CBD stupefacente? E’ il parere della Commissione Europea, che metterebbe fine al mercato libero

Mario Catania ci informa sull’ultimo sforzo della politica di ricoprirsi di ridicolo, questa volta tramite un parere – inopportuno- della Commissione Europea. Io non ho piu parole.

Se il parere fosse confermato, sarebbe la fine a livello europeo del mercato di cannabis light e oli contenenti CBD così come l’abbiamo conosciuto, …

CBD stupefacente? E’ il parere della Commissione Europea, che metterebbe fine al mercato libero

#IoColtivo appunto 3: considerazioni dopo il raccolto.

Io che m’accendo una canna

Premesse

Questo post di chiusura dell’adesione Estiva” alla campagna #IoColtivo ha in sé una serie di note sugli esiti della coltivazione, oltre a valere come coming out di consumatori. Questa premessa per dire che siamo giunti alla fase conclusiva del ciclo di coltivazione delle nostre due piantine, una per me e una per la cara consorte, che ci hanno fatto compagnia in salotto per circa 10 settimane. Qui avevo dato le informazioni della varietà scelta, anche in funzione dell’adesione alla disobbedienza civile, con una serie articolata di ragionamenti che ci hanno indotto ad optare per una auto, ovvero una genetica che in tempi determinati giunge a fioritura.

Com’è andata?

Nel corso dell’esperienza sono intervenuti piccoli e grandi imprevisti, evento non raro per chi coltiva cannabis ad uso personale in maniera artigianale e domestica. Il livello di difficoltà è paragonabile a quello di tenuta della vigna, dove sono moltissimi gli aspetti da dover considerare affinché esca fuori prima dell’uva sana, poi di conseguenza un buon vino. Ma volendo restare sul livello domestico, è come se una pianta di peperoncini ad un certo punto ha bisogno di un livello di attenzioni particolari, cosa non rara, se si considerano ad esempio alcune genetiche che badano si al frutto, ma anche alla sua qualità. Una pianta di Habanero o un Carolina Reaper ha bisogno di certi accorgimenti affinché frutti secondo quella data genetica del cultivar. altrimenti fruttano poco, non fruttano proprio o i frutti non sono all’altezza della qualità che ci si aspetta, come è capitato a noi. Bene, per la cannabis è uguale. Nel video presente alla fine di questo contributo do una sorta di motivazione “politica” alla disobbedienza civile, ma di seguito vorrei precisare gli effetti della coltivazione domestica.

Le piantine ormai fiorite prima del raccolto

Il problema da stress di calore è stato l’inaspettato fuori programma del quale non abbiamo avuto prontezza, anche perché inizialmente non si è manifestato come problema, bensì come virtù, con un’esplosione della biomassa del tutto inaspettata. Questo però, nonostante gli sforzi di arieggiare il piccolo box usato e l’aver inserito due sole piantine, una a testa, non ci ha comunque messo al riparo dai più nefasti effetti della problematica più banale. Tante le considerazioni e le scelte per il futuro che deriveranno da quest’esperienza, ma sui tecnicismi ritornerò più dettagliatamente nella prossima disobbedienza civile, ovvero il box autunno-inverno!

Un fiore essiccato

Dalla foto potete vedere come i fiori secchi non siano compatti, problema caratterizzato dalla presenza di piccolo fogliame nella spiga dell’inflorescenza, circostanza che non permette una perfetta compattezza della resina, oltre che uno stato di generale sofferenza della pianta nella fase finale della vegetazione e in tutto il periodo di fioritura. L’effetto è tutto nel raccolto esiguo. La qualità della resina, i profumi e gli effetti terapeutici/psicotropi non sono compromessi, ne è compromesso solo l’aspetto quantitativo e un po’ la forma dell’inflorescenza, non soda e compatta. ma da consumatori di grande modestia diciamo che ci accontentiamo dei 15 grammi circa di fiore secco che le piante ci hanno complessivamente reso dopo 8 settimane di ciclo vitale più 8 giorni di essiccazione e alcuni giorni di concia per far risaltare profumi e gusto.

Mai avere fretta

Per concia, rivolgendomi ai meno abituati a certe terminologie, si intende una fase di riposo dei fiori in un vasetto di vetro, al buio, di tanto in tanto da aprire e smuovere delicatamente per evitare la formazione di muffe e dare ai fiori essiccati la possibilità di recuperare un minimo di umidità, utile alla maturazione della resina e alla degradazione delle varie sostanze, processo chimico che rende più efficace la relazione tra CBD e THC.

Che ne è venuto fuori?

L’effetto, già dalle “primizie” rubate, è assolutamente gradevole, molto rilassante e distensivo e concilia non poco il sonno notturno. Molto del merito di ciò che abbiamo raccolto è dei prodotti usati, biologici, che ci hanno permesso di aver dei fiori seppur scarsi e bruttini, comunque gustosi. Come certi frutti minori dell’orto del vecchio nonno di una volta, che non erano bellissimi da vedere, ma poi una volta mangiati e assaporati restituiscono sensazioni piene e godimento sin nell’anima, oltre che delle papille gustative. Da salentino penso ad alcune varietà di perette o melette che spesso tradivano l’estetica a vantaggio della bontà.

Ci siamo concessi anche un recupero di parte del fogliame per un uso alimentare e Nel blog di Sonia potrete trovare alcuni esempi, come un gustoso Risotto

Risotto zafferano e foglie di cannabis

Messaggio alla nazione!

Nel video di coming aut che segue altre riflessioni in merito e una piccola dimostrazione dell’assoluta domesticità, tranquillità e placidità di un consumatore di cannabis, trasformatosi per l’occasione in modesto coltivatore domestico per soddisfare fini terapeutici in assenza di una normativa che consenta il libero commercio della pianta più innocente e odiata al mondo. Scusate strafalcioni e imparpagliamenti!

Videomessaggio di un fumatore di ganja

Per concludere

Con questo ciclo contiamo di stare a posto un paio di mesi, ma presto ci riproporremo. Ad ora cos’altro dire, buona cannabis a tutti…

…e buona disobbedienza civile! 😄

Il CBD come “terapia promettente” per trattare la dipendenza da cocaina e anfetamina

Da questo sito, che informa puntualmente su tutte le evoluzioni riferite all’impiego di cannabisDa questo sito, che informa puntualmente su tutte le evoluzioni riferite all’impiego di cannabis terapeutica, segnalo dei dati interessanti riferiti al contrasto della tossico dipendenza con l’utilizzo di CBD. Questa interessante nota di tipo scientifico e da incrociare con il dato proveniente dal Portogallo, dove è calato drasticamente l’uso di cocaina e il tasso generale di tossico dipendenza. Evidentemente il sistema antiproibizionista portoghese funziona.quando ci accorgeremo in Italia che il mondo continua ad andare avanti mentre noi siamo fermi al pregiudizio?Questa interessante nota di tipo scientifico e da incrociare con il dato proveniente dal Portogallo, dove è calato drasticamente l’uso di cocaina e il tasso generale di tossico dipendenza. Evidentemente il sistema antiproibizionista portoghese funziona.quando ci accorgeremo in Italia che il mondo continua ad andare avanti mentre noi siamo fermi al pregiudizio?

La cannabis potrebbe essere un’arma efficace nel trattare la dipendenza da cocaina. E’ ciò che risulta da una meta-analisi di 14 studi scientifici …

Il CBD come “terapia promettente” per trattare la dipendenza da cocaina e anfetamina

Lo “strano” rapporto tra coronavirus e cannabis terapeutica

Quando della cannabis ne affermiamo i principi terapeutici, sottolineando con forza la necessità di una politica antiproibizionista che muova proprio dai principi curativi di questa pianta, è doveroso affrontare i vari aspetti, come questo blog citato fa puntualmente. IN epoca di coronavirus ed emergenza pandemica, è necessario analizzare tutti gli aspetti della ricerca scientifica attorno alla relazione tra cannabis e virus che, a dire il vero, non mi sembrerebbero trascurabili. Ovviamente ogni forma di notizia aspettiamocela per lo più da USA e Canada, magari Gran Bretagna o altri paesi europei, non sicuramente dall’Italia perché qui siamo ancora al livello che coloro i quali traggono giovamento per la propria patologia ancora soffre la carenza di cannabis nelle farmacie.

Pubblichiamo di seguito un articolo a cura di Greg Taylor, CIO di Purpose Investments, società che ha portato in Europa il primo ETF sulla cannabis …

Lo “strano” rapporto tra coronavirus e cannabis terapeutica

Cannabis al marito 80enne con patologia neurodegenerativa: “Ho gridato al miracolo”

Nel mio percorso antiproibizionista ho attraversato il dubbio in prima persona. Non e facile sicuramente credere agli aspetti positivi di questa pianta. La natura umana spesso deve appoggiarsi all’esperienza diretta per credere che qualcosa sia possibile.da storico consumatore per scopi ricreativi, quando ho visto una cara persona a me vicina con sclerosi multipla avere degli effetti benefici dalla cura con cannabis terapeutica sono rimasto senza parole. Dalla sedia a rotelle con spasmi alla posizione eretta e con i nervi rilassati. Non parlo sicuramente della mia mutazione nel consumo, i problemi non sono così gravi. Anche se ad esempio ho risolto quelli di sonno. Comunque, vi invito a leggere questa storia emblematica, che insegna tante cose. Prima di tutto che non ci sono limiti culturali, anagrafici o concettuali per ammettere gli enormi vantaggi di cura a base di questa pianta. La seconda cosa importante è l’alternativa che rappresenta rispetto ai farmaci o piace i, veramente pericolosi. Veramente dannosi. Veramente velenosi. Che soprattutto, per esperienza diretta, non servono assolutamente a nulla. Il terzo insegnamento, il più importante, è l’assoluta malafede di buona parte della classe medico-scientifica, non guidata dall’amore per la scienza e dalla missione di cura verso i pazienti, bensì spesso soverchiata da allo Stigma. Quale sarebbe? Medicine a base di oppio, naturale o sintetico, si.medicine a base di cannabis, naturale ed efficace, no. Questa, dalle mie parti, quelle dell’intelletto, si chiama malafede. Buona lettura

“Gli ho dato la cannabis quando il badante se ne era appena andato e per non lasciare mio marito sulla carrozzina da solo, l’ho portato sulla …

Cannabis al marito 80enne con patologia neurodegenerativa: “Ho gridato al miracolo”

Se non ora quando! Impressioni su #Iocoltivo a Montecitorio

Spinello con Montecitorio sullo sfondo

Nelle righe che seguono alcune riflessioni, ricordi, notizie, fotografie e video frutto della giornata del 25 giugno scorso, quando di fronte al parlamento italiano è arrivata la protesta di chi vuole la canapa legale.

Riccardo Magi con una pianta di canapa in mano.. Foto @facebook

“Arrivando in questa piazza sento il profumo, il buon profumo della libertà”. Così apre il suo intervento il deputato Riccardo Magi nella manifestazione di giovedì scorso a Montecitorio per chiedere una revisione della politica proibizionista sulla cannabis. In effetti in piazza un buon profumo si sentiva, di una cannabis coltivata per vari usi e che spandeva aromi piacevoli fra tutti i partecipanti, che seppur seguendo ogni norma prescritta, hanno superato le aspettative degli stessi organizzatori.

Panoramica della piazza

Parlamentari, malati, imprenditori, medici e semplici consumatori hanno ascoltato partecipi molti interventi che ribadivano la necessità di una netta politica antiproibizionista sulla cannabis per tante ragioni. In anticipo sulla presentazione del libro bianco sulle droghe al Parlamento di quella stessa mattina, sono intervenuti molti rappresentanti del network di Forum Droghe, che ha elaborato il libro bianco, ma anche associazioni, rappresentanti del mondo dei Cannabis social club, della canapa legale, gruppi di consumo e tantissime altre realtà.

La manifestazione si apre con la notizia diffusa da Marco Perduca del fermo di Matteo Mainardi dell’associazione Luca Coscioni per aver portato in piazza la sua pianta coltivata durante la campagna di disobbedienza civile.

Il fatto è conseguenza di ciò che sia in apertura in piazza che come preannunciato dalla stessa coordinatrice di #IoColtivo Antonella Soldo già dalla sera prima, comunicando che la questura aveva emesso una diffida in tal senso verso la sua persona, come potete sentire Qui..

MeglioLegale ha attivato una raccolta fondi, che consiglio di sostenere anche con una cifra simbolica, per fare fronte alle spese legali per Matteo e tutti coloro che avranno conseguenze per aver aderito alla disobbedienza civile coltivando una piantina di cannabis in casa.

Antonella Soldo

Tornando alla piazza, Antonella Soldo apre la manifestazione ricordando come la questura di Roma, come era suo compito fare per avere ricevuto la notizia che volevamo portare delle piante e procedendo al fermo di Matteo Mainardi, da ironicamente la notizia che ci sono più di 2000 persone autodenunciate sui social come coltivatori e sono stimati più di 100000 persone che ogni hanno si autoproducono cannabis in forma domestica, invitando le forze dell’ordine a venire a cercarci a casa. Sono le 10:30 del mattino circa e l’entusiasmo già è alto.

Intervento di Antonella Soldo
Filomena Gallo

Interviene poi Filomena Gallo, segretaria della Luca Coscioni, ricordando la proposta di legge Legalizziamo Afferma come la maggioranza di adesso avrebbe i numeri per approvare questa o altra legge in merito. Ricordando poi il proprio timore verso le sostanze stupefacenti, per sottolineare che nessuno stigma deve giustificare il proibizionismo, ribadisce anche come pur non essendoci una regolamentazione sulla cannabis ne esiste un mercato che, in sostanza, è giunto il momento di definire con regole certe, oltre a denotare il fatto che l’Italia comunque ne è produttrice. Segnalo una simpatica risposta a Filomena da Benedetto della Vedova, segretario di +EUROPA, che ricordando nel suo intervento anche le trascorse battaglie antiproibizioniste con Marco Pannella, ha rivendicato un proprio passato da consumatore.

Intervento di Filomena Gallo
Emma Bonino

Un altro intervento molto atteso è quello di Emma Bonino, parlamentare di +EUROPA e memoria storica delle battaglie antiproibizioniste. Più di un momento è stato dedicato al ricordo appassionato della figura di Marco Pannella e di altri storici attivisti per l’antiproibizionismo sulla cannabis nel nostro paese. La senatrice ha affermato con forza il concetto che “il mio non voglio, non deve trasformarsi in un tu non puoi”, scatenando un applauso accalorato da tutta la piazza, generalmente commossa per l’accorato appello alla pazienza nela battaglia per la cannabis, “perché prevedo che sarà ancora lunga”, afferma la storica rappresentante radicale, affidando alle nuove generazioni questa lotta per le libertà personali.

Un intervento che mi ha entusiasmato è quello del rappresentante di DolceVita che ha racchiuso in una battuta molto semplice tutto il discorso: “la cannabis, per quello che ci vorrà per adeguarsi anche in Italia, ha già vinto”.

Molto efficace e diretto è stato Franco Corleone del Forum Droghe, andando a presentare il documento alla camera dei Deputati, ha ricordato ai parlamentari presenti che non è il momento di attendere, richiamando alla responsabilità anche loro stessi dell’intergruppo,, perché si assumano il peso su ogni ritardo, e all’Intero Parlamento, che voti e si esprima in merito prendendosi ovviamente la responsabilità della decisione, in qualsiasi direzione vada.

Per brevità non cito tutti gli interventi e le realtà, ricordando che il network legato alla campagna IoColtivo è molto ampio e, nonostante la defezione del Partito Radicale di Rita Bernardini, compatto e presente in piazza, una piazza comunque pacifica, aperta al dialogo e ad accogliere chiunque voglia sostenere questa battaglia di libertà e di affermazione dello stato di diritto; Marco Cappato, a tal proposito, nel suo intervento ha richiamato all’unità e compattezza del fronte antiproibizionista e molti assieme a lui hanno ricordato come il fronte proibizionista invece è unito e accecato dall’unica volontà di discriminare una pianta che invece è la soluzione di molti problemi.

Tutti hanno espresso comunque la necessità di adeguare le politiche sulla cannabis al trend internazionale, fortemente orientato su posizioni di revisione della politica di repressione al narcotraffico riferita alla cannabis.

Spero di non dover attendere ancora a lungo, considerando la presenza della proposta di iniziativa popolare già da quattro anni in Parlamento e che numerose sono le iniziative sul tema, a partire dall’emendamento ai decreti economici a prima firma di Riccardo Magi per la normazione definitiva della Cannabis Light, vero paradosso del proibizionismo all’italiana, che come ricordava Perduca ed altri tocca per fissazione anche la non droga pur di colpire una presunta droga.

Se la assumo senza THC è canapazzo, se la fumo per curarmi è cannabis, se la compro per strada è Marijhuana, ad ogni modo la canapa è l’unica pianta concretamente perseguitata nel nostro paese, come emerge dal Libro bianco del Forum droghe che registra come il 94% dei sequestri di polizia di sostanze droganti riguarda la cannabis.

E ad ogni modo, anche quando la fumo per un mal di testa, mi ricordano le rappresentanti di Canapè la sto assumendo a fini terapeutici. I confini tra gli usi sono labili e il proibizionismo tenta solo di definirne di nuovi su nessun presupposto.

In verità però è il proibizionismo ad essere nocivo e deve essere abolito, questo emerge e questo ribadiamo costantemente anche con la disobbedienza civile.

La piazza di giovedì 25 era colorata, determinata, pacifica, profumata e allegra, soprattutto allegra, perché l’auspicio di vedere con i propri occhi il cambiamento del mondo grazie alla cannabis, anche in senso di economia green, riaccende gli entusiasmi e la speranza per un mondo migliore.

Risulta ormai chiaro a tutti, è il momento di legalizzare la cannabis. Se non ora, quando?

Il libro bianco sulle droghe 2020.

Fuoriluogo. Copertina del libro bianco sulle droghe

Il 26 giugno scorso, Giornata mondiale indetta dall’ONU contro l’abuso di droghe e il narcotraffico, c’è stata la presentazione dell’Undicesima edizione del Libro Bianco sulle droghe curato da Forum Droghe, che in verità aveva già visto una presentazione ufficiale il giorno prima, quando durante la manifestazione di Montecitorio indetta da MeglioLegale veniva presentato alla Camera dei Deputati il documento elaborato per fotografare il livello di consumi in Italia e sullo stato delle politiche per la prevenzione del danno. Al webinar di presentazione del documento alla stampa hanno preso parte i rappresentanti delle realtà e i ricercatori che hanno contribuito alla stesura di quest’importante documento di analisi che, è utile sottolineare, , non è prodotto da un’agenzia pubblica, ma demandato alla volontà del terzo settore e delle realtà dei servizi alle tossicodipendenze.

Il quadro generale

Dalla lettura di questa edizione del libro bianco emerge il verificarsi di una doppia realtà, che a sua volta comporta due conseguenze; nel complesso la ricerca restituisce la fotografia di un paese ancora impreparato ad affrontare strutturalmente la questione. Da un lato l’immobilità della politica, al cospetto del fatto che in tutto il resto del mondo – a a prtire dalle agenzie dell’ONU – ci si sta ponendo il problema del proibizionismo, ovvero l’arretratezza sociale e le difficoltà economiche che comportano le politiche proibizioniste. D’Altra parte c’è l’incapacità della stampa italiana di presentare la questione del consumo non come un aspetto legato alla pericolosità sociale (percezione provocata dalla presenza nella cronaca legata alle sostanze della criminalità, come gestore unico del mercato di riferimento), non già per quello che a tutti gli altri appare ovvio, cioè come una questione legata alla scelta personale, alla tutela dei consumatori e riferita ad aspetti di tipo socio-sanitario.

Cosa non fa la politica

Dal lato della incapacità della politica di agire nel senso di evoluzione del sistema, con l’approvazione di una politica di prevenzione ancor più che di repressione, ha come conseguenza il disumano sovraffollamento delle carceri e intasamento del sistema giudiziario, con più di 172000 processi per reati legati al consumo di droghe, rispetto a soli 40mila per reati di traffico, come ricordava Elia De Caro di Antigone durante il suo intervento; si ricordava anche come il 35% della popolazione carceraria è costituito da donne ed uomini private della libertà personale per reati riconducibili al consumo e al piccolo spaccio, dato emerso anche durante la presentazione della Relazione al Parlamento di Mauro Palma, Garante Nazionale delle persone private della libertà,svolta sempre durante la mattinata del 26 giugno. Una seconda conseguenza è quella paradossale vissuta dai consumatori di cannabis terapeutica, che spesso anche in presenza di prescrizioni mediche hanno delle conseguenze penali perché ritenuti “contravventori” per la legislazione attuale, con una serie di conseguenze personali che aggravano situazioni socio-sanitarie già poste di frequente al margine dell’attenzione degli enti di cura e assistenza. In generale, l’assenza di uniformità dei servizi sul territorio nazionale e di politiche nel settore emerge con forza, denotando un gravissimo e colpevole ritardo della nostra dirigenza politica e del Parlamento rispetto a tutto quel mondo occidentale (e non solo) che invece si è posto il problema di cambio di passo, compresi quegli stessi Stati Uniti che iniziarono la guerra alle droghe, con il sostegno all’approvazione della prima convenzione internazionale di contrasto nel 1961. Oltretutto questo cambio di passo non è rallentato con il Coronavirus, bensì ha visto in varie realtà accelerazione per tentare di arginare le conseguenze del Covid; si è notato in alcune esperienze degli states come una politica antiproibizionista mitigasse le conseguenze economiche della crisi.

La cattiva informazione

La conseguenza emersa a carico del ritardo del mondo della comunicazione ad adeguare lo standard qualitativo delle informazioni attorno al mondo delle dipendenze e del sistema carcerario è riconducibile al persistere di uno stigma che a livello sociale ancora è fortemente pervaso nella nostra collettività. Ciò dimostra il grande disinteresse per la questione del consumo delle sostanze, un fenomeno che complessivamente coinvolge 8 milioni di cittadini italiani. Non sono di certo una quota marginale della popolazione. Questi cittadini, aspetto rivendicato con forza da molti relatori, meritano attenzione da parte della politica anche per una tutela come consumatori, quindi con una ovvia normazione del mercato per controllare la qualità delle sostanze circolanti, aspetto che denoterebbe appunto il rispetto di persone che scelgono consapevolmente quale sostanza consumare, sforzo che presuppone la capacità di allontanarsi dall’immagine di un drogato pronto a comprare di tutto sul mercato illegale pur di provocarso lo “sballo”.

La cannabis come volano antiproibizionista

Ruolo importante nella relazione e al centro del dibattito di queste settimane lo ha la cannabis, considerando anche la vicinanza della manifestazione di piazza Montecitorio e l’iniziativa dei cento parlamentari, che durante gli Stati Generali delle scorse settimane hanno scritto una lettera a Conte per ribadire l’importanza di valutare politiche di depenalizzazione per tutti i motivi sinora descritti, oltre che per motivi economici visto il tema della serie di meetting di Villa Panfili. Tutti i relatori hanno sottolineato la necessità di decriminalizzare e regolamentare la produzione, l’uso e la vendita di cannabis, per poi aprire la strada antiproibizionista verso tutte le sostanze, in modo da sottrarre da un lato potere economico alle organizzazioni criminali, dall’altro trarre risorse per i livelli di cura e assistenza – guardando alla riduzione del rischio -, sia in termini di risorse liberate nel sistema giudiziario, inquirente e penitenziario, sia per gli introiti diretti derivanti dalle imposte sul commercio dei vari prodotti, fattori che darebbero respiro non poco alle casse dello stato, oltre a vedere l’attivazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Ovviamente sui canali social di Forum Droghe e FuoriLuogo troverete traccia del webinar e degli altri appuntamenti dedicati alla presentazione del libro bianco, che potete trovare e scaricare Qui

#IoColtivo appunto 2: l’esperienza e il perché la cannabis è #MeglioLegale

Premessa

Giunti al giorno della manifestazione in piazza Montecitorio, mi sembra il caso di aggiornare anche sulla Personale esperienza di disobbedienza civile con #IoColtivo e fare il punto da qui in avanti anche degli esiti fattuali della campagna antiproibizionista. Ma in apertura di giornata vediamo una serie di informazioni che non avevo esplicitato sinora, tenendo conto che si tratta di una parte importante del mio personale modo di aderire alla disobbedienza, ovvero rendere palese ogni particolare e ricondurre ad una logica conseguenza ogni singola scelta, raccontando effetti ed esperienza della coltivazione. Al margine di queste premesse volevo sottolineare il fatto che mi sono preso la libertà di inserire un corredo musicale.

L’esperienza

Per sciogliere il nodo problematico del ritardo dovuto ai disagi del lockdown, abbiamo seriamente dovuto riflettere su come aderire alla campagna. Nel mentre è intervenuta il deposito della Sentenza della cassazione e c’è stato l’avvio della campagna #IoColtivo La primavera incedeva e noi non si partiva. Però il ritardo ci ha dato la possibilità di osservare il soleggiamento del balcone e, notando che non si prestava per quantità di luce per la coltivazione outdoor, abbiamo optato per una coltivazione all’interno. Già orientati verso l’indoor per motivi pratici, non abbiamo esitato oltremodo. Rispetto alla situazione abitativa inoltre abbiamo optato per uno spazio piccolissimo, in modo da agire in sicurezza e controllare pienamente lo sviluppo della pianta, dovendo usare prioritariamente – per ragioni di handicap – mani e tatto per la sua gestione, comportamenti comunque sconsigliati dai coltivatori più esperti. Rispetto all’aoutdoor, cioè all’aperto, l’indoor, ovvero all’interno in uno spazio controllato, c’è il vantaggio di evitare il grosso dei rischi infestazione per la pianta, dove un controllo visuale sarebbe stato importante. E noi non si vede però, quindi gioco forza si spiega perché all’interno.

La scelta

Per #IoColtivo 2020 abbiamo scelto una tipologia di cannabis che tendiamo ad evitare, ovvero una pianta automatica, che di solito ha le caratteristiche di essere programmate per produrre un elevato contenuto dei componenti psicoattivi e in generale sono scarse in termini di resa, tutto comunque in dei tempi limitati. A causa del Coronavirus siamo ripartiti in terribile ritardo e dovevamo in qualche maniera recuperare. Ad ogni modo la genetica è la BlackBerry Auto di origine canadese e con un’impronta della Ruderalis, la genetica principale che rende le piante piccole e compatte e veloci da coltivare. Promette aromi fruttati, vi farò sapere.

Come Io coltivo

Visto che in Italia siamo messi ancora al livello in cui la giurisprudenza deve cercare di creare degli squarci interpretativi per le fattispecie di coltivazione, nella sentenza della cassazione citata, come emerso anche in un webinar di Fuoriluogo da me seguito, viene richiamato esplicitamente il modo di coltivare, mi sento in dovere di sottolineare che non è facile, come spiegato, adattarsi ad una coltivazione domestica di cannabis, sia per motivi urbani sia per condizioni personali. Per ovviare a queste problematiche abbiamo optato per un box molto piccolo, 60X60X158 CM, illuminando con una lampada con tecnologia Agro, utile per tutte le fasi di sviluppo e maturazione delle piante, da 400 Watt. Correlando il tutto con un impianto di areazione interna e di estrazione dal box. Di che si tratta? Un ventilatore e una ventola… Null’altro. Più rudimentale di così!

A che punto siamo

Nel corso di queste prime cinque settimane abbiamo anche affrontato tutta una serie di difficoltà per tipologia di cultivare e ci è capitato, oltre che per specifiche peculiarità della cannabis e delle sue specifiche genetiche, di dover intervenire sulle attrezzature, ma alla fine nulla di grave e per fortuna il recupero delle difficoltà sono rientrate facilmente. Ad oggi siamo a metà del periodo di maturazione. La più grande, la mia, misura 80 cm. La più piccola, di Sonia, 60.La più grande, la mia, misura 80 cm. La più piccola, di Sonia, 60.

Le aspettative

Ci aspettiamo un raccolto esiguo, ma sufficiente per affrontare il tempo di un’altra piccola coltivazione invernale. Speriamo che venga fuori buona qualitativamente, anche se è una speranza auspicabile perché tendenzialmente usiamo semplici tecniche e prodotti biologici, senza esagerare e senza lasciare al caso. Ma gli esiti, per queste genetiche create in laboratorio e adatte all’indoor, ma molto delicate e bisognose di molta specialità e attenzioni. Gli effetti ad oggi non sono cattivi, ma sino all’ultimo sono incerti e non si può mai dire con sicurezza come andrà, oltre che adottare la necessaria pazienza, la quale induce ad una smisurata prudenza. La BlackBerry Auto promette fiori profumati, non eccessivamente carichi di thc, ma abbastanza per l’effetto analgesico e per aiutare il sonno notturno.

Il perchè

Tutto questo, care lettrici e cari lettori di OpposteVisioni, l’ho voluto raccontare per rendere palese i particolari di una precisa volontà: autoprodurre cannabis per il mio personale fabbisogno. Credo nelle sue proprietà, non nuoccio ad altri, non nuoce a me, anzi. Lo Stato potrebbe guadagnarne, la società ne guadagnerebbe tantissimo. Evidente anche questo e spero di riuscire a raccontarvelo attraverso gli altri contributi della campagna #IoColtivo e il tag #Cannabis. Mi preme sottolineare l’ottusità di una classe politica che, consapevolmente io credo, aiuta la criminalità con il proibizionismo, quando è da essa che dovremmo difenderci, partendo proprio dall’indebolirla e spezzare la sua capacità di occupare il mercato delle sostanze psicotrope. Grazie per l’attenzione e ai prossimi appunti.

Vecchi approfondimenti

Cara lettrice e Caro lettore del blog un po’ più giovane d’età, ti consiglio di guardare questo documentario di quasi vent’anni fa. Lo consiglio anche a chi mastica l’antiproibizionismo da un po’ di tempo, per ricordarci a che punto siamo.