accoglienza per me è tutto. Incidono sicuramente le mie origini sarde, dove abbracciare le persone vicine a me è un gesto che mi viene naturale e rappresenta l’accoglienza dell’altro. Con l’associazione cerchiamo un contatto con le persone (anche se spesso ci cercano loro) in maniera delicata, per poi farle entrare nel gruppo, sempre con gradualità e volontariamente. Alcune persone sono affamate di vicinanza. Altri si sento no protetti, ma sono diffidenti. Per noi accoglienza significa dare loro un punto di riferimento e un conforto.

Quali gli obiettivi per Energy Family Project nel il 2021?

Visti i grandi impegni che portiamo avanti, alla luce delle restrizioni che stiamo vivendo, dichiarare oggi questi obiettivi ci dà fiducia per il futuro, perché consapevoli di costruire i pilastri di un lavoro buono. Per noi gli obiettivi sono chiari e limpidi:L’adozione di un protocollo nascite per le famiglie; questo per garantire l’accoglienza della famiglia, favorendo i processi di socializzazione con altre famiglie già coinvolte, fornire assistenza burocratica e indirizzare verso soluzioni terapiche idonee. Scrittura delle linee guida fisioterapiche e terapiche pediatriche. L’introduzione nel sistema di protesi low coast.

Puoi approfondire quest’ultimo aspetto?

A proposito di quest’ultimo punto volevo segnalare che siamo chapter italiana di E-nable, comunità mondiale, e forniamo device ai bambini stampati in 3D. Grazie alle competenze di molti nostri associati, abbiamo vari laboratori sul territorio nazionale. A tal proposito segnalo il sito dedicato a questa specifica attività di supporto per le protesi a basso costo.

Samuela, un auspicio per concludere…

Per concludere ribadisco la volontà affinché mio figlio non cresca disabile, perché lo Stato e il corpo sociale devono assumersi le loro responsabilità verso coloro che hanno delle fragilità.

Anna Fusco, una delle testimonial EnergyFamilyProject

Grazie a Samuela Fronteddu per il suo intervento e per l’operato di Energy Family Project., realtà che indica una tendenza ben precisa da seguire: quando le soluzioni sembrano lontane per volontà di pochi, esse sono a portata di mano e realizzabili grazie all’impegno di tanti, quindi occorre sempre agire.

Lo “strano” rapporto tra coronavirus e cannabis terapeutica

Quando della cannabis ne affermiamo i principi terapeutici, sottolineando con forza la necessità di una politica antiproibizionista che muova proprio dai principi curativi di questa pianta, è doveroso affrontare i vari aspetti, come questo blog citato fa puntualmente. IN epoca di coronavirus ed emergenza pandemica, è necessario analizzare tutti gli aspetti della ricerca scientifica attorno alla relazione tra cannabis e virus che, a dire il vero, non mi sembrerebbero trascurabili. Ovviamente ogni forma di notizia aspettiamocela per lo più da USA e Canada, magari Gran Bretagna o altri paesi europei, non sicuramente dall’Italia perché qui siamo ancora al livello che coloro i quali traggono giovamento per la propria patologia ancora soffre la carenza di cannabis nelle farmacie.

Pubblichiamo di seguito un articolo a cura di Greg Taylor, CIO di Purpose Investments, società che ha portato in Europa il primo ETF sulla cannabis …

Lo “strano” rapporto tra coronavirus e cannabis terapeutica

Cannabis al marito 80enne con patologia neurodegenerativa: “Ho gridato al miracolo”

Nel mio percorso antiproibizionista ho attraversato il dubbio in prima persona. Non e facile sicuramente credere agli aspetti positivi di questa pianta. La natura umana spesso deve appoggiarsi all’esperienza diretta per credere che qualcosa sia possibile.da storico consumatore per scopi ricreativi, quando ho visto una cara persona a me vicina con sclerosi multipla avere degli effetti benefici dalla cura con cannabis terapeutica sono rimasto senza parole. Dalla sedia a rotelle con spasmi alla posizione eretta e con i nervi rilassati. Non parlo sicuramente della mia mutazione nel consumo, i problemi non sono così gravi. Anche se ad esempio ho risolto quelli di sonno. Comunque, vi invito a leggere questa storia emblematica, che insegna tante cose. Prima di tutto che non ci sono limiti culturali, anagrafici o concettuali per ammettere gli enormi vantaggi di cura a base di questa pianta. La seconda cosa importante è l’alternativa che rappresenta rispetto ai farmaci o piace i, veramente pericolosi. Veramente dannosi. Veramente velenosi. Che soprattutto, per esperienza diretta, non servono assolutamente a nulla. Il terzo insegnamento, il più importante, è l’assoluta malafede di buona parte della classe medico-scientifica, non guidata dall’amore per la scienza e dalla missione di cura verso i pazienti, bensì spesso soverchiata da allo Stigma. Quale sarebbe? Medicine a base di oppio, naturale o sintetico, si.medicine a base di cannabis, naturale ed efficace, no. Questa, dalle mie parti, quelle dell’intelletto, si chiama malafede. Buona lettura

“Gli ho dato la cannabis quando il badante se ne era appena andato e per non lasciare mio marito sulla carrozzina da solo, l’ho portato sulla …

Cannabis al marito 80enne con patologia neurodegenerativa: “Ho gridato al miracolo”

Consigli per la serata, Quanto Basta! 😄

Questa sera, cara lettrice caro lettore, sono stato attratto da questo film in programmazione sulla rete ammiraglia della Rai. si tratta di una pellicola, abbastanza recente, che in forma di commedia racconta la sindrome disi tratta di una pellicola, abbastanza recente, che in forma di commedia racconta la sindrome di Down. Dalla scheda e dal trailer di Quanto basta Credo che si tratti di un bel film per la serata. Nell’apposita sezione delle recensioni cinematografiche non mancherà sicuramente contributo, occasione ulteriore per parlare di disabilità.Credo che si tratti di un bel film per la serata. Nell’apposita sezione delle recensioni cinematografiche non mancherà sicuramente contributo, occasione ulteriore per parlare di disabilità.

Buona visione e buona serata!Buona visione e buona serata! 😎👋🏽

“Grazie alla cannabis sono tornata a vivere!”, ma le istituzioni ai pazienti devono dare risposte

Cara lettrice e caro lettore, Nell’attesa di pubblicare cronaca e considerazioni sulla giornata di ieri, aggiornare sulla pubblicazione del libro bianco sulle droghe e sotto porvi altri spunti di riflessione, vi ripropongo un articolo frutto degli interventi di ieri sulle peripezie Dei malati che usano la cannabis terapeutica e Lino dei contezza ad affrontare i problemi più elementari della popolazione da parte di una classe dirigente quantomeno in adeguata, se non complice e collusa.

“Grazie alla cannabis medica sono tornata a vivere! Negli ultimi mesi ho avuto la fortuna di avere la continuità terapeutica, sono riuscita a tenere …

“Grazie alla cannabis sono tornata a vivere!”, ma le istituzioni ai pazienti devono dare risposte