Ci sono ancora dei porti…

Il mare di Tricase porto con il profilo della costa

“Il sapere ha un piede in mare e l’altro in terra”, anonimo.
Quercia vallonea di Tricase , esemplare ultracentenario detta dei cento cavalieri

Nel Capo di Leuca

Il proverbio citato rende l’idea di ciò che rappresenta un luogo emblematico dell’incontro tra cultura marinara e civiltà contadina. Il Capo di Leuca ospita un suggestivo scenario che evoca la vita in tutti i suoi aspetti, Tricase Porto. Non finis terrae, ma centro del Mediterraneo, è il grande insegnamento che si coglie dal visitare questi luoghi, dove il mare è importante come la campagna, dove la saggezza di popolazioni miti ha arricchito una profonda cultura locale, basata sull’accoglienza.

L’iniziativa

Gruppo di lavoro presso la sede del chieam di Tricase porto

«Infondo, cosa vuol dire autentico se viviamo un luogo basato sul meticciato?», questa è la domanda che si pone al principio della tre giorni organizzata a Tricase Porto dal CIHEAM Antonio Errico, Presidente di Magna Grecia Mare, Associazione che con la Cooperativa Terrarossa Presieduta da Daniele Sperti ha curato un Educational Tour per presentare in chiave di responsabilità un luogo non tanto e non solo vocato in via esclusiva al turismo, quanto intimamente fondato sul principio dell’accoglienza.

L’esperienza

Gruppo di lavoro in visita alla quercia dei cento cavalieri

Con Sonia Gioia di Cucinabili Visioni Ho partecipato dal 22 al 24 ottobre 2021 in rappresentanza del Disability Pride Network all’iniziativa, che porta il titolo di questo post, per testare anche la capacità di rendre accessibile le offerte di fruizione lenta e sostenibile del territorio tricasino, già vocato alla tolleranza e all’apertura delle braccia per accogliere in grembo chiunque voglia sostare. «Ci sono ancora dei porti» è una frase tratta da uno scritto del giornalista Gabriele Romagnoli, nel più ampio ragionamento e testimonianza da Tricase Porto. Su SinapsiMag E sulla stessa pagina del Disability Pride Network troverete testimonianza nei prossimi giorni di ciò che è stata l’esperienza, ma anche delle suggestioni che ci portiamo dentro al ritorno a Roma, interiorizzando l’importanza che ha per la crescita della persona un porto vero, come appunto suggerisce lo stesso Romagnoli.

Tricase comunità accogliente

Il porto di Tricase visto dall’alto con varie imbarcazioni ormeggiate

Per i lettori di Opposte Visioni vorrei sottolineare in anteprima degli aspetti di quella comunità che mi hanno molto colpito, punto di partenza per tutte le riflessioni e i contributi che seguiranno. Traendo spunto dallo Statuto comunale di Tricase, possiamo ricavare delle informazioni preziose per comprendere anche il tentativo che il territorio esprime in chiave concreta di quegli stessi principi, filo conduttore che seguirò per le testimonianze future.

Leggiamo dunque al secondo comma dell’articolo 2 dello Statuto di Tricase, dedicato ai  Principi generali, che: «La comunità locale è costituita: Dai residenti. Dai residenti anche se domiciliati all’estero e/o fuori del Comune di Tricase. Da tutti coloro che hanno un rapporto qualificato per ragioni di lavoro, di studio, di utenza dei servizi, o che scelgano di soggiornarvi anche temporaneamente/periodicamente». Quest’ultimo aspetto è molto significativo, perché nella comunità ospite viene data pari dignità anche a quei cittadini che soggiornano periodicamente, ovvero ai turisti/visitatori di Tricase. Tale dignità viene ribadita poi nella lettera D dello stesso comma, dove leggiamo che: «Primo dovere del Comune è il governo della città a misura d’uomo(…) ».
Dunque l’umanità è posta al centro della carta fondamentale di Tricase, a prescindere dalla provenienza o dal motivo che spinge la persona a vivere la comunità; risulta subito chiaro come questo tratto sia evidentemente ispirato da una cultura marinaresca dove il porto è luogo di accoglienza per chiunque lo necessiti.

Tale visione è rafforzata leggendo l’Articolo 3, dedicato agli Obiettivi fondamentali, che riporto di seguito in sintesi: «Il Comune di TRICASE informa il proprio ordinamento ai seguenti principi: la centralità della persona umana; l’affermazione della cultura dell’accoglienza, quale condivisione dei bisogni degli altri, senza distinzione di razza o provenienza; la partecipazione sostanziale alla vita della comunità, perché il cittadino sia parte consapevole dei processi decisionali; la solidarietà, il volontariato e la gratuità dell’impegno sociale come valori di convivenza civile; la valorizzazione della cultura originaria e della memoria storica della comunità; (…) il raggiungimento della piena integrazione delle realtà del mezzogiorno in quella più ampia e strutturata del Continente europeo e del bacino del Mediterraneo; (…) superare gli squilibri sociali, garantire i diritti dei soggetti svantaggiati, riconoscere il ruolo sociale delle donne, sostenere le libere forme associative; (…) tutelare e recuperare l’ambiente e il patrimonio storico/culturale; (…) qualificare i servizi erogati, elevandone gli standard anche mediante il metodo delle “carte dei servizi”, basate su criteri di trasparenza, accessibilità, responsabilità e sul principio della collaborazione tra cittadini-utenti ed operatori pubblici».

Le parole chiave contenute in questi due articoli dello Statuto si respirano nelle atmosfere vissute nella tre giorni, con un grande impegno di Terrarossa, Magna Grecia Mare e dello stesso ente promotore, di respiro internazionale, quale il Ciham. Occorre però che tutto venga supportato da un maggiore impegno degli operatori privati e delle istituzioni pubbliche locali affinchè lo stesso documento comunale si tramuti in una piena affermazione non tanto di diritti, diretta conseguenza, ma di un modello equo di integrazione nel tessuto della comunità di chiunque voglia vivere e visitare Tricase, con le proprie specificità.

Sessione finale con consegna di brochure braille nella sede del ciheam. Nella foto Massimo Zuccaro, Daniele Sperti e Antonio Errico pronti a ricevere il plico da me

In conclusione Tricase, il suo porto e tutto il territorio si presta alla piena accessibilità di luoghi e servizi, occorre solo gettare il cuore oltre l’ostacolo e realizzare con un modello concreto e vivo tutti quegli elementi che si leggono nella Carta tricasina. Chissà che questo messaggio non venga colto a pieno da imprenditori ed amministratori, perché le manca poco per divenire una comunità pienamente inclusiva, anche nel turismo.

Buon vento alle tricasine e ai tricasini, lo auguro di cuore.

#GiornataMondialeAutismo 💙 alcuni video tra comunicazione istituzionale e messaggi educativi

Alcuni video molto belli e interessanti di sensibilizzazione sulla consapevolezza sull’autismo rilanciati dai miei social e dalla pagina facebook di Radio32.

Partiamo con il primo, comunicazione sociale della RAI.

Questo, con dei fumetti, è realizzato da una scuola media campana e si rivolge ai più piccoli…

L’ultimo è stato realizzato da un istituto comprensorio di San Severo, in Puglia, ed è molto esaustivo, oltre che accessibile a tutti. Complimenti…

💙💙💙💙💙

La cucina vissuta da un’altra prospettiva

Cucinabili Visioni

Questa nuova aaventura di Sonia è arrichita da tantissime esperienze avute negli scorsi anni.

Si tratta di un blog tutto nuovo dove le ricette passo a passo saranno alternate ad informazioni utili e vari contenuti.

Lo spazio web sarà in continua evoluzione e l’autrice resta sempre a disposizione per consigli e feedback su cucina e tanti altri argomenti. Seguitela, non ve ne pentirete!

Tra fornelli e forno Sonia mi racconta la sua passione e altre cose.

Una tazzina di caffè

Mi smonto da solo: è facile, pur di metter contenuti sul blog, “intervistare”, poi sul divano dico…, la propria moglie! Pubblicando questo papiello la domenica mattina, a distanza di qualche ora dal tutto. Ebbene, in premessa pertanto mi tocca riabilitarmi, specificando che questo nostro dialogo nasce nel quotidiano, quindi in momenti dove ognuno è preso dal suo fare e spesso in una coppia il tutto converge nella condivisione con l’altro di domande, intuizioni ed affermazioni che fanno partire, fitto fitto, un dialogo in ogni tenore, spesso pacato e razionale, di tanto in tanto istintivo e frenetico, di rado un battibecco intellettuale.

Premessa

Lo dicevo anche nel post sul pane dove accennavo a questa “chiacchierata”, che in verità non si svolge solo sul divano, ma tra cucina e salotto, sino a proseguire davanti i fornelli e dilungarsi sino al giorno dopo, durante la panificazione settimanale. Quello che mi interessa far emergere di lei non è il ruolo di mia moglie, ma quello di una blogger, ma non solo, una panificatrice nata, ma non solo… Ma anche e soprattutto una donna, che entrando nella fase adulta della sua esistenza, esprime la sua condizione doppia di Donna e disabile nel suo modo, vivendo con angosce, prospettive e ambizioni il nostro tempo. Avendo iniziato assieme quest’avventura su WP, mi sembrava il caso anche di confrontarsi sui singoli progetti del nostro stare in internet. Piccola nota romantica. Nella plailist di venerdì ho inserito il brano di Pino Daniele che apre il post. Dicevo che è uno di quelli molto belli, che apprezza anche Sonia, che però non mi rimanda nell’immediato la sua immagine alla mente. Ma di questo ne riparliamo alla fine. Più che altro è idealmente con questo brano che comincio con le domande.

Facciamo due chiacchiere

La Canzone di Pino sopra citata in verità mi è servita per preparare l’atmosfera in una pausa caffè, con sigaretta annessa, momento in cui le annunciavo questa mia iniziativa, ben Accomodati sul divano a sorseggiare il nostro espresso. Creata l’atmosfera, dunque, iniziammo a parlare gradualmente del più e del meno, quando il dialogo si trasformò in questa che è, di fatto, un’intervista. E mi chiedo:

Qual è il tuo handicap? Per cominciare spieghi qual rapporto hai con esso? Spiega ai lettori di OpposteVisioni di cosa si tratta.

Sono una persona quasi cieca, ancora con una messa a fuoco che mi permette di muovermi agevolmente in casa e sopravvivere fuori, ma con un campo visivo molto limitato; vedo un minimo e da un solo occhio. Ho preso consapevolezza sin dall’infanzia; usando un termine proprio dei bambini, posso dire che “ho scoperto” di questo problema sin da piccola. Da bambina ti fai delle domande, come ad esempio perché un altro bambino può correre o giocare o fare cose diverse con tempi differenti dai tuoi. In casa non ho mai avvertito, almeno da bambina, questa differenza, “scoperta” per tanto nelle relazioni verso l’esterno. La presa di coscienza del mio problema è arrivata però verso i dieci anni.

Quanto ti senti disabile in casa? Ai lettori potrebbe interessare se hai difficoltà nelle mansioni domestiche e di vita quotidiana?

In casa personalmente non mi sento disabile. Questo perché ho imparato a cucinare, ad esempio, da persona matura, adulta diciamo, quindi avendo la consapevolezza di dover adattare la mia attrezzatura o la stessa cucina, dove possibile, alle mie esigenze. rispetto ad altre persone non ho bisogno di predisposizioni particolari, se non di piccoli dettagli, come una bilancia con numeri più grandi, maggiore illuminazione negli ambienti e sul pianale di cottura, maggiori piani d’appoggio, aiutandomi anche con dispositivi vocali e con il braille.

In ambito sociale e nelle relazioni con gli altri come va?

Per la mia esperienza, posso dire che rapportarmi con il mondo circostante in relazione al mio handicap non risulta un problema. Se però consideriamo il tessuto sociale invece la disabilità emerge con forza. IL problema di fondo è la percezione chele persone spesso hanno di un disabile, o meglio, della persona con handicap. Ad un certo punto un pregiudizio o un limite nella comprensione delle reali esigenze dell’altro, rende manifesta la disabilità. Proprio per questa poca attenzione la disabilità si manifesta, ad esempio, nei supermercati, dove non sempre raggiungo quell’autonomia nel leggere le etichette e scegliere tra la gamma dei prodotti. Pur registrando che vi sono delle marche di riso, i medicinali o tisane con l’indicazione in braille, ma toccare in genere non va bene o l’impossibilità di maneggiare a lungo una confezione comporta delle difficoltà. Per la mia esperienza, quindi, nei supermercati emerge la mia disabilità, ovvero l’handicap che ho vince sulla mia autonomia, proprio per l’assenza di un servizio, perchè non vengono abbattute quelle barriere di accesso alle informazioni, per me un ostacolo più che quelle fisiche.

Pizza regina Margherita su tagliere

Veniamo al tuo blog: da dove nasce la passione per la cucina e cos’è per te questa passione, cosa rappresenta? Forse non te l’ho chiesto mai, pur conscio che si va al di là del mero nutrirsi.

L’amore per la cucina è nato con l’amore per una persona. Indovina chi? Fino ad una certa età non ho avuto l’esigenza di mettermi ai fornelli, per il tipo di vita che conducevo. Una volta ci ho provato, attorno ai 19 anni, cucinando un pessimo ragù di carne. Un’esperienza che mi disgustò e mi reputai immediatamente incapace di cucinare, che mi confermava il perché in famiglia non avessi l’autorizzazione ad avvicinarmi ai fornelli; Ricordo che quando mi mandarono a fare il caffè, la prima volta che ho avuto lo stimolo per provare a fare qualcosa in ambito domestico, mi è riuscito bene; la seconda volta ho trovato la moca sporca e, credendo che non occorreva altro caffè, ho semplicemente tolto l’imbuto con la posa e dopo aver messo l’acqua ho rimesso lo stesso imbuto. Ovviamente la macchinetta è scoppiata! Da quest’episodio, che risale agli otto o nove anni, non mi hanno mai più fatto fare il caffè o qualsiasi altra cosa riguardasse i fornelli. E poi… sei arrivato tu e la nostra vita. La passione è venuta cucinando, come anche la voglia di comunicare questa passione dalla prospettiva dell’handicap visivo. Devo aggiungere però che spesso in cucina si riflette il mio umore; lo stato d’animo o la sintonia con le persone che sono in casa. Con ciò si determina un differente approccio ad ogni esperienza. Un giorno puoi essere ispirata per stupire la persona che vive con te, altre volte vuoi cucinare la ricetta vista altrove per riproporla. A volte si sperimenta con fantasia, altre volte magari prevale la svogliatezza, quindi ti accontenti di fare una crudaiola, perché in quel momento cucini per nutrirti, senza tanta ispirazione. Nella comunicazione quello che durante il quotidiano può essere una cosa fatta di fretta, invece sul web può prendere la sua importanza, anche nel dettaglio. Se nel quotidiano una crudaiola risulta semplice, nel comunicarla sui social, ad esempio, può acquistare un suo significato per una foto o un impiattamento particolare, o per dare l’idea a chi magari in quel giorno è più svogliato o a corto di fantasia di me. Cerco però sempre di comunicare più con dei piatti elaborati, per cercare di abbattere un muro, come comunicare agli altri che una persona con handicap visivo può cucinare, di conseguenza impiattare e può anche mostrare la preparazione ad altri e, magari, può fartelo degustare. Nella precedente esperienza lavorativa con il B&B una persona venne in struttura perché attratta da foto viste su twitter di varie mie ricette.

Risotto

Trasferiamoci in cucina, visto che è ora di pranzo, per proseguire questa chiacchierata durante la preparazione di un Risotto.

Ti gratifica più un semplice complimento o la consapevolezza di aver creato un piatto bello e buono?

Sicuramente ho una maggiore gratificazione quando mi accorgo di aver veramente cucinato bene, perché non tutti hanno lo stesso gusto e sentire l’apprezzamento piace, ma non sempre arriva. Non credo però di aver ricevuto complimenti solo per la mia condizione.

Prima di addentrarci un po’ più in avanti con le tematiche di maggior interesse, racconta ai lettori del blog un tuo piatto veramente “bomba” e uno che non ti da mai soddisfazioni.

Una ricetta che mi esalta, che presto riproporrò sul blog, è il pollo con le patate al forno. Già presente in una versione d’archivio, Pollo con patate e peperoni. Non credo ci sia però un piatto che non mi da soddisfazioni; ad esempio, però, la pasta col pomodoro fresco non mi piace, perché a me non piace il pomodoro cotto a pezzi. Mi esce buona, ma non mi da soddisfazione.

Nel corso della quotidianità poi capitano tante cose. Le domande riprendono il giorno dopo, di venerdì, dedicato alla panificazione.

In un recente post ho parlato di pizza, pane ed impasti lievitati vari nella nostra cultura e nelle tradizioni familiari. Quale il tuo rapporto con questi alimenti?

Pani

Ci sarebbe da parlarne veramente a lungo, essendo il momento della panificazione ben presente nella mia famiglia d’origine e pertanto abituata ad osservare dalla mia infanzia. Sono cresciuta tra sacchi di farina in casa e il forno comune dove abitava nonna. Mi piace molto sperimentarmi con gli impasti di pizza e pane. Se esiste un’esperienza in casa che mi fa sentire massaia è proprio fare il pane, completa nella dimensione domestica, rapportandomi con l’immagine di mia mamma che impastava il pane per la famiglia e per lavoro e un po’ mi identifico con questa figura. Poi mi piace proprio vedere il risultato di questa creazione. Ad esempio, tanta la curiosità ogni volta, non lascio raffreddare il pane e lo taglio ancora ben caldo per vedere com’è venuto. Per la pizza invece mi piace sperimentare, anche se ho un rapporto particolare, mi esce diversa ogni volta. Tendenzialmente è sempre buona, ma non ho trovato ancora una ricetta o una modalità particolare. Per fare il pane comunque mi attengo alla tradizione e, quando possibile, uso il lievito madre che io stessa preparo.

A proposito, in alcuni territori si trattava il lievito madre come un tesoro di famiglia da tramandare di generazione in generazione, almeno la sua ricetta. Il tuo quanto tempo ha?

Meno di due mesi, perché non lo facevo da tempo e c’è stato un trasloco nel mentre; se non si usa il lievito con una certa cadenza, diciamo settimanale, ammuffisce; in verità avrebbe anche un po’ di più se non fosse stato disperso, ma su questo taccio!

Ma parliamo di cose un po’ più profonde, della tua vita intendo. Dal punto di vista della tua passione, come pensi di poter soddisfare l’esigenza di un lavoro? hai dei progetti?

Più che progetti, fantasie. Non credo ad oggi di riuscire a conciliare questa mia passione con una progettualità di lavoro. I tempi non sono maturi, non per me, ma per la percezione degli altri nei confronti delle disabilità visive e del lavoro in ambito della ristorazione. .

Abbiamo per tutta la vita dei sogni nel cassetto che ci portiamo dietro: il tuo qual è, se pensi alla tua passione?

Non cucino nel senso compatibile con la grande ristorazione ed inoltre, pur sperimentandomi, amo la tradizione. Il mio piccolo e grande sogno è quello di avere una minuscola osteria, dove si possono servire piatti della tradizione italiana e meridionale, ma ogni tanto innestare delle creazioni culinarie per gli affezionati.

Andiamo oltre. Molto importante, anche in ambito domestico e culinario, è la salvaguardia di una certa sostenibilità, anche minima. Come ti senti resiliente?

Credo di dimostrarlo anche nelle ricette che propongo sul blog. Gli alimenti che potrebbero deperire si possono sempre reinventare. La spesa che tendo a fare è comunque una spesa, in particolare per il fresco, con razioni determinate e distribuite nel tempo. Difficilmente butto verdura o frutta. Quando si vede l’”invecchiamento” su di un alimento o resta a lungo in dispensa parte subito la fantasia per utilizzarlo in maniera gustosa.

Usi alimenti esotici rispetto alla tradizione italiana nella tua cucina?

Ho usato l’avocado per delle salse, ma è un alimento che poco si abbina al mio palato. Amo molto un po’ tutte le spezie. Il curry, in particolare.

Una domanda che apparentemente non c’entra nulla con la cucina: cosa pensi del proibizionismo sulla canapa? hai mai usato prodotti di canapa per le tue ricette?

Si, ho cucinato delle cene a base di canapa. Dal risotto con le foglie, ai dolci o biscotti con infiorescenze. Per l’uso della farina ancora non mi è capitata l’occasione. Sul proibizionismo, in generale, non mi esprimo. Sarebbero solo brutte parole. Ricordo quando ero ragazza del proliferare dei cartelli del vietato fumare ovunque e proprio quel divieto mi istigava a fumare. Credo che i divieti senza informazione non servono.

Secondo te quali sono gli ostacoli che rendono difficile a livello sociale, politico ed economico l’affermazione di una donna, ancora di più se disabile?

La mentalità italiana costituisce un grande ostacolo. L’assenza di cultura alla quale siamo tutti soggetti, cui siamo tutti sottoposti senza possibilità di “ribellione”. Il problema è grande per le donne, per questi motivi ancor più grave per una donna con disabilità.

Che vita vive oggi Sonia Gioia rispetto alle aspettative della stessa Sonia di vent’anni?

Ci troviamo di fronte a due epoche differenti, nnon solo dal punto di vista personale, ma anche sociale. Sono cambiate tantissime cose. Dovrei pensare a ieri con la società di ieri. A vent’anni si hanno altre aspettative e prospettive, vissuti differenti, è difficile valutarle per il proprio futuro. Non credo che molte persone si ritrovano ad aver realizzato a quarant’anni quello che desideravano a vent’anni. Quelle aspettative lo ho quasi dimenticate. Ero pessimista, cupa. Oggi magari mantengo queste visioni, ma ho imparato a limarle e moderarle nel tempo.

Dal punto di vista personale cos’è che ti manca, se c’è una mancanza, per la piena realizzazione di un tuo progetto, tutto al femminile?

Esser guardata dagli altri per quello che sono e non per quello che mi porto addosso. Sono una persona con tutte le sue peculiarità, non l’handicap che vivo. Fino a quando una qualsiasi persona che mi è vicina, amica o parente, vede l’handicap come un mio reale limite (spesso frutto della percezione dell’altro), avrò fallito nel comunicare che sono altro al di là di questo.

Cara lettrice e caro lettore concludo questa bizzarra intervista domestica articolata in due giorni invitandoti a seguire il blog CucinabiliVisioni curato da Sonia per ispirazione sul piatto del giorno o per semplice curiosità. A questo punto ti svelo qual è la canzone del grande Pino Daniele che mi fa pensare a Lei e che a Lei lascio come momento musicale per la riflessione dopo questo scambio di pensieri che come risultato ha avuto questa intervista.

Teatri… Apertura in corso: il debutto.

Logo arrotondato di Radio32

Sulla genesi del contenitore, ovvero la redazione che ospiterà tutti i contributi a Radio32.net, ho parlato qui.

Teatri, apertura in corso 1

In questo post invece vorrei dare degli imput, sviluppati poi sui vari canali della Radio. La trasmissione nasce inizialmente come summa di una serie di contributi e di fedd-back, come quelli di Katiuscia Torquati, Elisa Capo della Compagnia di teatro integrato Gli Imprevisti, (suggerita in redazione da Daniele Lauri e già ospite nella programmazione 2020 della Radio) e il Teatro Ghione, (Proposto in redazione da Egardo Reali), realtà culturale romana con la quale già Radio32 ha collaborato al tempo del #DisabilityPride2020 e nella stagione teatrale del 2020. Via via si sono poi concretizzati una serie di altri contatti, tra i quali quelli con Davide Enia, conosciuto durante il viaggio a Lampedusa, con l’ Associazione culturale Neon di Catania, per il quale ringrazio Eleonora Cannizaro, amica dai tempi universitari che ha condiviso con noi belle esperienze in ambito teatrale. Sonia inoltre ha recuperato un contatto lontanissimo nel tempo, con la danzatrice Luna Cenere, perchè ci è sembrato doveroso dare il punto di vista non solo di che fa ldrammaturgia e prosa, ma anche della danza, altra arte che nei teatri trova il naturale luogo di manifestazione al pubblico.

Teatri apertura in corso 2

Insomma, una redazione corale di questo programma, che non è stato solo merito nostro. Per questo ringraziamo Radio32 per il sostegno e l’ascolto, Roberto Dell’Aquila in primis per aver prestato la voce per la copertina, poi le redazioni di NVR,

I Cocciutissimi e, ovviamente, la nostra Redazione Madre, Accesso totale Maggiori feed-back e accompagnamenti li potete trovare a partire dai prossimi giorni sul

Sito della Radio sulla pagine FB, sul profilo Twitter e Instagram di Radio32.net.

Per riascoltare lo speciale realizzato con Sonia… 👇🏼

Teatri… apertura in corso! Trasmissione andata in onda su Radio32 il 27 marzo 2021 per la Giornata Mondiale del Teatro.

Radio32 con il mondo del teatro: parte la redazione di “un occhio a quei due”.

Logo arrotondato Radio32

Premesse

Nota è la mia collaborazione e quella di Sonia con Radio32.net, contributi che potete rintracciare nella Pagina dedicata ai podcast e sul blog CucinabiliVisioni, Ma il coinvolgimento nella programmazione e nelle varie redazioni è cresciuto nel tempo, fino a volerci proporre per un contenuto Alfa, che desse il via a dei contenuti Beta. Nella fase di ideazione dello speciale per la #GiornataMondialeDelTeatro ferma era l’intenzione di fare bene, e per vari motivi. Registrando lo Spot per lo speciale live di sabato 27 marzo, dal titolo Teatri… apertura in corso ci è apparso chiaro che si trattava del nostro debutto ufficiale in Radio come Redazione autonoma. Per spiegare questa fase creativa mi occorre procedere per gradi, rispondendo alle cinque domande, fondamento del giornalismo di ispirazione anglosassone, che nel mio caso mi darà l’opportunità di presentare meglio i nuovi contenuti che con Sonia andremo a proporre nella programmazione della radio.

Chi

La Redazione di Un occhio a quei Due… parte da uno stimolo mio e di Sonia, questo è evidente. Ma non siamo chiusi, anzi la prima puntata, l’esordio se volete, è stata realizzata con gli spunti e le riflessioni di Katiuscia Torquati di Roma, una studiosa ed osservatrice di arti dello spettacolo, esperta della correlazione tra lo spettacolo e l’accessibilità. Katiuscia ci accompagnerà in quei percorsi di questi temi, con un occhio sempre al sociale e alla disabilità, non solo come destinatari di progettualità, ma come parte attiva della società, con stimolo principale ovviamente il teatro. Poi c’è il coinvolgimento diretto alla regia di Edgardo Reali, responsabile di Radio32, progetto di IpseLab APS, Associazione romana che potete scoprire meglio qui, e di Daniele Lauri, amico, redattore di Accesso Totale e nostro cicerone nel progetto; e siamo aperti a tanti contributi dal di dentro e dal di fuori della Radio.

Grafica Teatri, apertura in corso

Cosa

Un occhio a quei Due… è un contenitore di tanti argomenti, costituito da vari podcast speciali che saranno le rubriche di tutta la redazione. I vari contributi poi confluiranno in un appuntamento mensile, dal titolo appunto Un Occhio a quei Due, che presenterà il meglio della produzione mensile, le rubriche fisse e ospiti in diretta.

Dove

Logo provvisorio

Ci potete riascoltare con lo speciale sul teatro e per le future pubblicazioni su vari canali come Apple Podcast, Spotify, Spreaker, Google Podcast, iHeartRadio, oltre che su www.radio32.net

Quando

I podcast speciali non hanno ad oggi una pubblicazione periodica, siamo ancora in fase di elaborazione. La puntata mensile sarà collocata nella parte finale del mese, quindi seguite i social della radio per restare aggiornati. Ci trovate su Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

Perchè

Questa è la parte, a mio avviso, più interessante. Del coinvolgimento di Katiuscia e della volontà di contribuire al progetto di IpseLab già ho detto in premessa. L’idea è di creare un mix tra musica (Reggae e cantautorato in particolare), imput dal mondo della cultura, voce al mondo del sociale, info su campagne su diritti civili, testimonianze su vita indipendente e autodeterminazione delle persone disabili. Una bella sfida vero? Le tematiche trovano ispirazione in questo blog e in La cucina in tutti i sensi ma si aprirà al circuito di contatti personali e che tramite la radio si vanno via via concretizzando. I temi della diversità, della cultura e dell’autodeterminazione, che sono spesso assenti dai palinsesti delle piccole radio web e sempre dai grandi media, mentre saranno centrali nella nostra redazione. Il progetto valorizza questi argomenti come centrali nella ideazione e scrittura dei contenuti. Sposando la linea editoriale di Radio32, ringraziamo Edgardo Reali e tutta IpseLab APS per il sostegno e l’opportunità. Reggae, autonomia domestica, teatro, alimentazione e cucina, diritti civili saranno i primi pilastri che costituiranno la programmazione sperimentale di questa nuova redazione. Ci diamo, dopo questo speciale, un paio di mesi per realizzare la versione base e strutturare le singole rubriche , ma può succedere la qualunque, quindi a risentirci presto sulle onde web di Radio32.

Follow up

Per approfondire le tematiche affrontate nello speciale sul teatro, punto di partenza, leggi questo post.

Sabato di attesa e spettacolo!

Grafica di Teatri, apertura in corso

Come accennato la settimana scorsa nel post sul vaccino eccomi ad un aggiornamento, ma sul sabato, non sul vaccino! Dal punto di vista degli effetti vaccinali nulla da segnalare. Se non fosse che il giorno stesso del vaccino siamo, del tutto casualmente e in assoluta buonafede da parte di tutti, incappati nel famigerato “contatto con il positivo”… Quindi siamo in una fase di attesa, conclamata la positività della persona anoi vicina, e il primo giorno d’aprile tampone molecolare. Per ora stiamo bene, anche troppo… Infatti non ci siamo fermati!

Con Radio32 durante la settimana abbiamo lavorato ad uno speciale per la Giornata mondiale del teatro dal titolo “Teatri… apertura in corso” e questo è lo spot realizzato per l’occasione…i

Teatri… apertura in corso

saremo in onda dalle ore 18:00, in compagnia di Eddi, Daniele e Katiuscia, per sentire le voci dal di dentro e capire come il mondo del teatro ha reagito al momento straordinario e come auspica la riapertura dei sipari.

Cronache di un vaccino

Jo mentre vengo vaccinato

Breve post, amiche ed amici, per aggiornarvi sulla personale esperienza di vaccinato anti-covid.

Chi sono

Chi mi segue già sa, ma un pó di outing non guasta. Residente nella regione Lazio, ho avuto la possibilità di prenotare il vaccino anti covid da mercoledì 17 marzo perchè cieco assoluto, codice d’esenzione c05. Dopo un pó di fibrillazione nelle prime ore del mattino, a metà giornata del 17 sono stato tra i primi, tant’è che la prima dose mi è stata prenota per oggi 20 marzo.

Il vaccino

Rientrando nella categoria delle persone vulnerabili, nonostante i miei 41 anni portati non benissimo, mi è stata assegnata la possibilità di vaccinarmi con il primo e più sicuro, il vaccino americano di Pfizer. Come potete vedere dalla fotografia di corredo all’articolo, la fiala al momento della somministrazione era stata appena aperta. Nella postazione di Santa Maria della pietà di Roma, centro vaccinale nella parte settentrionale della capitale, le postazioni erano varie. Ma le operazioni scorrevano anche con una certa fluidità. Al momento della somministrazione zero sensazioni. Zero dolore. Zero conseguenze, almeno fino ad ora, poche ore dopo l’iniezione.

Perchè vaccinarmi

A questo punto viene la parte più interessante… Perché vaccinarmi? Bene, molto semplice. Anche se le motivazioni sono varie. Prima di tutto, come non vedente, usando molto le mani sono esposto più facilmente ai contagi.per quanto attenzione io possa mettere, resta il fatto che il mondo lo scopro piuttosto che lo evito con le mani, automaticamente aumenta la possibilità di entrare in contatto con superfici contaminate. In secondo luogo, sono anche una persona ipertesa. Sulla pericolosità di questo virus negli effetti riferiti alla salute cardiovascolare tanto si è detto in terzo luogo, ma non per ultimo, ho deciso di vaccinarmi appena possibile per tutelare le persone attorno a me, compresa mia moglie (anche lei vaccinata oggi) perché asmatica; ma penso anche alla possibilità di tornare in Puglia, Mia regione di origine, Per fare visita ai miei anziani genitori malati, Che tra una cosa e l’altra non li vedo da quasi due anni. Metteteci che da più di tre anni non incontriamo amiche ed amici con gravi malattie autoimmuni, il quadro delle motivazioni e completo. Per concludere vi aggiornerò fino alla completa immunizzazione con cadenza settimanale, salvo, ovviamente spero di no, imprevisti…

Comunque, il tweet seguente riassume il mio stato d’animo! ☺️😉