Ci sono ancora dei porti…

Il mare di Tricase porto con il profilo della costa

“Il sapere ha un piede in mare e l’altro in terra”, anonimo.
Quercia vallonea di Tricase , esemplare ultracentenario detta dei cento cavalieri

Nel Capo di Leuca

Il proverbio citato rende l’idea di ciò che rappresenta un luogo emblematico dell’incontro tra cultura marinara e civiltà contadina. Il Capo di Leuca ospita un suggestivo scenario che evoca la vita in tutti i suoi aspetti, Tricase Porto. Non finis terrae, ma centro del Mediterraneo, è il grande insegnamento che si coglie dal visitare questi luoghi, dove il mare è importante come la campagna, dove la saggezza di popolazioni miti ha arricchito una profonda cultura locale, basata sull’accoglienza.

L’iniziativa

Gruppo di lavoro presso la sede del chieam di Tricase porto

«Infondo, cosa vuol dire autentico se viviamo un luogo basato sul meticciato?», questa è la domanda che si pone al principio della tre giorni organizzata a Tricase Porto dal CIHEAM Antonio Errico, Presidente di Magna Grecia Mare, Associazione che con la Cooperativa Terrarossa Presieduta da Daniele Sperti ha curato un Educational Tour per presentare in chiave di responsabilità un luogo non tanto e non solo vocato in via esclusiva al turismo, quanto intimamente fondato sul principio dell’accoglienza.

L’esperienza

Gruppo di lavoro in visita alla quercia dei cento cavalieri

Con Sonia Gioia di Cucinabili Visioni Ho partecipato dal 22 al 24 ottobre 2021 in rappresentanza del Disability Pride Network all’iniziativa, che porta il titolo di questo post, per testare anche la capacità di rendre accessibile le offerte di fruizione lenta e sostenibile del territorio tricasino, già vocato alla tolleranza e all’apertura delle braccia per accogliere in grembo chiunque voglia sostare. «Ci sono ancora dei porti» è una frase tratta da uno scritto del giornalista Gabriele Romagnoli, nel più ampio ragionamento e testimonianza da Tricase Porto. Su SinapsiMag E sulla stessa pagina del Disability Pride Network troverete testimonianza nei prossimi giorni di ciò che è stata l’esperienza, ma anche delle suggestioni che ci portiamo dentro al ritorno a Roma, interiorizzando l’importanza che ha per la crescita della persona un porto vero, come appunto suggerisce lo stesso Romagnoli.

Tricase comunità accogliente

Il porto di Tricase visto dall’alto con varie imbarcazioni ormeggiate

Per i lettori di Opposte Visioni vorrei sottolineare in anteprima degli aspetti di quella comunità che mi hanno molto colpito, punto di partenza per tutte le riflessioni e i contributi che seguiranno. Traendo spunto dallo Statuto comunale di Tricase, possiamo ricavare delle informazioni preziose per comprendere anche il tentativo che il territorio esprime in chiave concreta di quegli stessi principi, filo conduttore che seguirò per le testimonianze future.

Leggiamo dunque al secondo comma dell’articolo 2 dello Statuto di Tricase, dedicato ai  Principi generali, che: «La comunità locale è costituita: Dai residenti. Dai residenti anche se domiciliati all’estero e/o fuori del Comune di Tricase. Da tutti coloro che hanno un rapporto qualificato per ragioni di lavoro, di studio, di utenza dei servizi, o che scelgano di soggiornarvi anche temporaneamente/periodicamente». Quest’ultimo aspetto è molto significativo, perché nella comunità ospite viene data pari dignità anche a quei cittadini che soggiornano periodicamente, ovvero ai turisti/visitatori di Tricase. Tale dignità viene ribadita poi nella lettera D dello stesso comma, dove leggiamo che: «Primo dovere del Comune è il governo della città a misura d’uomo(…) ».
Dunque l’umanità è posta al centro della carta fondamentale di Tricase, a prescindere dalla provenienza o dal motivo che spinge la persona a vivere la comunità; risulta subito chiaro come questo tratto sia evidentemente ispirato da una cultura marinaresca dove il porto è luogo di accoglienza per chiunque lo necessiti.

Tale visione è rafforzata leggendo l’Articolo 3, dedicato agli Obiettivi fondamentali, che riporto di seguito in sintesi: «Il Comune di TRICASE informa il proprio ordinamento ai seguenti principi: la centralità della persona umana; l’affermazione della cultura dell’accoglienza, quale condivisione dei bisogni degli altri, senza distinzione di razza o provenienza; la partecipazione sostanziale alla vita della comunità, perché il cittadino sia parte consapevole dei processi decisionali; la solidarietà, il volontariato e la gratuità dell’impegno sociale come valori di convivenza civile; la valorizzazione della cultura originaria e della memoria storica della comunità; (…) il raggiungimento della piena integrazione delle realtà del mezzogiorno in quella più ampia e strutturata del Continente europeo e del bacino del Mediterraneo; (…) superare gli squilibri sociali, garantire i diritti dei soggetti svantaggiati, riconoscere il ruolo sociale delle donne, sostenere le libere forme associative; (…) tutelare e recuperare l’ambiente e il patrimonio storico/culturale; (…) qualificare i servizi erogati, elevandone gli standard anche mediante il metodo delle “carte dei servizi”, basate su criteri di trasparenza, accessibilità, responsabilità e sul principio della collaborazione tra cittadini-utenti ed operatori pubblici».

Le parole chiave contenute in questi due articoli dello Statuto si respirano nelle atmosfere vissute nella tre giorni, con un grande impegno di Terrarossa, Magna Grecia Mare e dello stesso ente promotore, di respiro internazionale, quale il Ciham. Occorre però che tutto venga supportato da un maggiore impegno degli operatori privati e delle istituzioni pubbliche locali affinchè lo stesso documento comunale si tramuti in una piena affermazione non tanto di diritti, diretta conseguenza, ma di un modello equo di integrazione nel tessuto della comunità di chiunque voglia vivere e visitare Tricase, con le proprie specificità.

Sessione finale con consegna di brochure braille nella sede del ciheam. Nella foto Massimo Zuccaro, Daniele Sperti e Antonio Errico pronti a ricevere il plico da me

In conclusione Tricase, il suo porto e tutto il territorio si presta alla piena accessibilità di luoghi e servizi, occorre solo gettare il cuore oltre l’ostacolo e realizzare con un modello concreto e vivo tutti quegli elementi che si leggono nella Carta tricasina. Chissà che questo messaggio non venga colto a pieno da imprenditori ed amministratori, perché le manca poco per divenire una comunità pienamente inclusiva, anche nel turismo.

Buon vento alle tricasine e ai tricasini, lo auguro di cuore.

Professionalità e progettualità al servizio degli emarginati.

Logo Superminus

Come spiego nel post dedicato alla campagna del Partito Radicale, tale iniziativa è giunta a mia conoscenza tramite una nuova realtà del #DisabilityPrideNetwork e ovviamente subito in me si è accesa la curiosità, oltre che di approfondire l’iniziativa proposta, anche di conoscere questa nuova realtà associativa. Sbirciando nel sito dell’ Onlus Superminus, ho identificato la sensibilità della Presidentessa dell’Associazione e portavoce nel #DPN (l’Avv. Angela Furlan) con una complessiva profondità di un intero progetto associativo.

Il crimine più grande è rimanere con le mani in mano. Marco Pannella

Questa realtà infatti, evidentemente ispirata dall’agire radicale (che il lettore attento sa essere un caposaldo di OpposteVisioni), rivolge la propria azione verso la tutela dei diritti civili, in chiave antidiscriminatoria, restituendo servizi e attenzione verso fasce disagiate ed emarginate, come detenuti, immigrati, disabili, donne vessate.

Vi invito quindi a conoscere questa realtà oltre che dal sito Superminus.org, anche dalla Pagina facebook dell’organizzazione, in modo da approfondire tematiche e conoscere contesti che raccontano di marginalità sociale, ma anche di tanta solidarietà e costruzione di ponti, con un concreto tentativo di far emergere potenzialità li dove la massa percepisce solo disagio.

Tra fornelli e forno Sonia mi racconta la sua passione e altre cose.

Una tazzina di caffè

Mi smonto da solo: è facile, pur di metter contenuti sul blog, “intervistare”, poi sul divano dico…, la propria moglie! Pubblicando questo papiello la domenica mattina, a distanza di qualche ora dal tutto. Ebbene, in premessa pertanto mi tocca riabilitarmi, specificando che questo nostro dialogo nasce nel quotidiano, quindi in momenti dove ognuno è preso dal suo fare e spesso in una coppia il tutto converge nella condivisione con l’altro di domande, intuizioni ed affermazioni che fanno partire, fitto fitto, un dialogo in ogni tenore, spesso pacato e razionale, di tanto in tanto istintivo e frenetico, di rado un battibecco intellettuale.

Premessa

Lo dicevo anche nel post sul pane dove accennavo a questa “chiacchierata”, che in verità non si svolge solo sul divano, ma tra cucina e salotto, sino a proseguire davanti i fornelli e dilungarsi sino al giorno dopo, durante la panificazione settimanale. Quello che mi interessa far emergere di lei non è il ruolo di mia moglie, ma quello di una blogger, ma non solo, una panificatrice nata, ma non solo… Ma anche e soprattutto una donna, che entrando nella fase adulta della sua esistenza, esprime la sua condizione doppia di Donna e disabile nel suo modo, vivendo con angosce, prospettive e ambizioni il nostro tempo. Avendo iniziato assieme quest’avventura su WP, mi sembrava il caso anche di confrontarsi sui singoli progetti del nostro stare in internet. Piccola nota romantica. Nella plailist di venerdì ho inserito il brano di Pino Daniele che apre il post. Dicevo che è uno di quelli molto belli, che apprezza anche Sonia, che però non mi rimanda nell’immediato la sua immagine alla mente. Ma di questo ne riparliamo alla fine. Più che altro è idealmente con questo brano che comincio con le domande.

Facciamo due chiacchiere

La Canzone di Pino sopra citata in verità mi è servita per preparare l’atmosfera in una pausa caffè, con sigaretta annessa, momento in cui le annunciavo questa mia iniziativa, ben Accomodati sul divano a sorseggiare il nostro espresso. Creata l’atmosfera, dunque, iniziammo a parlare gradualmente del più e del meno, quando il dialogo si trasformò in questa che è, di fatto, un’intervista. E mi chiedo:

Qual è il tuo handicap? Per cominciare spieghi qual rapporto hai con esso? Spiega ai lettori di OpposteVisioni di cosa si tratta.

Sono una persona quasi cieca, ancora con una messa a fuoco che mi permette di muovermi agevolmente in casa e sopravvivere fuori, ma con un campo visivo molto limitato; vedo un minimo e da un solo occhio. Ho preso consapevolezza sin dall’infanzia; usando un termine proprio dei bambini, posso dire che “ho scoperto” di questo problema sin da piccola. Da bambina ti fai delle domande, come ad esempio perché un altro bambino può correre o giocare o fare cose diverse con tempi differenti dai tuoi. In casa non ho mai avvertito, almeno da bambina, questa differenza, “scoperta” per tanto nelle relazioni verso l’esterno. La presa di coscienza del mio problema è arrivata però verso i dieci anni.

Quanto ti senti disabile in casa? Ai lettori potrebbe interessare se hai difficoltà nelle mansioni domestiche e di vita quotidiana?

In casa personalmente non mi sento disabile. Questo perché ho imparato a cucinare, ad esempio, da persona matura, adulta diciamo, quindi avendo la consapevolezza di dover adattare la mia attrezzatura o la stessa cucina, dove possibile, alle mie esigenze. rispetto ad altre persone non ho bisogno di predisposizioni particolari, se non di piccoli dettagli, come una bilancia con numeri più grandi, maggiore illuminazione negli ambienti e sul pianale di cottura, maggiori piani d’appoggio, aiutandomi anche con dispositivi vocali e con il braille.

In ambito sociale e nelle relazioni con gli altri come va?

Per la mia esperienza, posso dire che rapportarmi con il mondo circostante in relazione al mio handicap non risulta un problema. Se però consideriamo il tessuto sociale invece la disabilità emerge con forza. IL problema di fondo è la percezione chele persone spesso hanno di un disabile, o meglio, della persona con handicap. Ad un certo punto un pregiudizio o un limite nella comprensione delle reali esigenze dell’altro, rende manifesta la disabilità. Proprio per questa poca attenzione la disabilità si manifesta, ad esempio, nei supermercati, dove non sempre raggiungo quell’autonomia nel leggere le etichette e scegliere tra la gamma dei prodotti. Pur registrando che vi sono delle marche di riso, i medicinali o tisane con l’indicazione in braille, ma toccare in genere non va bene o l’impossibilità di maneggiare a lungo una confezione comporta delle difficoltà. Per la mia esperienza, quindi, nei supermercati emerge la mia disabilità, ovvero l’handicap che ho vince sulla mia autonomia, proprio per l’assenza di un servizio, perchè non vengono abbattute quelle barriere di accesso alle informazioni, per me un ostacolo più che quelle fisiche.

Pizza regina Margherita su tagliere

Veniamo al tuo blog: da dove nasce la passione per la cucina e cos’è per te questa passione, cosa rappresenta? Forse non te l’ho chiesto mai, pur conscio che si va al di là del mero nutrirsi.

L’amore per la cucina è nato con l’amore per una persona. Indovina chi? Fino ad una certa età non ho avuto l’esigenza di mettermi ai fornelli, per il tipo di vita che conducevo. Una volta ci ho provato, attorno ai 19 anni, cucinando un pessimo ragù di carne. Un’esperienza che mi disgustò e mi reputai immediatamente incapace di cucinare, che mi confermava il perché in famiglia non avessi l’autorizzazione ad avvicinarmi ai fornelli; Ricordo che quando mi mandarono a fare il caffè, la prima volta che ho avuto lo stimolo per provare a fare qualcosa in ambito domestico, mi è riuscito bene; la seconda volta ho trovato la moca sporca e, credendo che non occorreva altro caffè, ho semplicemente tolto l’imbuto con la posa e dopo aver messo l’acqua ho rimesso lo stesso imbuto. Ovviamente la macchinetta è scoppiata! Da quest’episodio, che risale agli otto o nove anni, non mi hanno mai più fatto fare il caffè o qualsiasi altra cosa riguardasse i fornelli. E poi… sei arrivato tu e la nostra vita. La passione è venuta cucinando, come anche la voglia di comunicare questa passione dalla prospettiva dell’handicap visivo. Devo aggiungere però che spesso in cucina si riflette il mio umore; lo stato d’animo o la sintonia con le persone che sono in casa. Con ciò si determina un differente approccio ad ogni esperienza. Un giorno puoi essere ispirata per stupire la persona che vive con te, altre volte vuoi cucinare la ricetta vista altrove per riproporla. A volte si sperimenta con fantasia, altre volte magari prevale la svogliatezza, quindi ti accontenti di fare una crudaiola, perché in quel momento cucini per nutrirti, senza tanta ispirazione. Nella comunicazione quello che durante il quotidiano può essere una cosa fatta di fretta, invece sul web può prendere la sua importanza, anche nel dettaglio. Se nel quotidiano una crudaiola risulta semplice, nel comunicarla sui social, ad esempio, può acquistare un suo significato per una foto o un impiattamento particolare, o per dare l’idea a chi magari in quel giorno è più svogliato o a corto di fantasia di me. Cerco però sempre di comunicare più con dei piatti elaborati, per cercare di abbattere un muro, come comunicare agli altri che una persona con handicap visivo può cucinare, di conseguenza impiattare e può anche mostrare la preparazione ad altri e, magari, può fartelo degustare. Nella precedente esperienza lavorativa con il B&B una persona venne in struttura perché attratta da foto viste su twitter di varie mie ricette.

Risotto

Trasferiamoci in cucina, visto che è ora di pranzo, per proseguire questa chiacchierata durante la preparazione di un Risotto.

Ti gratifica più un semplice complimento o la consapevolezza di aver creato un piatto bello e buono?

Sicuramente ho una maggiore gratificazione quando mi accorgo di aver veramente cucinato bene, perché non tutti hanno lo stesso gusto e sentire l’apprezzamento piace, ma non sempre arriva. Non credo però di aver ricevuto complimenti solo per la mia condizione.

Prima di addentrarci un po’ più in avanti con le tematiche di maggior interesse, racconta ai lettori del blog un tuo piatto veramente “bomba” e uno che non ti da mai soddisfazioni.

Una ricetta che mi esalta, che presto riproporrò sul blog, è il pollo con le patate al forno. Già presente in una versione d’archivio, Pollo con patate e peperoni. Non credo ci sia però un piatto che non mi da soddisfazioni; ad esempio, però, la pasta col pomodoro fresco non mi piace, perché a me non piace il pomodoro cotto a pezzi. Mi esce buona, ma non mi da soddisfazione.

Nel corso della quotidianità poi capitano tante cose. Le domande riprendono il giorno dopo, di venerdì, dedicato alla panificazione.

In un recente post ho parlato di pizza, pane ed impasti lievitati vari nella nostra cultura e nelle tradizioni familiari. Quale il tuo rapporto con questi alimenti?

Pani

Ci sarebbe da parlarne veramente a lungo, essendo il momento della panificazione ben presente nella mia famiglia d’origine e pertanto abituata ad osservare dalla mia infanzia. Sono cresciuta tra sacchi di farina in casa e il forno comune dove abitava nonna. Mi piace molto sperimentarmi con gli impasti di pizza e pane. Se esiste un’esperienza in casa che mi fa sentire massaia è proprio fare il pane, completa nella dimensione domestica, rapportandomi con l’immagine di mia mamma che impastava il pane per la famiglia e per lavoro e un po’ mi identifico con questa figura. Poi mi piace proprio vedere il risultato di questa creazione. Ad esempio, tanta la curiosità ogni volta, non lascio raffreddare il pane e lo taglio ancora ben caldo per vedere com’è venuto. Per la pizza invece mi piace sperimentare, anche se ho un rapporto particolare, mi esce diversa ogni volta. Tendenzialmente è sempre buona, ma non ho trovato ancora una ricetta o una modalità particolare. Per fare il pane comunque mi attengo alla tradizione e, quando possibile, uso il lievito madre che io stessa preparo.

A proposito, in alcuni territori si trattava il lievito madre come un tesoro di famiglia da tramandare di generazione in generazione, almeno la sua ricetta. Il tuo quanto tempo ha?

Meno di due mesi, perché non lo facevo da tempo e c’è stato un trasloco nel mentre; se non si usa il lievito con una certa cadenza, diciamo settimanale, ammuffisce; in verità avrebbe anche un po’ di più se non fosse stato disperso, ma su questo taccio!

Ma parliamo di cose un po’ più profonde, della tua vita intendo. Dal punto di vista della tua passione, come pensi di poter soddisfare l’esigenza di un lavoro? hai dei progetti?

Più che progetti, fantasie. Non credo ad oggi di riuscire a conciliare questa mia passione con una progettualità di lavoro. I tempi non sono maturi, non per me, ma per la percezione degli altri nei confronti delle disabilità visive e del lavoro in ambito della ristorazione. .

Abbiamo per tutta la vita dei sogni nel cassetto che ci portiamo dietro: il tuo qual è, se pensi alla tua passione?

Non cucino nel senso compatibile con la grande ristorazione ed inoltre, pur sperimentandomi, amo la tradizione. Il mio piccolo e grande sogno è quello di avere una minuscola osteria, dove si possono servire piatti della tradizione italiana e meridionale, ma ogni tanto innestare delle creazioni culinarie per gli affezionati.

Andiamo oltre. Molto importante, anche in ambito domestico e culinario, è la salvaguardia di una certa sostenibilità, anche minima. Come ti senti resiliente?

Credo di dimostrarlo anche nelle ricette che propongo sul blog. Gli alimenti che potrebbero deperire si possono sempre reinventare. La spesa che tendo a fare è comunque una spesa, in particolare per il fresco, con razioni determinate e distribuite nel tempo. Difficilmente butto verdura o frutta. Quando si vede l’”invecchiamento” su di un alimento o resta a lungo in dispensa parte subito la fantasia per utilizzarlo in maniera gustosa.

Usi alimenti esotici rispetto alla tradizione italiana nella tua cucina?

Ho usato l’avocado per delle salse, ma è un alimento che poco si abbina al mio palato. Amo molto un po’ tutte le spezie. Il curry, in particolare.

Una domanda che apparentemente non c’entra nulla con la cucina: cosa pensi del proibizionismo sulla canapa? hai mai usato prodotti di canapa per le tue ricette?

Si, ho cucinato delle cene a base di canapa. Dal risotto con le foglie, ai dolci o biscotti con infiorescenze. Per l’uso della farina ancora non mi è capitata l’occasione. Sul proibizionismo, in generale, non mi esprimo. Sarebbero solo brutte parole. Ricordo quando ero ragazza del proliferare dei cartelli del vietato fumare ovunque e proprio quel divieto mi istigava a fumare. Credo che i divieti senza informazione non servono.

Secondo te quali sono gli ostacoli che rendono difficile a livello sociale, politico ed economico l’affermazione di una donna, ancora di più se disabile?

La mentalità italiana costituisce un grande ostacolo. L’assenza di cultura alla quale siamo tutti soggetti, cui siamo tutti sottoposti senza possibilità di “ribellione”. Il problema è grande per le donne, per questi motivi ancor più grave per una donna con disabilità.

Che vita vive oggi Sonia Gioia rispetto alle aspettative della stessa Sonia di vent’anni?

Ci troviamo di fronte a due epoche differenti, nnon solo dal punto di vista personale, ma anche sociale. Sono cambiate tantissime cose. Dovrei pensare a ieri con la società di ieri. A vent’anni si hanno altre aspettative e prospettive, vissuti differenti, è difficile valutarle per il proprio futuro. Non credo che molte persone si ritrovano ad aver realizzato a quarant’anni quello che desideravano a vent’anni. Quelle aspettative lo ho quasi dimenticate. Ero pessimista, cupa. Oggi magari mantengo queste visioni, ma ho imparato a limarle e moderarle nel tempo.

Dal punto di vista personale cos’è che ti manca, se c’è una mancanza, per la piena realizzazione di un tuo progetto, tutto al femminile?

Esser guardata dagli altri per quello che sono e non per quello che mi porto addosso. Sono una persona con tutte le sue peculiarità, non l’handicap che vivo. Fino a quando una qualsiasi persona che mi è vicina, amica o parente, vede l’handicap come un mio reale limite (spesso frutto della percezione dell’altro), avrò fallito nel comunicare che sono altro al di là di questo.

Cara lettrice e caro lettore concludo questa bizzarra intervista domestica articolata in due giorni invitandoti a seguire il blog CucinabiliVisioni curato da Sonia per ispirazione sul piatto del giorno o per semplice curiosità. A questo punto ti svelo qual è la canzone del grande Pino Daniele che mi fa pensare a Lei e che a Lei lascio come momento musicale per la riflessione dopo questo scambio di pensieri che come risultato ha avuto questa intervista.

Teatri… Apertura in corso: il debutto.

Logo arrotondato di Radio32

Sulla genesi del contenitore, ovvero la redazione che ospiterà tutti i contributi a Radio32.net, ho parlato qui.

Teatri, apertura in corso 1

In questo post invece vorrei dare degli imput, sviluppati poi sui vari canali della Radio. La trasmissione nasce inizialmente come summa di una serie di contributi e di fedd-back, come quelli di Katiuscia Torquati, Elisa Capo della Compagnia di teatro integrato Gli Imprevisti, (suggerita in redazione da Daniele Lauri e già ospite nella programmazione 2020 della Radio) e il Teatro Ghione, (Proposto in redazione da Egardo Reali), realtà culturale romana con la quale già Radio32 ha collaborato al tempo del #DisabilityPride2020 e nella stagione teatrale del 2020. Via via si sono poi concretizzati una serie di altri contatti, tra i quali quelli con Davide Enia, conosciuto durante il viaggio a Lampedusa, con l’ Associazione culturale Neon di Catania, per il quale ringrazio Eleonora Cannizaro, amica dai tempi universitari che ha condiviso con noi belle esperienze in ambito teatrale. Sonia inoltre ha recuperato un contatto lontanissimo nel tempo, con la danzatrice Luna Cenere, perchè ci è sembrato doveroso dare il punto di vista non solo di che fa ldrammaturgia e prosa, ma anche della danza, altra arte che nei teatri trova il naturale luogo di manifestazione al pubblico.

Teatri apertura in corso 2

Insomma, una redazione corale di questo programma, che non è stato solo merito nostro. Per questo ringraziamo Radio32 per il sostegno e l’ascolto, Roberto Dell’Aquila in primis per aver prestato la voce per la copertina, poi le redazioni di NVR,

I Cocciutissimi e, ovviamente, la nostra Redazione Madre, Accesso totale Maggiori feed-back e accompagnamenti li potete trovare a partire dai prossimi giorni sul

Sito della Radio sulla pagine FB, sul profilo Twitter e Instagram di Radio32.net.

Per riascoltare lo speciale realizzato con Sonia… 👇🏼

Teatri… apertura in corso! Trasmissione andata in onda su Radio32 il 27 marzo 2021 per la Giornata Mondiale del Teatro.

Sabato di attesa e spettacolo!

Grafica di Teatri, apertura in corso

Come accennato la settimana scorsa nel post sul vaccino eccomi ad un aggiornamento, ma sul sabato, non sul vaccino! Dal punto di vista degli effetti vaccinali nulla da segnalare. Se non fosse che il giorno stesso del vaccino siamo, del tutto casualmente e in assoluta buonafede da parte di tutti, incappati nel famigerato “contatto con il positivo”… Quindi siamo in una fase di attesa, conclamata la positività della persona anoi vicina, e il primo giorno d’aprile tampone molecolare. Per ora stiamo bene, anche troppo… Infatti non ci siamo fermati!

Con Radio32 durante la settimana abbiamo lavorato ad uno speciale per la Giornata mondiale del teatro dal titolo “Teatri… apertura in corso” e questo è lo spot realizzato per l’occasione…i

Teatri… apertura in corso

saremo in onda dalle ore 18:00, in compagnia di Eddi, Daniele e Katiuscia, per sentire le voci dal di dentro e capire come il mondo del teatro ha reagito al momento straordinario e come auspica la riapertura dei sipari.

la radio che ascolta!

Logo radio32

Nella pagina dedicata alle Realtà amiche è comparsa una nuova sezione, dedicata ai Media, da intendersi sia come mezzi di comunicazione, ma trattando la comunicazione in varie forme, riguarderà principalmente i progetti specifici della comunicazione che seguo direttamente.

Il primo collegamento indicato è quello con Radio32 una webradio di comunità. Si tratta di un progetto che mi ha entusiasmato sin da subito, soprattutto per la forza che racchiude in sé, ovvero quella della prospettiva. La prospettiva intima, quella del riscatto, dell’opportunità, della possibilità. La prospettiva estrinseca, ovvero quella della condivisione, di azione dal basso.

Radio32.net è anche parte della rete del Disability Pride Network quindi giocoforza le argomentazioni e gli stimoli sono una eco che riporta sempre le stesse parole, quelle per le quali tutti noi, ogni singolo progetto di quel network, compreso quello che supporta Radio32, assume come proprio fondamento: dignità, consapevolezza e opportunità.

Per la radio sono da dicembre 2020 già redattore, e ringrazio Daniele Lauri e gli altri per l’accoglienza, umile voce del gruppo di Accesso Totale, che nasce da un blog rilanciato anche da Opposte Visioni, curato da Cristian, redattore anch’egli del format radiofonico. Nella sezione I miei podcast sotto la voce collaborazioni, troverete tutti i collegamenti dove ho collaborato direttamente, per un feedback iniziale con Accesso Totale e tutto il palinsesto.

D’accordo con l’associazione Ipse Lab, ambito in cui nasce il progetto della radio, e assieme a Sonia di CucinabiliVisioni, la cucina in tutti i sensi stiamo per intraprendere un nuovo percorso, proponendoci come redattori per una nuova trasmissione ispirata dai nostri rispettivi blog, in partenza da febbraio 2021, e sulla quale vi informeremo con specifico post.

Se volete conoscere meglio il progetto della radio di comunità potete leggere questo documento, dove vi sono anche indicazioni per sostenere il progetto.

Che dire quindi? A risentirci sulle onde web di radio32!

La radio che ascolta!

Energy Family Project: tra accoglienza e innovazione.

Copyright EnergyFamiliProject

Premessa

Riprendiamo il percorso di Opposte Visioni tra le tante realtà che si occupano di disabilità, dove essa è intesa, vissuta e promossa nella sua componente “attiva”, o dinamica, se preferite.

Ho sentito negli scorsi mesi per il Disability Pride Network Samuela Fronteddu, Presidentessa, ispiratrice e anima di Energy Family Project. Potete leggere il suo intervento per intero Qui. Di seguito una sintesi di quell’intervento, il quale apre spazi di riflessione che vanno ben al di là della disabilità, perché i presupposti e le modalità hanno una profondità tale da riguardare l’approccio verso una “nuova comunità umana”. Buona lettura.

L’associazione

Energy Family Project APS è un’organizzazione nazionale nata nel 2019 con sedi e gruppi attivi in tutta Italia. L’associazione supporta famiglie con bambini e singoli individui affetti da Agenesia degli arti, gravi amputazioni e malformazioni. Conosciamo questa realtà attraverso la testimonianza di Samuela Fronteddu, fondatrice e Presidentessa dell’associazione, coinvolta dall’Agenesia degli arti perché madre di Giulio, bambino menomato del braccio destro.

L’intervista

Samuela, raccontaci un po’ di Energy Family Project…

L’associazione ha trovato spazio ideale già dopo la nascita di mio figlio, ma è nata ufficialmente un anno fa. Ci occupiamo di sostenere le famiglie che affrontano queste patologie, che al contrario di ciò che si potrebbe pensare, sono tante. Uno dei nostri obiettivi è quello di creare rete tra loro. Attualmente sosteniamo 500 famiglie in tutta Italia, sia a livello morale, burocratico e terapico e registriamo ogni settimana uno o due nuovi contatti di famiglie.

Quali le problematiche più importanti che affrontate?

Ce ne sono tante. Mi preme sottolineare, ad esempio, come in Italia non sono state mai adottate linee guida fisioterapiche pediatriche per bambini con amputazione. Se nessuno le scrive, nessun bambino riuscirà , di conseguenza, a iniziare un percorso di riabilitazione, perché il personale medico non saprà come agire. In altre realtà europee si lavora con queste linee guida fisioterapiche, studiate anche dai nostri professionisti. Siamo fortemente impegnati affinché vengano adottate anche in Italia, consapevoli che ci vorranno anni.

Con quali realtà collaborate?

Nonostante l’associazione sia nata da poco, basiamo il nostro operato su una grande concretezza. Ad oggi, tra le più significative, collaboriamo con la Fondazione “Santa Lucia” (centro europeo per la neuro-riabilitazione) e il distaccamento di Palidoro dell’Ospedale Pediatrico “Bambin Gesù”, con il quale abbiamo avuto un accredito recentissimo per una partnership finalizzata alla costituzione di un nuovo polo di chirurgia della mano e del piede.

Samuela, cosa rappresenta per te la diversità?

Ho dovuto confrontarmi con questo termine quando è nato Giulio. Ho imparato a comprendere che mio figlio è una persona unica, che non si è mai sentito diverso dagli altri. Il mio impegno di madre è quello di farlo sentire come tutti gli altri. Da mamma vedo oggi Giulio come un bambino e il mio impegno è farlo diventare un uomo. Quando è nata l’associazione e ho iniziato a conoscere altre madri, al di là della loro provenienza geografica o di ogni differenza etnica e culturale, ho scoperto che il dolore e la paura di quelle madri erano come le mie. Qui è nata una scintilla che mi ha spinto a sostenere e affiancare altre madri.

L’accoglienza cos’è per te?

L’accoglienza per me è tutto. Incidono sicuramente le mie origini sarde, dove abbracciare le persone vicine a me è un gesto che mi viene naturale e rappresenta l’accoglienza dell’altro. Con l’associazione cerchiamo un contatto con le persone (anche se spesso ci cercano loro) in maniera delicata, per poi farle entrare nel gruppo, sempre con gradualità e volontariamente. Alcune persone sono affamate di vicinanza. Altri si sento no protetti, ma sono diffidenti. Per noi accoglienza significa dare loro un punto di riferimento e un conforto.

Quali gli obiettivi per Energy Family Project nel il 2021?

Visti i grandi impegni che portiamo avanti, alla luce delle restrizioni che stiamo vivendo, dichiarare oggi questi obiettivi ci dà fiducia per il futuro, perché consapevoli di costruire i pilastri di un lavoro buono. Per noi gli obiettivi sono chiari e limpidi:L’adozione di un protocollo nascite per le famiglie; questo per garantire l’accoglienza della famiglia, favorendo i processi di socializzazione con altre famiglie già coinvolte, fornire assistenza burocratica e indirizzare verso soluzioni terapiche idonee. Scrittura delle linee guida fisioterapiche e terapiche pediatriche. L’introduzione nel sistema di protesi low coast.

Puoi approfondire quest’ultimo aspetto?

A proposito di quest’ultimo punto volevo segnalare che siamo chapter italiana di E-nable, comunità mondiale, e forniamo device ai bambini stampati in 3D. Grazie alle competenze di molti nostri associati, abbiamo vari laboratori sul territorio nazionale. A tal proposito segnalo il sito dedicato a questa specifica attività di supporto per le protesi a basso costo.

Samuela, un auspicio per concludere…

Per concludere ribadisco la volontà affinché mio figlio non cresca disabile, perché lo Stato e il corpo sociale devono assumersi le loro responsabilità verso coloro che hanno delle fragilità.

Anna Fusco, una delle testimonial EnergyFamilyProject

Grazie a Samuela Fronteddu per il suo intervento e per l’operato di Energy Family Project., realtà che indica una tendenza ben precisa da seguire: quando le soluzioni sembrano lontane per volontà di pochi, esse sono a portata di mano e realizzabili grazie all’impegno di tanti, quindi occorre sempre agire.

Cooperativa aCapo: Includere per innovare.

Logo Acapo

Premessa

La striscia, ad oggi breve, delle #StorieDalNetwork per presentare le differenti realtà del Disability Pride Network del nostro Paese – che spero di riprendere quanto prima – si è, ad un certo punto, imbattuta in una coop molto interessante. Questo contributo inedito, è ispirato ad uno slogan della Cooperativa aCapo, presieduta da Roberta Ciancarelli, “includere per innovare”, appunto.

Questa realtà mi ha colpito perché il tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità resta molto sensibile nel panorama italiano. Il mercato del lavoro in Italia è in sofferenza, con nodi cristallizzati in anni di cattive politiche del lavoro. Il collocamento mirato e le altre formule di indirizzo per l’inclusione lavorativa dei disabili soffrono maggiormente delle carenze e dei ritardi, non solo per la crisi Covid19, ma perché al cattivo costume di non applicare strumenti di Politica attiva del lavoro delle categorie svantaggiate, si aggiunge la pessima abitudine del tessuto datoriale di lavoro – Stato compreso – che non volge lo sguardo verso questa esigenza della società italiana.

L’azione

Laboratorio progetto InOnda

Per tale motivo, tra gli altri, è da ribadire l’importante ruolo della Cooperativa aCapo, che con pragmatismo interviene nel mercato del lavoro, stimolando la risorsa più importante, il capitale umano; tutto ciò nella direzione dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, professionisti a servizio del mercato.

La voce

Giammarco Nebbiai, responsabile comunicazione e socio della Cooperativa dal 2006, presentandomi questa realtà spiega:

“A capo è un’importante cooperativa sociale perché offre servizi di contact center a amministrazioni pubbliche e imprese, adottando nella propria mission un principio importante, quello della inclusione lavorativa delle persone con disabilità. aCapo, infatti, non opera in termini di assistenza, seppur questa sia un’attività importante, ma punta sul coinvolgimento attivo delle persone con disabilità per operare sul mercato. In oltre quarant’anni di attività della cooperativa, hanno trovato occupazione migliaia di lavoratori in condizioni di fragilità, trovando collocazione ad ogni livello della nostra organizzazione in base a preparazione, motivazione e opportunità”.

Attività InOnda

Come evolve oggi la collocazione della Cooperativa sul mercato del lavoro?

“Oggi le condizioni di competizione severissime; il valore sociale di imprese come la nostra non è sufficientemente riconosciuto e tutelato, ma resta ben presente il nostro impegno. Abbiamo anche dato maggiore slancio alle attività di progettazione sociale, con le quali di buone prassi sul territorio, esperimenti di sociale che ci vedono occupati con progetti come “Hostability”, che cerca di trasferire ad un gruppo di giovani persone con disabilità la capacità di operare nel campo degli affitti e delle esperienze turistiche accessibili, e “InOnda” che coinvolgerà un gruppo di giovani nella creazione di una webradio e un web magazine per stimolare la capacità di espressione e relazione con il territorio in cui vivono ”.

Come perseguire e proseguire l’azione di tutela dei diritti dei disabili?

“Intanto proseguire con manifestazioni e iniziative come il Disability Pride. Le leggi necessarie sul lavoro, sull’inclusione scolastica, sull’eliminazione delle barriere architettoniche dalle città esistono da anni; sarebbe ora di cominciare ad applicarle. È questione di visione e volontà dei decisori”.

Ringrazio Gianmarco Nebbiai per gli stimoli importanti che ha dato su un tema fondamentale, quale è il diritto al lavoro delle persone con disabilità, sancito anche nell’articolo 27 della Convenzione dell’ONU, oltre che nella seconda parte dell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale, aspetto sul quale interviene egregiamente la Cooperativa Acapo.

Per conoscere di più le iniziative della Coop potete visitare il Sito web e per restare aggiornati sulle varie iniziative seguire la loro Pagina FB.