#IoColtivo appunto 2: l’esperienza e il perché la cannabis è #MeglioLegale

Premessa

Giunti al giorno della manifestazione in piazza Montecitorio, mi sembra il caso di aggiornare anche sulla Personale esperienza di disobbedienza civile con #IoColtivo e fare il punto da qui in avanti anche degli esiti fattuali della campagna antiproibizionista. Ma in apertura di giornata vediamo una serie di informazioni che non avevo esplicitato sinora, tenendo conto che si tratta di una parte importante del mio personale modo di aderire alla disobbedienza, ovvero rendere palese ogni particolare e ricondurre ad una logica conseguenza ogni singola scelta, raccontando effetti ed esperienza della coltivazione. Al margine di queste premesse volevo sottolineare il fatto che mi sono preso la libertà di inserire un corredo musicale.

L’esperienza

Per sciogliere il nodo problematico del ritardo dovuto ai disagi del lockdown, abbiamo seriamente dovuto riflettere su come aderire alla campagna. Nel mentre è intervenuta il deposito della Sentenza della cassazione e c’è stato l’avvio della campagna #IoColtivo La primavera incedeva e noi non si partiva. Però il ritardo ci ha dato la possibilità di osservare il soleggiamento del balcone e, notando che non si prestava per quantità di luce per la coltivazione outdoor, abbiamo optato per una coltivazione all’interno. Già orientati verso l’indoor per motivi pratici, non abbiamo esitato oltremodo. Rispetto alla situazione abitativa inoltre abbiamo optato per uno spazio piccolissimo, in modo da agire in sicurezza e controllare pienamente lo sviluppo della pianta, dovendo usare prioritariamente – per ragioni di handicap – mani e tatto per la sua gestione, comportamenti comunque sconsigliati dai coltivatori più esperti. Rispetto all’aoutdoor, cioè all’aperto, l’indoor, ovvero all’interno in uno spazio controllato, c’è il vantaggio di evitare il grosso dei rischi infestazione per la pianta, dove un controllo visuale sarebbe stato importante. E noi non si vede però, quindi gioco forza si spiega perché all’interno.

La scelta

Per #IoColtivo 2020 abbiamo scelto una tipologia di cannabis che tendiamo ad evitare, ovvero una pianta automatica, che di solito ha le caratteristiche di essere programmate per produrre un elevato contenuto dei componenti psicoattivi e in generale sono scarse in termini di resa, tutto comunque in dei tempi limitati. A causa del Coronavirus siamo ripartiti in terribile ritardo e dovevamo in qualche maniera recuperare. Ad ogni modo la genetica è la BlackBerry Auto di origine canadese e con un’impronta della Ruderalis, la genetica principale che rende le piante piccole e compatte e veloci da coltivare. Promette aromi fruttati, vi farò sapere.

Come Io coltivo

Visto che in Italia siamo messi ancora al livello in cui la giurisprudenza deve cercare di creare degli squarci interpretativi per le fattispecie di coltivazione, nella sentenza della cassazione citata, come emerso anche in un webinar di Fuoriluogo da me seguito, viene richiamato esplicitamente il modo di coltivare, mi sento in dovere di sottolineare che non è facile, come spiegato, adattarsi ad una coltivazione domestica di cannabis, sia per motivi urbani sia per condizioni personali. Per ovviare a queste problematiche abbiamo optato per un box molto piccolo, 60X60X158 CM, illuminando con una lampada con tecnologia Agro, utile per tutte le fasi di sviluppo e maturazione delle piante, da 400 Watt. Correlando il tutto con un impianto di areazione interna e di estrazione dal box. Di che si tratta? Un ventilatore e una ventola… Null’altro. Più rudimentale di così!

A che punto siamo

Nel corso di queste prime cinque settimane abbiamo anche affrontato tutta una serie di difficoltà per tipologia di cultivare e ci è capitato, oltre che per specifiche peculiarità della cannabis e delle sue specifiche genetiche, di dover intervenire sulle attrezzature, ma alla fine nulla di grave e per fortuna il recupero delle difficoltà sono rientrate facilmente. Ad oggi siamo a metà del periodo di maturazione. La più grande, la mia, misura 80 cm. La più piccola, di Sonia, 60.La più grande, la mia, misura 80 cm. La più piccola, di Sonia, 60.

Le aspettative

Ci aspettiamo un raccolto esiguo, ma sufficiente per affrontare il tempo di un’altra piccola coltivazione invernale. Speriamo che venga fuori buona qualitativamente, anche se è una speranza auspicabile perché tendenzialmente usiamo semplici tecniche e prodotti biologici, senza esagerare e senza lasciare al caso. Ma gli esiti, per queste genetiche create in laboratorio e adatte all’indoor, ma molto delicate e bisognose di molta specialità e attenzioni. Gli effetti ad oggi non sono cattivi, ma sino all’ultimo sono incerti e non si può mai dire con sicurezza come andrà, oltre che adottare la necessaria pazienza, la quale induce ad una smisurata prudenza. La BlackBerry Auto promette fiori profumati, non eccessivamente carichi di thc, ma abbastanza per l’effetto analgesico e per aiutare il sonno notturno.

Il perchè

Tutto questo, care lettrici e cari lettori di OpposteVisioni, l’ho voluto raccontare per rendere palese i particolari di una precisa volontà: autoprodurre cannabis per il mio personale fabbisogno. Credo nelle sue proprietà, non nuoccio ad altri, non nuoce a me, anzi. Lo Stato potrebbe guadagnarne, la società ne guadagnerebbe tantissimo. Evidente anche questo e spero di riuscire a raccontarvelo attraverso gli altri contributi della campagna #IoColtivo e il tag #Cannabis. Mi preme sottolineare l’ottusità di una classe politica che, consapevolmente io credo, aiuta la criminalità con il proibizionismo, quando è da essa che dovremmo difenderci, partendo proprio dall’indebolirla e spezzare la sua capacità di occupare il mercato delle sostanze psicotrope. Grazie per l’attenzione e ai prossimi appunti.

Vecchi approfondimenti

Cara lettrice e Caro lettore del blog un po’ più giovane d’età, ti consiglio di guardare questo documentario di quasi vent’anni fa. Lo consiglio anche a chi mastica l’antiproibizionismo da un po’ di tempo, per ricordarci a che punto siamo.

“Grazie alla cannabis sono tornata a vivere!”, ma le istituzioni ai pazienti devono dare risposte

Cara lettrice e caro lettore, Nell’attesa di pubblicare cronaca e considerazioni sulla giornata di ieri, aggiornare sulla pubblicazione del libro bianco sulle droghe e sotto porvi altri spunti di riflessione, vi ripropongo un articolo frutto degli interventi di ieri sulle peripezie Dei malati che usano la cannabis terapeutica e Lino dei contezza ad affrontare i problemi più elementari della popolazione da parte di una classe dirigente quantomeno in adeguata, se non complice e collusa.

“Grazie alla cannabis medica sono tornata a vivere! Negli ultimi mesi ho avuto la fortuna di avere la continuità terapeutica, sono riuscita a tenere …

“Grazie alla cannabis sono tornata a vivere!”, ma le istituzioni ai pazienti devono dare risposte

Settimana molto intensa. State in campana! Update 25-26-27 giugno 😉

Care lettrici e cari lettori di OpposteVisioni, la settimana che si apre oggi è molto importante per alcuni appuntamenti che cercherò di seguire dal blog con considerazioni e, dove possibile, testimonianza diretta. Il grosso degli appuntamenti che seguirò saranno concentrati nella seconda parte ella settimana, ma andiamo per ordine.

Giovedì 25 giugno

Rilanciata qui dal blog e dal mio profilo twitter, la settimana per le battaglie sui diritti civili si apre con la manifestazione del 25 giugno in Piazza Montecitorio quando tra le 10:00 e le 13:00 porteremo germogli di legalità e ribadiremo con la campagna di disobbedienza civile #IoColtivo che la cannabis è Meglio Legale per tanti motivi, e chi segue il blog sa che sono abbastanza meticoloso nel passare informazioni e spesso ho articolato ragionamenti in merito.

Venerdì 26 giugno

Anche quest’anno c’è il classico appuntamento, come da undici edizioni, di FuoriLuogo che presenta il libro bianco di forum droghe sul consumo delle varie sostanze stupefacenti in Italia, importante strumento che da più di un decennio restituisce il focus sul consumo delle droghe nella popolazione, strumento che sarebbe utile per attuare delle corrette policy nel settore, se la politica nostrana si occupasse più della società e meno delle boiate di questo o quella leader sparate a destra o manca.

Sabato 27 giugno

L’associazione Luca Coscioni invita ad un appuntamento sul tema delle barriere architettoniche. Tra le 09:30 e le 13:30 si terrà un webinar dal titolo “no barriere, in ogni senso”, momento di approfondimento e rilancio delle iniative dell’associazione in materia di diritti delle persone con disabilità, in particolr modo riferiti alla mobilità personale. Programma, informazioni e modalità per iscriversi al convegno li trovate Qui.

Sul territorio

Inoltre sabato io e Sonia saremo impegnati in attività collaterali e riferite al Disability Pride come rete, più che come appuntamento. Saremo immersi nel contesto di Santa Severa, prima con una passeggiata accessibile alla scoperta di bellezze architettoniche e naturalistiche, ma poi coinvolti nel ragionamento della Coscioni ed usare questo appuntamento come strumenti di lancio per il più ampio tema dell’accessibilità del territorio, che comprende gli aspetti del godimento di beni artistici e naturalistici (art. 30 della convenzione ONU del 2006, NDA), fino ala rete della mobilità e alla previsione del PEBA (Piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche), battaglia viva e attiva in molte comunità grazie alla Coscioni e ad altri soggetti della rete Disability Pride.

Quindi state in campana, non mancheranno contenuti e testimonianze su questi appuntamenti ed altri aspetti.

Buona settimana a voi tutte/i!

#IoColtivo a Montecitorio il 25 giugno!

Gli ideatori della campagna #IoColtivo alla quale io e Sonia abbiamo aderito vede un suo importante evento il prossimo 25 giugno, quando rispettando ogni regola dettata dal periodo, si attende in piazza Montecitorio un certo numero di attivisti antiproibizionisti per ribadire alla politica che è il momento di agire per la regolamentazione del consumo e dell’autoproduzione, per la legalizzazione e, sotto il controllo del monopolio dello Stato come per alcol e tabacco, regolamentarne la vendita e la certificazione degli standard qualitativi della cannabis. Ma soprattutto chiederemo che finalmente si agisca per sottrarre potere economico alle varie organizzazioni criminali.

I numeri sono inequivocabili, sia perché è il momento di tutelare centinaia di migliaia di consumatori di cannabis, sia per l’economia che si potrà generare, ad ogni livello, da una completa normazione, regolamentazione e messa a regime economico di questa meravigliosa, e non solo stupefacente, pianta.

Adesso basta, non è più il tempo della caccia alle streghe, è ora di legalizzare! Di restituire piena dignità ad una pianta utile.

Il 25 giugno saremo in piazza anche noi per portare di fronte alla sede deputata a rappresentare la democrazia nel nostro Paese il germoglio della legalità.

#IoColtivo Appunto 1: genesi di un consumatore.

Piantina di cannabis

Questo post arriva durante l’assemblea web promossa tra gli aderenti alla campagna #IoColtivo e oggi ha la funzione di presentare un profilo veloce e dare un feedback fotografico a poco più di tre settimane dal germoglio.

Ma perché coltiviamo cannabis?

Come molti ho iniziato a fumare per via della voglia di contestazione, l’antimilitarismo e i sentimenti di pace, sospinto dagli ascolti musicali e dall’entusiasmo giovanile, ma non ho iniziato a fumare adolescente, bensì dopo i 18 anni.

Ben presto mi sono accorto di una coincidenza e dalle canzoni, alle ricerche e ai riscontri scientifici, mi ci è voluto poco per capire che quando fumavo il glaucoma, malattia oculare di cui ero affetto, mi dava tregua. Diciamo che con questa “scusa” ho passato la fase universitaria, studi Erasmus compresi, in maniera allegra! 😎

Sonia invece ha avuto il classico approccio giovanile e per molti anni non ha più fumato canne o assunto Cannabis in altra maniera dopo uno svenimento attorno ai vent’anni. Poi l’entusiasmo del box, la giusta atmosfera all’estero e gli anni di esperienza che insegnano l’autocontrollo l’hanno riavvicinata moderatamente al consumo. Come non godere di quel ben di Dio! In coppia, inoltre, ci si diverte di più! 💓😘

Poi arrivano un po’ di problemi cronici dovuti dalla disabilità visiva e oggi mi ritrovo ad assumerla, oltre perché mi da gusto e mi aiuta a dormire, anche perché ha un certo effetto analgesico e antinfiammatorio che mi aiuta a sopportare meglio i dolori articolari. Non ho patologie riscontrate ufficialmente e in generale gradisco assumere questa sostanza piuttosto che altre per alleviare le mie sofferenze fisiche.

Inoltre, che sia ben chiaro, a me piace, anche più del bere vino. Quest’ultima passione, come degustare cannabis, se coltivata con moderazione e nei limiti tollerati dal proprio organismo, ritengo che diano lo stesso livello di soddisfazione dell’anima, perché in grado di trasmettere sensazioni tramite le caratteristiche organolettiche, attivando perciò tutti i sensi.

Detto questo, al prossimo post per un aggiornamento più tecnico sulla coltivazione primavera-estate 2020. 😏✍️👋🏽

FuoriLuogo e i 25 anni di Forum Droghe

Nella pagina dedicata alle Realtà amiche è entrato di diritto FuoriLuogo sito web di informazione delle attività del Forum Droghe, realtà che da 25 anni (dal 1995, NDA) è attivo per stimolare gli attori sociali e politici sulle migliori strategie per affrontare la questione delle dipendenze, sopratutto in chiave antiproibizionista.

L’associazione Forum Droghe, fondata nel 1995, si batte per la riforma della politica delle droghe. Un dettaglio delle attività di questo quarto di secolo del Forum lo traccia Elia De Caro, esponente dell’associazione Antigone, che ricorda come in questi anni il forum abbia avuto “la capacità di fornire informazione completa sui diversi aspetti legati agli stupefacenti: dal fattore culturale alla comunicazione, dagli stili di consumo alle ricerche sugli usi terapeutici delle sostanze, dai modelli di regolamentazione, al lavoro di analisi sui costi delle scelte legislative, alle esperienze di riduzione del danno fino al quadro internazionale ed europeo”.

Il consumo delle sostanze è una questione del tutto aperta sia dal punto di vista sociale che sanitario. Sin dal referendum del 1993 la politica si è dimostrata del tutto inadeguata ad affrontare la questione e si è preferito non aggiornare l’agenda politica con un tema così “divisivo”, fino a raggiungere il paradosso di inserire, sì, la questione tra i livelli essenziali di assistenza, per poi non intervenire minimamente per adeguare il tessuto normativo e sociale con una strategia e dei servizi in grado di operare in funzione della “Riduzione del danno”, ovvero l’idea che la tossicodipendenza non è un mostro da distruggere, né un fenomeno da assecondare, bensì una peculiarità di alcuni soggetti della comunità che devono essere assistiti ed accompagnati in termini sanitari verso un impatto sociale 0, che sicuramente non vuol dire metter in galera coltivatori di cannabis, piccoli spacciatori e tossicodipendenti, come ricorda anche Stefano Vecchio. Quest’aspetto, sempre ragionando del traguardo di Forum Droghe, è rilanciato da Henri Margaron quando ci ricorda che “l’inserimento delle strategie per la riduzione dei danni nei Livelli Essenziali di Assistenza è stato accettato ufficialmente ma non viene applicato ovunque e comunque con dei limiti che ne minano l’efficacia.”.

E se il Forum Droghe ha il merito di tenere alta l’attenzione e stimolare tessuto sociale e politica con la pubblicazione di un libro bianco sulle dipendenze (il prossimo avverrà a fine giugno, NDA), è pur vero che da molti anni a livello governativo non viene convocato un tavolo istituzionale per affrontare le questioni legate a quest’aspetto, vivo nelle nostre società contemporanee. Oltretutto si vede la solita commistione, la solita accozzaglia di interventi mal gestiti e mal posti dalla politica, dove ci si sofferma tanto sulle terminologie e meno sulla sostanza delle questioni. Maurizio Coletti a tal proposito nota come “Sarebbe opportuno ripensare radicalmente e drasticamente a tutta la faccenda, senza limitarsi ad “aggiungere” alle competenze di intervento sui consumi di sostanze anche gli interventi sulle dipendenze senza sostanze (una fra tutte, quelle da gioco d’azzardo)!”.

La questione del consumo delle sostanze nella popolazione è del tutto aperta e in Italia la politica, che dovrebbe dare risposte con l’emanazione di norme moderne e in grado di regolare questa vicenda della nostra società, abdica al proprio ruolo e spesso è la magistratura che deve porre rimedi e dettare linee interpretative delle vecchie norme alla luce di fenomeni contemporanei, come ho raccontato in questo post a proposito di un webinar organizzato da FuoriLuogo.

Il forum Droghe e l’organo di informazione sulle proprie attività restano degli strumenti veramente validi, autentiche risorse che in Italia abbiamo per non perdere il filo della modernità e la concretezza delle azioni in relazione alle tossicodipendenze e alle strategie per la riduzione del danno. Vi consiglio vivamente di seguire le pagine social e leggere costantemente il sito web diretto da Leonardo Fiorentini per avere una visione e delle informazioni complete ed obiettive di tutta la questione.

Segnalo al margine il prossimo appuntamento di Forum droghe del 13giugno con l’assemblea web per festeggiare i 25anni di attività

La coltivazione ad uso personale tra assenza della politica e supplenza della giurisprudenza

Per la campagna #IoColtivo, o almeno per le azioni concrete della mia personale adesione, ritengo importante informare, anche puntualmente, riportando la voce degli attori principali in ambito antiproibizionista, come quello del Forum Droghe. Pertanto mi sembrava importante dare conto di un appuntamento molto importante dal punto di vista del dibattito in merito alla recente sentenza della Cassazione.

Lunedì 8 giugno si è svolto un webinar dal titolo “Coltivazione di cannabis ad uso personale. Dalla Cassazione alle aule dei tribunali”, seminario online introdotto da Leonardo Fiorentini, direttore di FuoriLogo, Che ne è stato l’organizzatore. I relatori, gli avvocati Elia De caro (associazione Antigone), Fabio Valcanover, il Presidente di Magistratura Democratica e giudice di Sorveglianza Riccardo De Vito e il Direttore di Forum Droghe, già sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, si sono confrontati sugli scenari aperti con la sulla sentenza della cassazione sulla coltivazione domestica di cannabis. Tutti gli ospiti hanno chiosato sull’assenza della politica in materia, quindi la mancanza dell’attività parlamentare nella produzione di leggi che diano una norma certa, ad oggi orientata, se non dettata, dalla giurisprudenza. Ma vediamo un po’ più nel dettaglio, seppur per veloci schizzi, gli aspetti principali emersi durante il seminario e che denotano un rischio per lo stato di diritto per migliaia di persone, rischio aumentato dalla genericità delle norme in materia di coltivazione delle piante di cannabis.

L’avvocato Fabio Valcanover fa una lettura analitica della sentenza, evidenziando i tratti di maggior interesse per rimarcare l’indeterminatezza dettata dall’assenza di una norma che stabilisca dei parametri di valutazione. Ad esempio, egli si chiede, come si può oggi definire in senso univoco il concetto di minime dimensioni, domandandosi appunto se siano di “minime dimensioni” delle piante con la portata della sentenza in oggetto, rilevando pertanto già che non si legge una uniformità di valutazione nella stessa sentenza. La seconda questione rilevata da Valcanover si apre con la considerazione che la Cassazione potrebbe aver aperto ad una estensione di diritto sulla coltivazione ad uso domestico, anche se altri giudici potrebbero non tener conto della giurisprudenza ed appellarsi esclusivamente alla normativa vigente, comunque repressiva. Il problema consiste di fatto nel rilevare la tipicità della condotta, ovvero se sussista l’ipotesi di coltivazione di piante per la destinazione costituente reato (ovvero lo spaccio). Ma in senso positivo verso la presenza di una norma chiara, che aiuti anche il difficile ruolo del giudice nel dover valutare individualmente ogni volta, vi è anche buona parte della magistratura.

Riccardo De Vito, Presidente del sindacato delle toghe Magistratura Democratica e giudice del tribunale di sorveglianza, nel suo intervento parte dal quesito che il giudice si è posto sull’”offensività”, ovvero sulla capacità del coltivatore ad uso personale di ledere le sfere di altri diritti. Per giungere ad una soluzione vi sono due sentieri: la verifica della conformità della pianta al tipo botanico o la necessaria valutazione della lesione della salute pubblica tramite circolazione della sostanza che se ne derivi. De vito afferma che da questo bivio non se ne è mai usciti perché i criteri sono variabili, cioè non dettati per legge, ma totalmente lasciati alla singola decisione del giudice. Per questo ne vediamo alcuni propensi a spostare il discorso sulla parte dell’ordine pubblico ed altri sugli aspetti della salute pubblica. Il presidente di Magistratura Democratica rileva poi come le sezioni unite della Corte di Cassazione, in questa sentenza, hanno fatto una sorta di “mossa del cavallo”. Infatti, il reato di coltivazione si può determinare al di là della quantità e presenza del principio attivo, ma tutto questo è vero se parliamo dell’effettivo verificarsi del reato di coltivazione; infatti alcune condotte riferite all’uso personale non si possono determinare come coltivazione rilevante dal punto di vista penale. Mossa importante questa, rileva De Vito, da parte della Cassazione, perché tende a riempire i solchi lasciati dall’attività della Corte Costituzionale, che in una sentenza del 2016 afferma che è irragionevole punire chi coltiva ad uso personale e non punire chi detiene ad uso personale, che potrebbe il più delle volte essere la stessa persona, individuando in un certo senso la tipicità della coltivazione ad uso personale. Le maggiori difficoltà, rileva il giudice De Vito, stanno proprio nell’identificare con certezza la fattispecie e cita per questo alcuni passaggi della sentenza, sopratutto quelli riferiti ai “mezzi rudimentali”, “domestico”, “modestissime quantità”, che risultano essere dei concetti elastici. Inoltre, continua a chiedersi il giudice, a proposito della rudimentalità, la tecnica agraria usata per una sola pianta fa cadere il concetto di coltivazione domestica, evento tale da rendere la condotta offensiva? L’ostacolo sta proprio nel fatto che questa situazione comporta la frizione con il principio di legalità, per l’assenza della norma che ne determini i parametri; la sua personale previsione è che nell’incertezza, l’attività di polizia giudiziaria continuerà a vedere il sequestro delle coltivazioni domestiche; ma continuerà ad esserci anche una disparità di trattamento a seconda dei vari tribunali.

Franco Corleone, già sottosegretario del Ministero di Giustizia e direttore del Forum Droghe, nel suo intervento si concentra sugli aspetti di tipo culturale e le valutazioni etiche, guardando ad esempio al ruolo della cannabis terapeutica, ormai dichiarata dalla scienza come medicina. Nel tempo ogni magistrato ha scelto delle vie per risolvere la questione della coltivazione domestica, ricordando che alcune sentenze affermano che la condotta non costituisce reato se, ad esempio, la pianta non ha effetto drogante, fatto impossibile con la cannabis se considerato il valore sempre presente del THC tra i suoi componenti, anche se sotto una certa soglia. Corleone loda le prese di posizione avanzate dal punto di vista della cultura giuridica quelle della magistratura, assieme a quelle della scienza, sulla coltivazione domestica e il consumo personale di cannabis, ricordando che l’attuale ministra Lamorgese, come l’ex ministro degli interni Salvini, condivideva recentemente l’idea di eliminazione della previsione di “lieve entità”, rischio anche per questa sentenza della Cassazione, che riceverebbe così un duro colpo rispetto a future applicazioni. Corleone auspica che il Parlamento valorizzi la sentenza della Cassazione, al fine di mantenere la previsione dei fatti di lieve entità e che affronti quanto prima la discussione su una norma che legittimi la coltivazione ad uso personale.

Ad un certo punto mi sono chiesto una cosa semplice, prendendo spunto dalla situazione personale . Rispetto a questa indeterminatezza, considerando che comunque potrebbero restare da un procedimento le sanzioni amministrative, come quelle sulla patente di guida; nello specifico facevo presente che come persona non vedente non ho molte altre possibilità di riuscita nella coltivazione ad uso personale se non con l’impiego di qualche piccolo mezzo, necessario per lo sviluppo di una biomassa vegetale (box e lampada) considerando la doppia caratteristica di contesto urbano e necessità di utilizzare spazi ridotti. Sulla mia domanda, l’avvocato Elia De Caro osserva che è difficile, appunto, dare risposte certe, proprio perché dipende dagli operatori che si possono incontrare; egli rileva il mutare della coltivazione, anche per la contingenza del contesto urbano, dove essa praticata in esterno non è possibile. Un consiglio pratico che deriva dalla mia domanda è quello di cercare di evidenziare sin da subito la finalizzazione della coltivazione per il consumo personale e determinare pertanto l’assenza dell’indice di cessione. Concretamente, consiglia De Caro, dichiarare sin da subito nel controllo di polizia che si tratta di coltivazione ad uso personale, legando questa dichiarazione a quella di essere un consumatore e, dove possibile, indicare anche un quantitativo giornaliero e il perché del consumo.

Per concludere brevemente, occorre sempre più una presa di posizione di responsabilità della politica e il Parlamento deve intervenire per colmare il vuoto normativo, visto che c’è una proposta di legge di iniziativa popolare in merito depositata a Montecitorio dal 2016 e che dagli inizi degli anni Novanta sono stati segnalati alle prefetture più di novecentomila cittadini come consumatori.

Sarebbe il caso e il tempo di intervenire per garantire lo Stato di diritto e la certezza della norma, proprio per tutelare quelle centinaia di migliaia di persone che scelgono di consumare e coltivare la pianta di cannabis ad uso personale, se non proprio consumarla ad uso sanitario.

La mancanza di Cannabis terapeutica è un problema di salute pubblica

Care lettrici e cari lettori di OpposteVisioni, avevo in precedenza annunciato che il periodo vedrà spesso la pubblicazione di post molto orientati verso le questioni legate alla cannabis, sotto ogni aspetto, considerando che per i prossimi tre mesi sarò coinvolto dalla campagna #IoColtivoNelle prossime ore darò un aggiornamento sullo stato di salute delle piantine domestiche della nostra famiglia. Ma mi sembrava il caso di rilanciare una questione ed un appuntamento per oggi. La questione è quella che Marco Perduca ha fatto emergere il 3 giugno dalle pagine del Manifesto che non è una novità di certo, ma sta assumendo contorni grotteschi, se non fosse che la dimensione tragica sta nel fatto che migliaia di persone in Italia soffrono. La mancanza di cannabis terapeutica, denunciata già dagli Stati Generali di forum droghe del 20 aprile scorso (data di inizio della campagna #IoColtivo), sta assumendo la caratteristica di problema di salute pubblica, specie ora che le conseguenze del Coronavirus si ripercuotono sulle fasce più deboli della popolazione.

La cannabis terapeutica, specifico per un senso di corretta informazione, è quella avente particolari caratteristiche per i metodi di coltivazione e il risultato derivante dalla produzione della sua resina, controllato geneticamente affinché possa avere certe componenti piuttosto che altre per agire in termini analgesici, antiinfiammatori o con altre azioni appunto terapeutiche.

Nel nostro Paese, dopo un accordo del 2010 che non prevede integrazioni o modifiche con il Ministero per la Salute olandese, il grosso viene fornito dal paese dei tulipani; un’altra parte degli stocks necessari vengono assegnati tramite gare, con la logica del massimo ribasso rispetto ad un prezzo stabilito per legge che ne determina il massimo costo. La parte di coltivazione nazionale, affidata allo stabilimento farmaceutico militare di Firenze, è stata inspiegabilmente interrotta. Ne deriva che, nonostante l’aumento di richiesta sul mercato farmaceutico della cannabis terapeutica per il crescere del numero dei piani terapeutici che la prevedono, essa scarseggia e l’approvvigionamento, per molti malati, è difficoltoso, non potendo molti di essi rispettare gli stessi piani terapeutici per le loro patologie con una certa continuità.

Non sono parole vane. Per fare un esempio pensate alla funzione antispastica su certe malattie come la sclerosi multipla. Quindi immaginate come molti malati di SM non hanno cannabis terapeutica a sufficienza e devono affrontare spasmi e dolori perché questa medicina utile per quella problematica a loro manca.

Sarebbe forse il caso di lasciar agire il mercato della produzione interna per sopperire alle mancanze di approvvigionamento? Pare che sia una bestemmia, nonostante in Italia molti soggetti sarebbero pronti per la produzione, con costi realmente contenuti per il SSN, ben al di sotto dei € 10,00 orientativamente individuati per grammo, IVA inclusa. Prezzi da Coffie Shp olandese.

Colgo l’occasione per ricordare che oggi, dalle ore 17:00, il sito del Forum Droghe FuoriLuogoorganizza un seminario sulla coltivazione domestica per uso personale. Maggiori info ed iscrizioni Qui.

Inoltre, sempre Marco Perduca dalle pagine del Manifesto, ci ricorda che il 26 giugno verrà presentato un libro bianco sullo stato del consumo di droghe in Italia e al mondo, appuntamento che vedrà un approfondimento dalle pagine di questo blog.