Ci sono ancora dei porti…

Il mare di Tricase porto con il profilo della costa

“Il sapere ha un piede in mare e l’altro in terra”, anonimo.
Quercia vallonea di Tricase , esemplare ultracentenario detta dei cento cavalieri

Nel Capo di Leuca

Il proverbio citato rende l’idea di ciò che rappresenta un luogo emblematico dell’incontro tra cultura marinara e civiltà contadina. Il Capo di Leuca ospita un suggestivo scenario che evoca la vita in tutti i suoi aspetti, Tricase Porto. Non finis terrae, ma centro del Mediterraneo, è il grande insegnamento che si coglie dal visitare questi luoghi, dove il mare è importante come la campagna, dove la saggezza di popolazioni miti ha arricchito una profonda cultura locale, basata sull’accoglienza.

L’iniziativa

Gruppo di lavoro presso la sede del chieam di Tricase porto

«Infondo, cosa vuol dire autentico se viviamo un luogo basato sul meticciato?», questa è la domanda che si pone al principio della tre giorni organizzata a Tricase Porto dal CIHEAM Antonio Errico, Presidente di Magna Grecia Mare, Associazione che con la Cooperativa Terrarossa Presieduta da Daniele Sperti ha curato un Educational Tour per presentare in chiave di responsabilità un luogo non tanto e non solo vocato in via esclusiva al turismo, quanto intimamente fondato sul principio dell’accoglienza.

L’esperienza

Gruppo di lavoro in visita alla quercia dei cento cavalieri

Con Sonia Gioia di Cucinabili Visioni Ho partecipato dal 22 al 24 ottobre 2021 in rappresentanza del Disability Pride Network all’iniziativa, che porta il titolo di questo post, per testare anche la capacità di rendre accessibile le offerte di fruizione lenta e sostenibile del territorio tricasino, già vocato alla tolleranza e all’apertura delle braccia per accogliere in grembo chiunque voglia sostare. «Ci sono ancora dei porti» è una frase tratta da uno scritto del giornalista Gabriele Romagnoli, nel più ampio ragionamento e testimonianza da Tricase Porto. Su SinapsiMag E sulla stessa pagina del Disability Pride Network troverete testimonianza nei prossimi giorni di ciò che è stata l’esperienza, ma anche delle suggestioni che ci portiamo dentro al ritorno a Roma, interiorizzando l’importanza che ha per la crescita della persona un porto vero, come appunto suggerisce lo stesso Romagnoli.

Tricase comunità accogliente

Il porto di Tricase visto dall’alto con varie imbarcazioni ormeggiate

Per i lettori di Opposte Visioni vorrei sottolineare in anteprima degli aspetti di quella comunità che mi hanno molto colpito, punto di partenza per tutte le riflessioni e i contributi che seguiranno. Traendo spunto dallo Statuto comunale di Tricase, possiamo ricavare delle informazioni preziose per comprendere anche il tentativo che il territorio esprime in chiave concreta di quegli stessi principi, filo conduttore che seguirò per le testimonianze future.

Leggiamo dunque al secondo comma dell’articolo 2 dello Statuto di Tricase, dedicato ai  Principi generali, che: «La comunità locale è costituita: Dai residenti. Dai residenti anche se domiciliati all’estero e/o fuori del Comune di Tricase. Da tutti coloro che hanno un rapporto qualificato per ragioni di lavoro, di studio, di utenza dei servizi, o che scelgano di soggiornarvi anche temporaneamente/periodicamente». Quest’ultimo aspetto è molto significativo, perché nella comunità ospite viene data pari dignità anche a quei cittadini che soggiornano periodicamente, ovvero ai turisti/visitatori di Tricase. Tale dignità viene ribadita poi nella lettera D dello stesso comma, dove leggiamo che: «Primo dovere del Comune è il governo della città a misura d’uomo(…) ».
Dunque l’umanità è posta al centro della carta fondamentale di Tricase, a prescindere dalla provenienza o dal motivo che spinge la persona a vivere la comunità; risulta subito chiaro come questo tratto sia evidentemente ispirato da una cultura marinaresca dove il porto è luogo di accoglienza per chiunque lo necessiti.

Tale visione è rafforzata leggendo l’Articolo 3, dedicato agli Obiettivi fondamentali, che riporto di seguito in sintesi: «Il Comune di TRICASE informa il proprio ordinamento ai seguenti principi: la centralità della persona umana; l’affermazione della cultura dell’accoglienza, quale condivisione dei bisogni degli altri, senza distinzione di razza o provenienza; la partecipazione sostanziale alla vita della comunità, perché il cittadino sia parte consapevole dei processi decisionali; la solidarietà, il volontariato e la gratuità dell’impegno sociale come valori di convivenza civile; la valorizzazione della cultura originaria e della memoria storica della comunità; (…) il raggiungimento della piena integrazione delle realtà del mezzogiorno in quella più ampia e strutturata del Continente europeo e del bacino del Mediterraneo; (…) superare gli squilibri sociali, garantire i diritti dei soggetti svantaggiati, riconoscere il ruolo sociale delle donne, sostenere le libere forme associative; (…) tutelare e recuperare l’ambiente e il patrimonio storico/culturale; (…) qualificare i servizi erogati, elevandone gli standard anche mediante il metodo delle “carte dei servizi”, basate su criteri di trasparenza, accessibilità, responsabilità e sul principio della collaborazione tra cittadini-utenti ed operatori pubblici».

Le parole chiave contenute in questi due articoli dello Statuto si respirano nelle atmosfere vissute nella tre giorni, con un grande impegno di Terrarossa, Magna Grecia Mare e dello stesso ente promotore, di respiro internazionale, quale il Ciham. Occorre però che tutto venga supportato da un maggiore impegno degli operatori privati e delle istituzioni pubbliche locali affinchè lo stesso documento comunale si tramuti in una piena affermazione non tanto di diritti, diretta conseguenza, ma di un modello equo di integrazione nel tessuto della comunità di chiunque voglia vivere e visitare Tricase, con le proprie specificità.

Sessione finale con consegna di brochure braille nella sede del ciheam. Nella foto Massimo Zuccaro, Daniele Sperti e Antonio Errico pronti a ricevere il plico da me

In conclusione Tricase, il suo porto e tutto il territorio si presta alla piena accessibilità di luoghi e servizi, occorre solo gettare il cuore oltre l’ostacolo e realizzare con un modello concreto e vivo tutti quegli elementi che si leggono nella Carta tricasina. Chissà che questo messaggio non venga colto a pieno da imprenditori ed amministratori, perché le manca poco per divenire una comunità pienamente inclusiva, anche nel turismo.

Buon vento alle tricasine e ai tricasini, lo auguro di cuore.

Teatri… Apertura in corso: il debutto.

Logo arrotondato di Radio32

Sulla genesi del contenitore, ovvero la redazione che ospiterà tutti i contributi a Radio32.net, ho parlato qui.

Teatri, apertura in corso 1

In questo post invece vorrei dare degli imput, sviluppati poi sui vari canali della Radio. La trasmissione nasce inizialmente come summa di una serie di contributi e di fedd-back, come quelli di Katiuscia Torquati, Elisa Capo della Compagnia di teatro integrato Gli Imprevisti, (suggerita in redazione da Daniele Lauri e già ospite nella programmazione 2020 della Radio) e il Teatro Ghione, (Proposto in redazione da Egardo Reali), realtà culturale romana con la quale già Radio32 ha collaborato al tempo del #DisabilityPride2020 e nella stagione teatrale del 2020. Via via si sono poi concretizzati una serie di altri contatti, tra i quali quelli con Davide Enia, conosciuto durante il viaggio a Lampedusa, con l’ Associazione culturale Neon di Catania, per il quale ringrazio Eleonora Cannizaro, amica dai tempi universitari che ha condiviso con noi belle esperienze in ambito teatrale. Sonia inoltre ha recuperato un contatto lontanissimo nel tempo, con la danzatrice Luna Cenere, perchè ci è sembrato doveroso dare il punto di vista non solo di che fa ldrammaturgia e prosa, ma anche della danza, altra arte che nei teatri trova il naturale luogo di manifestazione al pubblico.

Teatri apertura in corso 2

Insomma, una redazione corale di questo programma, che non è stato solo merito nostro. Per questo ringraziamo Radio32 per il sostegno e l’ascolto, Roberto Dell’Aquila in primis per aver prestato la voce per la copertina, poi le redazioni di NVR,

I Cocciutissimi e, ovviamente, la nostra Redazione Madre, Accesso totale Maggiori feed-back e accompagnamenti li potete trovare a partire dai prossimi giorni sul

Sito della Radio sulla pagine FB, sul profilo Twitter e Instagram di Radio32.net.

Per riascoltare lo speciale realizzato con Sonia… 👇🏼

Teatri… apertura in corso! Trasmissione andata in onda su Radio32 il 27 marzo 2021 per la Giornata Mondiale del Teatro.

Sabato di attesa e spettacolo!

Grafica di Teatri, apertura in corso

Come accennato la settimana scorsa nel post sul vaccino eccomi ad un aggiornamento, ma sul sabato, non sul vaccino! Dal punto di vista degli effetti vaccinali nulla da segnalare. Se non fosse che il giorno stesso del vaccino siamo, del tutto casualmente e in assoluta buonafede da parte di tutti, incappati nel famigerato “contatto con il positivo”… Quindi siamo in una fase di attesa, conclamata la positività della persona anoi vicina, e il primo giorno d’aprile tampone molecolare. Per ora stiamo bene, anche troppo… Infatti non ci siamo fermati!

Con Radio32 durante la settimana abbiamo lavorato ad uno speciale per la Giornata mondiale del teatro dal titolo “Teatri… apertura in corso” e questo è lo spot realizzato per l’occasione…i

Teatri… apertura in corso

saremo in onda dalle ore 18:00, in compagnia di Eddi, Daniele e Katiuscia, per sentire le voci dal di dentro e capire come il mondo del teatro ha reagito al momento straordinario e come auspica la riapertura dei sipari.

Sanremo accessibile

Interprete LIS a Sanremo

Nella tarda notte tra sabato e domenica scorsi, attorno alle 2:30, Amadeus annunciava in diretta dal Teatro Ariston di Sanremo il vincitore dell’edizione 71 del Festival della canzone italiana. Le cronache abbondano, lungi da me aggiungere o togliere qualcosa.

Mi interessa segnalarvi però quest’appuntamento perché la Settantunesima edizione del Festival di Sanremo ha segnato per la RAI un momento molto importante, ovvero il raggiungimento e l’affermazione della piena accessibilità per i disabili della comunicazione (ciechi e sordi) di un format importante, sulla rete ammiraglia, e in diretta.

Da segnalare è il lavoro molto impegnativo dell’audiodescrizione per i non vedenti, attivabile attraverso un’apposita funzione del telecomando, che ha accompagnato l’uscita dei vari artisti e i momenti più salienti, dove per i ciechi di fatto serviva una descrizione di ciò che accadeva sullo schermo. La manifestazione è stata interamente sottotitolata per le persone sorde, ma su un canale dedicato, come già l’anno scorso, è stata tradotta in Lingua italiana dei Segni per tutti i sordi segnanti. L’esperienza delle interpreti in LIS è stata raccontata Qui

e il complesso delle attività per l’accessibilità del festival raccontata Qui

Da sottolineare l’impegno costante della Televisione pubblica italiana per una piena accessibilità dei format culturali, come indicato dall’articolo 30 della convenzione ONU per i diritti delle persone con Disabilità.

Nella prossima puntata di Accesso Totale: tra il valore del Braille e l’evoluzione nella cura

Manifesto per il rispetto dei pedoni ciechi

“I grandi musicisti quando suonano chiudono gli occhi per sentire la musica più intensamente”.

Questa citazione di apertura è tratta dal film Rosso come il Cielo, che racconta un’esperienza da me vissuta in prima persona, ossia la frequenza di un istituto per ciechi.

L’esperienza che mi ha visto coinvolto tra il 1986 e il 1999 (tutto il ciclo di studi dalle elementari al diploma – con poche interruzioni -), mi ha lasciato tanto, come spiego in questo audio

Il mio intervento durante il seminario “In questo Marasma” di Psichiatria Democratica

intervento nel seminario online In questo Marasma svolto il 30 gennaio 2021 ed organizzato da Psichiatria Democratica

dove sottolineavo il percorso di mutazione di certi istituti, rifuggendo dalla natura ghettizzante di quel modello, messo in discussione già dagli anni Settanta.

Nella permanenza negli istituti (Antonacci di Lecce e Martuscelli di Napoli), tra le cose che posso ricondurre alla parte positiva dell’esperienza, ho avuto di apprendere ed apprezare fino in fondo il Codice Braille, del quale parlo diffusamente Qui .

Partendo dal 21 febbraio, Giornata Nazionale del codice braille, istituita con unapposita Legge del Parlamento , con la redazione di Accesso totale , trasmissione mensile dedicata alle disabilità in tutti i suoi aspetti di Radio32, si è condivisa l’idea di dedicare uno spazio alla disabilità visiva, ma sotto un aspetto del tutto peculiare, riferito alla parte attiva e riabilitativa che ruota attorno al mondo delle minorazioni visive. Siamo partiti dal raccontar il Sant’Alessio, Storica istituzione romana, oggi tra le poche ad aver raccolto le sfide del nuovo millennio, affrontando con una visione globale l’abilitazione, la riabilitazione, la cura e l’inclusione dei ciechi e degli ipovedenti.

L’Azienda di Servizi alla Persona disabile della vista Sant’Alessio – Margherita di Savoia – oggi presente nel quartiere di Tor Marancia (Roma) -, si è infatti evoluta nel tempo; sin dalla seconda metà dell’ottocento assiste i ciechi e gli ipovedenti, anche con minorazioni aggiuntive attraverso interventi abilitativi, ri-abilitativi ed educativi, che oggi presentano un elevato grado di innovazione, rappresentando una frontiera anche culturale.

L’ASP Sant’Alessio, organismo come già detto in evoluzione, oggi si è dotata di un CDA, presieduto da Amedeo Pivaa, conservando in deroga il vecchio Direttore Generale in carica sin dal 2014 ad Antonio Organtini , promotore ed artefice di questa trasformazione. avvocato romano e portatore di una storia personale che ha dell’incredibile; sentiremo Organtini in diretta durante la puntata di Accesso Totale del

L’attenzione della redazione di accesso totale, date queste coincidenze, si è concentrata su quest’ente e sulla figura di Antonio Organtini per restituire alla cittadinanza un feed-back sulla presenza di un ente qualificato, 25 febbraio 2021 a partire dalle 20:30.25 febbraio 2021 a partire dalle 20:30.che cerca di riggettare ogni pregiudizio , preparando la società e i ciechi a relazionarsi nel migliore dei modi. Una funzione positiva per stimolare una reazione attiva del disabile della vista.

Locandina

Vi aspetto giovedì 25 febbraio 2021, dalle ore 20:30 su Radio32, dove potrete riascoltare la puntata anche in modalità podcast.

Per riascoltare i contributi potete cliccare di seguito

Ad Occhi chiusi, puntata del 25 febbraio 2021 di Accesso Totale, trasmissione mensile di radio32.net

I Disabili Pirata tra lotte per i diritti e movimenti popolari

Costruzione della RampaDellaPace-Milano-19.9.2020

Non ti abbattere, abbatti le barriere!

Premessa

A ridosso della costruzione della Rampa della Pace a Milano dello scorso settembre ho sentito uno dei fondatori dei movimenti di disabili tra i più interessanti nel panorama nazionale, dove la disabilità è abile, attiva e promotrice di vecchi e nuovi diritti. Qui potete leggere l’intervento dalla pagina del Disability Pride Network.

Logo Disabili Pirata

Chi sono i “pirati”

I Disabili Pirata, anche nell’accezione di Abbatti Le Barriere, sono movimenti di azione dal basso, attivi da più di tre anni; sviluppatisi inizialmente a Milano e nel nord Italia, ad oggi raccolgono esperienze dalla Val di Susa alla Sicilia, come ci racconta Andrey Chaykin, tra i fondatori dei due gruppi.

Logo AbbattiLeBarriere

Pensieri e azione

Passiamo alle parole di Andrej, da contestualizzare in un quadro movimentista, dinamico, habitat naturale per un personaggio molto frizzante che con azioni dal basso difende concretamente propri e altrui diritti.

Andrej Chaikin

Andrej, che suggestioni ti crea la “diversità”, da disabile, da attivista, da cittadino.

Tutti siamo diversi. Credo che la diversità sia una ricchezza di ognuno e un tratto che ogni persona porta con sé. Al posto di usare la diversità per discriminare ogni persona dovrebbe invece migliorare questo contesto sociale, in maniera globale, proprio a partire dalle diversità. La gente con la mentalità chiusa è destinata a scomparire.

Come affronti le barriere?

Le barriere sono collegate con vari aspetti della disabilità. Vanno abbattute, a partire da quelle architettoniche – che sono barriere reali – fino a quelle mentali e culturali.

Sei una persona disabile, ma sei anche una persona di origine straniera. Quale la percezione che hai, su questi due livelli, dell’accoglienza?

Ho affrontato con tante difficoltà la mia disabilità quand’ero in Russia, ma giungendo in Italia mi sono integrato. Tra le varie esperienze ricordo positivamente come sono stato accolto calorosamente a scuola quando sono arrivato. L’accoglienza nelle scuole si sviluppa più spontaneamente, forse a livello sociale si ha più difficoltà.

A cosa pensi quando si parla di diritti?

Be’, è una bella parola e molto impegnativa. Più diritti per tutti, senza distinzione di sorta. Sono un portatore di una lotta per i diritti, una di quella più inclusive, ispirato – pensando ai diritti, alla figura di Martin Luter King. Noi rappresentiamo gli ultimi, persone a volte senza voce. Occorre poi non dimenticare mai che ognuno prima o poi può incappare nella disabilità. Lottar per i diritti di pochi, quindi, vuol dire lottare per i diritti di tutti.

Andrej percorre la RampaDellaPace

Il 19 settembre 2020, a Milano, siete stati impegnati in una importante manifestazione, volta a sensibilizzare in merito ai diritti negati alle persone con disabilità, iniziando proprio dalla mera accessibilità dei luoghi. Che impressioni hai avuto?

Più che positive! C’è stata una grossa manifestazione avvenuta coscienziosamente e nel rispetto delle norme anti-Covid. Oltre ai Disabili Pirata ci sono stati altri interventi di tipo politico e sociale, con chiare richieste dalla cittadinanza non solo milanese, ma anche dell’hinterland, per una città, un Paese più sensibile e inclusivo. Dentro questa cornice di realtà autogestite, noi abbiamo trovato il giusto spazio per esprimere il nostro disagio sociale di persone con varie disabilità. Tramite la “rampa della pace” abbiamo lanciato un messaggio forte e chiaro a tutti. Che i noi disabili sappiamo essere anche pirateschi e avventurieri, che non ci fermiamo di fronte a nulla e ci ribelliamo per tutti coloro che sono oppressi, anche se non se ne rendono conto. Inoltre non eravamo pochissimi, bensì molte persone determinate,uscite dal “loro quadrato” per unirsi a noi.

Quali sono i messaggi che i Disabili Pirata hanno lanciato alla società e alla politica in quell’occasione?

Direi che è una fetta di società importante e impegnata costantemente nel sociale a lanciare il messaggio a chi amministra a tutti i livelli e agli altri cittadini poco sensibili o ignari di ciò che succede in città. I messaggi sono chiari: fermare la “caccia alle streghe” che molte regioni praticano. Si parla di rispetto verso chi vive ai margini della società, che intraprende la strada dell’occupazione a fine abitativo, ma anche chi è costruttivo nel senso del recupero di spazi altrimenti abbandonati al vero degrado. Se non ci fosse stato, ad esempio, il Collettivo della cascina Torchiera, che fine avrebbe fatto uno spazio che affonda le sue radici nel 1400? Si trattava di un luogo lasciato a marcire, ora invece è uno spazio accessibile. Vogliamo che le pubbliche amministrazioni riconoscano la pratica dell’autogestione, dell’auto-organizzazione delle persone in gruppi, comitati o collettivi che, avendo cura degli ambienti e degli spazi circostanti, possano prendersene cura senza essere perseguiti e oppressi da una legge ingiusta, scritta da chi non ha mai fatto delle lotte sociali o vissuto una difficoltà. Lo stesso problema colpisce anche noi Disabili. Chi ha fatto le normative sul trasporto, ad esempio, riservandoci solo 2 posti sul treno non sa nulla di noi persone con disabilità e si permette di giocare con i nostri diritti, come la libertà di spostarsi.

Logo Cascina Torchiera

Quali sono le priorità per il 2021?

Una delle priorità è sicuramente l’abbattimento delle barriere. Se aspettiamo una iniziativa autonoma in tal senso delle istituzioni a volte può capitare la demotivazione; un altro paio di maniche è quando siamo noi a sollecitare le istituzioni. Occorre maggiore consapevolezza attorno al mondo delle disabilità; con Disabili Pirata portiamo avanti anche attività di consulenza e siamo molto richiesti su Milano, come altrove, sia dal pubblico che dal privato. Ecco, occorre continuare su questo percorso di consapevolezza”. In tal senso seguiremo come Disabili Pirata questa rete sociale fatta dagli spazi, comitati, collettivi e simpatizzanti, per far capire anche due termini importanti da includere nel dialogo generale: Accessibilità e Abilismo. Questo compito continueremo a portarlo avanti non solo tra gli spazi autogestiti, ma anche al pubblico e al privato, cercando di creare un dialogo.

Follow up

Politico incalzato da Andrej in fuga @

Andrej e tutti i Disabili Pirati e Abbatti le barriere sono l’esempio concreto di quell’”abilismo” che rende attiva e dinamica la disabilità, soprattutto nel momento in cui le persone con handicap, pienamente consapevoli, rivendicano diritti e chiedono conto della loro mancata applicazione ad istituzioni e politicucci, come testimonia questo video dello stesso Andrej dove incalza l’ennesima mezza calzetta che usa le disabilità solo come collante per la poltrona su cui siede.

https://fb.watch/32wx4mYKcw/

Leggendo tutto ciò risulta che quella dei Disabili Pirata si denota come una realtà molto dinamica. Un movimento che conserva viva la sua natura “dal basso. Complimenti e grazie di questo approfondimento ad Andrej. A presto!

Energy Family Project: tra accoglienza e innovazione.

Copyright EnergyFamiliProject

Premessa

Riprendiamo il percorso di Opposte Visioni tra le tante realtà che si occupano di disabilità, dove essa è intesa, vissuta e promossa nella sua componente “attiva”, o dinamica, se preferite.

Ho sentito negli scorsi mesi per il Disability Pride Network Samuela Fronteddu, Presidentessa, ispiratrice e anima di Energy Family Project. Potete leggere il suo intervento per intero Qui. Di seguito una sintesi di quell’intervento, il quale apre spazi di riflessione che vanno ben al di là della disabilità, perché i presupposti e le modalità hanno una profondità tale da riguardare l’approccio verso una “nuova comunità umana”. Buona lettura.

L’associazione

Energy Family Project APS è un’organizzazione nazionale nata nel 2019 con sedi e gruppi attivi in tutta Italia. L’associazione supporta famiglie con bambini e singoli individui affetti da Agenesia degli arti, gravi amputazioni e malformazioni. Conosciamo questa realtà attraverso la testimonianza di Samuela Fronteddu, fondatrice e Presidentessa dell’associazione, coinvolta dall’Agenesia degli arti perché madre di Giulio, bambino menomato del braccio destro.

L’intervista

Samuela, raccontaci un po’ di Energy Family Project…

L’associazione ha trovato spazio ideale già dopo la nascita di mio figlio, ma è nata ufficialmente un anno fa. Ci occupiamo di sostenere le famiglie che affrontano queste patologie, che al contrario di ciò che si potrebbe pensare, sono tante. Uno dei nostri obiettivi è quello di creare rete tra loro. Attualmente sosteniamo 500 famiglie in tutta Italia, sia a livello morale, burocratico e terapico e registriamo ogni settimana uno o due nuovi contatti di famiglie.

Quali le problematiche più importanti che affrontate?

Ce ne sono tante. Mi preme sottolineare, ad esempio, come in Italia non sono state mai adottate linee guida fisioterapiche pediatriche per bambini con amputazione. Se nessuno le scrive, nessun bambino riuscirà , di conseguenza, a iniziare un percorso di riabilitazione, perché il personale medico non saprà come agire. In altre realtà europee si lavora con queste linee guida fisioterapiche, studiate anche dai nostri professionisti. Siamo fortemente impegnati affinché vengano adottate anche in Italia, consapevoli che ci vorranno anni.

Con quali realtà collaborate?

Nonostante l’associazione sia nata da poco, basiamo il nostro operato su una grande concretezza. Ad oggi, tra le più significative, collaboriamo con la Fondazione “Santa Lucia” (centro europeo per la neuro-riabilitazione) e il distaccamento di Palidoro dell’Ospedale Pediatrico “Bambin Gesù”, con il quale abbiamo avuto un accredito recentissimo per una partnership finalizzata alla costituzione di un nuovo polo di chirurgia della mano e del piede.

Samuela, cosa rappresenta per te la diversità?

Ho dovuto confrontarmi con questo termine quando è nato Giulio. Ho imparato a comprendere che mio figlio è una persona unica, che non si è mai sentito diverso dagli altri. Il mio impegno di madre è quello di farlo sentire come tutti gli altri. Da mamma vedo oggi Giulio come un bambino e il mio impegno è farlo diventare un uomo. Quando è nata l’associazione e ho iniziato a conoscere altre madri, al di là della loro provenienza geografica o di ogni differenza etnica e culturale, ho scoperto che il dolore e la paura di quelle madri erano come le mie. Qui è nata una scintilla che mi ha spinto a sostenere e affiancare altre madri.

L’accoglienza cos’è per te?

L’accoglienza per me è tutto. Incidono sicuramente le mie origini sarde, dove abbracciare le persone vicine a me è un gesto che mi viene naturale e rappresenta l’accoglienza dell’altro. Con l’associazione cerchiamo un contatto con le persone (anche se spesso ci cercano loro) in maniera delicata, per poi farle entrare nel gruppo, sempre con gradualità e volontariamente. Alcune persone sono affamate di vicinanza. Altri si sento no protetti, ma sono diffidenti. Per noi accoglienza significa dare loro un punto di riferimento e un conforto.

Quali gli obiettivi per Energy Family Project nel il 2021?

Visti i grandi impegni che portiamo avanti, alla luce delle restrizioni che stiamo vivendo, dichiarare oggi questi obiettivi ci dà fiducia per il futuro, perché consapevoli di costruire i pilastri di un lavoro buono. Per noi gli obiettivi sono chiari e limpidi:L’adozione di un protocollo nascite per le famiglie; questo per garantire l’accoglienza della famiglia, favorendo i processi di socializzazione con altre famiglie già coinvolte, fornire assistenza burocratica e indirizzare verso soluzioni terapiche idonee. Scrittura delle linee guida fisioterapiche e terapiche pediatriche. L’introduzione nel sistema di protesi low coast.

Puoi approfondire quest’ultimo aspetto?

A proposito di quest’ultimo punto volevo segnalare che siamo chapter italiana di E-nable, comunità mondiale, e forniamo device ai bambini stampati in 3D. Grazie alle competenze di molti nostri associati, abbiamo vari laboratori sul territorio nazionale. A tal proposito segnalo il sito dedicato a questa specifica attività di supporto per le protesi a basso costo.

Samuela, un auspicio per concludere…

Per concludere ribadisco la volontà affinché mio figlio non cresca disabile, perché lo Stato e il corpo sociale devono assumersi le loro responsabilità verso coloro che hanno delle fragilità.

Anna Fusco, una delle testimonial EnergyFamilyProject

Grazie a Samuela Fronteddu per il suo intervento e per l’operato di Energy Family Project., realtà che indica una tendenza ben precisa da seguire: quando le soluzioni sembrano lontane per volontà di pochi, esse sono a portata di mano e realizzabili grazie all’impegno di tanti, quindi occorre sempre agire.

Riccardino: l’ultima sorpresa del Maestro Camilleri ai suoi lettori.

Copertina Riccardino

Premessa

Dire che Andrea Camilleri è stato un Maestro di assoluta genialità è banale; egli rappresenta una certezza della nostra letteratura contemporanea che con la sua scrittura, seppur di matrice culturale siciliana mai celata, racconta un Paese intero, vizi e virtù del suo popolo a partire dalla poi non tanto fantastica Vigata, nell’altrettanto verosimile provincia pirandelliana di Montelusa. Le sue storie non sono mai scontate. In quest’ultimo lavoro postumo, per volontà dello stesso Maestro e con uno stile definito “metaletterario”, ci regala un’ultima fatica del commissario più amato degli ultimi venticinque anni, divenuto poi un personaggio di culto grazie alle serie TV ispirate ai suoi romanzi e racconti. Per non cadere in errori nella descrizione delle impressioni derivanti dalla lettura di “Riccardino”, la recensione sarà in sintonia linguistica. Buona lettura.

Il libro

Andrea Camilleri, “Riccardino”, 2020, Sellerio, Palermo.

Trama

Il commissario deve sgrovigliare un nuovo caso, il suo ultimo. C’è stato un omicidio. La vittima è il giovane direttore della filiale vigatese della Banca Regionale. Testimoni dell’esecuzione sono tre amici intimi del morto. I quattro hanno condiviso tutto, persino il non condivisibile della vita familiare. Sono stati uno per tutti, tutti per uno: come quattro moschettieri. Il caso sembra di ovvia lettura. Ma contro ogni evidenza, e contro tutti, lui è arrivato alla conclusione che nulla è, in quell’omicidio, ciò che appare. Aguzza lo sguardo. Segue itinerari mentali irti. Analizza e connette. Allarga le indagini. Inciampa in un secondo delitto. La svolta è assicurata, eclatante e insospettabile. Si è ritrovato in una pensosa solitudine, Montalbano. Livia era lontana, lontanissima. Augello era assente, per motivi di famiglia. Il commissario ha avuto però la collaborazione intensa dell’anagrafologo Fazio. E ha usato spesso come spalla teatrale il fracassoso Catarella, con le sue sovreccitazioni reverenziali. Molte cose sgomentano i pensieri di Montalbano, in questo romanzo. Gli danno insofferenza, malessere, qualche tormentosa ossessione. Eppure il suo stile investigativo è sempre lo stesso, sorvegliatissimo, sfrontato: fra “sceneggiate”, “sfunnapedi”, “sconcichi”: giostre verbali e scatti sagaci, a sorpresa. Montalbano, come Personaggio del romanzo, ha dovuto sostenere un confronto impari con l’Attore che lo impersona in televisione (il “gemello” può contare su un pubblico assai più numeroso di quello del Personaggio letterario; e poi sa sempre quello che avviene dopo nella vicenda, mentre lui, Personaggio che consiste nella storia, deve di volta in volta improvvisare, azzardare e scommettersi). A non parlare dell’Autore ottantenne che sta scrivendo “la storia” che il Personaggio “sta vivendo”; e vorrebbe scriverla a modo suo: come romanzo. Montalbano vuole invece vivere la sua vita, in quanto vita. Lo scontro ha accenti pirandelliani.

“Questa ultima indagine di Montalbano, Camilleri l’ha scritta tra il 2004 e il 2005. L’ha linguisticamente rassettata nel 2016. Il vigatese è una lingua d’invenzione, viva e fantastica che, con il sostegno dei lettori, si è evoluta negli anni. La sua trama fonica è sempre più diventata un sistema coerente e coeso, con un dialetto che arriva a infiltrare fantasticamente l’italiano.”. Salvatore Silvano Nigro.

Recensione

Nu beddru sfunnapeti, conducendo verso l’epilogo la saga del commissario Montalbano, il Maestro lo ha riservato a noi lettori. In quest’ultimo romanzo, previsto, voluto e limato nel tempo, Andrea Camilleri è personalmente intervenuto nelle vicende vissute dal Commissario Salvo Montalbano, “amico di carta” ispiratore delle sue performance letterarie. Il nostro Commissario bello, con il carattere cammuriuso che si ritrova, invece tenta sempre di tirarsi darrè di fronte alle avances del suo amico importuno che da Roma interviene a gamba tesa in ogni momento delle sue indagini. E quando pare che lo scrittore ci mette tropo del suo, lui con poca gana e molta esasperazione tenta di ricondurre indagini e tono letterario ad un livello “normale”, seppur tutto è anormale in quest’indagine, nonostante la sbarlluccicante semplicità delle dinamiche tra i personaggi coinvolti. Certo la sorpresa non si capisce bene se ce la fa lo scrittore o il suo personaggio letterario. Forse quest’ultimo, un po’ soverchiato dall’impari paragone con il suo gemello televisivo, per usare un’espressione di Salvatore Silvano Nigro. O forse ce la riserva proprio l’Autore? Certo, a vedere la genesi e la storia non pubblica di questo romanzo, si direbbe che Camilleri voleva da tempo chiudere con Montalbano. Ma dal 2004 in poi, a parte questo rimasto chiuso nel cassetto per quindici anni e più, ha pubblicato altri numerosi romanzi dell’amatissimo Commissario di pubblica sicurezza vigatese. Qualcosa che ricordi lo stile di questo libro c’è già prima, in un racconto contenuto nella raccolta “Gli arancini di Montalbano” (1999), intitolato “Montalbano si rifiuta”, dove già sperimenta un dialogo tra il personaggio e il suo autore, con una dinamica non dissimile da quella che ritroviamo in quest’ultimo romanzo. Salvo Montalbano è forse infastidito, in alcuni tratti, dallo scrittore Camilleri, perché diventato ossessivo. Ma ogni possibile malinteso si risolve nei ventotto romanzi e varie raccolte dedicate ai casi che vedono il poliziotto vigatese protagonista. Non si tratta solo di gialli. Già come romanzi polizieschi hanno una connotazione particolarissima, quella che forse hanno reso celebre Camilleri in tutto il mondo: il contorno, inteso non tanto l’ambientazione, che nonostante sia inventata, descrive molto bene scorci di una Sicilia – e di un’Italia intera – non del tutto fantastica, anzi, molto reale. Ma propriamente il contorno, inteso come companatico , è la psicologia dei personaggi, Montalbano in testa, cercata, descritta e proposta al lettore dal compianto autore. Su questo non ci piove: il personaggio televisivo e le serie ispirate dai suoi scritti, nonostante l’occhio critico di Camilleri nella scrittura e nella definizione delle sceneggiature, non restituisce la profondità del Montalbano che è nella sua versione letteraria. Uno stronzo. E un po’ da stronzo ci accompagna verso l’ultima sorpresa, dove purtroppo si ha la consapevolezza che il bello ha sempre una sua fine, prima o poi. Grazie Maestro. Continueremo a tenerci compagnia attraverso le pagine del tuo commissario, e non solo.

Nota per l’accessibilità

Al margine volevo appuntare come la Sellerio, ma è in ottima compagnia, non si adegui ancora ai disposti di accessibilità dei formati delle sue pubblicazioni. Produrre infatti l’ultima opera postuma del Maestro Camilleri in una versione economica e una più complessa, con copertina rigida, non assolve la casa editrice siciliana da questa grande mancanza. Non voglio fare sterili polemiche. Ma mi chiedo, e lo chiedo alla Sellerio come alle altre major editoriali del Paese, perché non vi adeguate ad una legge dello Stato, Convenzione internazionale voluta dalle Nazioni Unite, e producete tempestivamente delle versioni accessibili ai ciechi delle novità editoriali? Anche in questo, le persone con disabilità (visiva in questo caso) sono cittadini di serie B, perché si devono inventare modi (scivolando di tanto in tanto, loro malgrado, nell’illecito) per poter avere il gusto di leggere tempestivamente un best seller di ultima uscita. Vi risparmio la pubblicazione di screan shot e quant’altro testimoni ciò che dico; ma se ho pagato – come tutti – un prezzo di copertina pieno per l’opera in cartaceo, perché negarmi la possibilità di accedere tempestivamente a questo contenuto? Eppure avevamo proposto di ripagare il prezzo di copertina (quindi due volte, con buona pace del principio di accomodamento ragionevole) per la copia accessibile in testo, magari un PDF non modificabile. Invece nulla, come al solito delusi e costretti alle vie traverse per leggere un libro. Comunque alla Sellerio stiano tranquilli, il prezzo giusto l’abbiamo pagato, le soluzioni trovate per leggere “Riccardino” ci è pesato in termini di morale. Perché? Per il semplice motivo che da un evento letterario, come la pubblicazione di un romanzo postumo di uno scrittore fondamentale per la nostra letteratura, abbiamo noi disabili della vista, come sempre fatto un passo indietro. A causa Dell’espressa sensibilità attorno alla cecità che Camilleri esplicitava di recente, da una casa editrice di approccio “meridiano” non ci aspettavamo tale silenzio, se non fosse altro per una questione di mero guadagno, tant’è vero che non si chiede la gratuità, ma l’accessibilità. Occorre ancora tanto interrogarsi sulla qualità morale anche degli editori, nel nostro Bel Paese.

Con buona pace dei cittadini di serie B, quello che non dovremmo ma purtroppo siamo.