Le ali della libertà.

Locandina del film

“è la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno.”

Con un soggetto tratto da un raconto di Stephen King e la sceneggiatura dello stesso regista, questo film si concentra molto sulla durezza della vita in un carcere americano tra anni Quaranta e Sessanta del Novecento.

Il film

Le ali della libertà (The Shawshank Redemption), Regia di Frank Darabont, USA, Prodotto da Columbia Pictures, Castle Rock Entertainment, 1994, 142 minuti.

Cast

Tim Robbins (Andy Dufresne), Morgan Freeman (Ellis Boyd ‘Red’ Redding), Bob Gunton (direttore Norton), William Sadler (Heywood), James Whitmore (Brooks Hatlen), Clancy Brown (capitano Byron Hadley), Gil Bellows (Tommy Williams), Mark Rolston (Bogs Diamond), Bill Bolender (Elmo Blatch) e altri.

Trama

Nel 1947, Andy Dufresne viene condannato a due ergastoli per l’uccisione della moglie e del suo amante golfista, benché egli si proclami innocente. Imprigionato nel carcere di Shawshank, dove le guardie e il direttore impongono una legge fatta di violenze e omicidi, Andy resta inizialmente in disparte, subendo per i primi due anni ogni genere di angherie. Un giorno, durante un lavoro forzato di ripristino sul tetto del carcere, il protagonista sente il sanguinario capitano delle guardie parlare ai colleghi dei suoi problemi economici e, rischiando di essere assassinato dalla stessa guardia per la sua imprudenza, lo convince a farsi aiutare da lui con le sue competenze in ambito finanziario. Da quel momento, Andy riscuote simpatie presso alcuni detenuti, in particolare Ellis Boyd Redding detto Red, un altro ergastolano che controlla il contrabbando all’interno del carcere. Andy gli chiede di procurargli un martelletto da roccia, perchè collezionista di minerali, e un poster dell’attrice Rita Hayworth. Anche il direttore del carcere viene a conoscenza delle abilità di Andy in campo finanziario e gli commissiona di occuparsi del disbrigo di pratiche contabili, ricevendo “protezione” dagli altri detenuti e dalle stesse guardie. Andy nel frattempo diventa responsabile della biblioteca di Shawshank, aiutando diversi detenuti a conseguire il diploma. Nel passare degli anni, nel 1964 tra i nuovi detenuti in arrivo vi è Tommy Williams, un ragazzo condannato a due anni per furto con scasso. Egli racconta che quando si trovava in un altro carcere ebbe come compagno di cella un ladro e assassino, che gli raccontò di aver ucciso per invidia un campione di golf e la sua amante, e che la polizia aveva arrestato al posto suo il marito della donna uccisa. Una serie di dinamiche portano ad una maggiore consapevolezza del protagonista sulla sua innocenza e una mattina, durante l’appello dei detenuti, avviene un fatto straordinario.

Recensione

I Andy e Red due protagonisti del film…

Questa pellicola è sorprendente per l’abilità nel far emergere, durante la narrazione, tre aspetti importanti nelle dinamiche di un carcere e nella psicologia dei detenuti: la riabilitazione, l’istituzionalizzazione e la speranza. Questi tre aspetti, al di là della vicenda e dell’ambientazione, dell’epoca e della nazione, risultano caratteri comuni in grado di evidenziare debolezze e virtù della natura umana, anche se dei più umili e derelitti degli uomini. Il film incede con un ritmo che assorbe letteralmente lo spettatore, coinvolto da un complesso di elementi tecnici (riprese, effetti sonori e musiche) che non distraggono mai dall’obiettivo: la comprensione della psiche dei personaggi. “Ilgrado di civiltà di un paese si misura da come esso tratta i detenuti”, affermava Mandela. Questo parametro culturale è il metro giusto con il quale avvicinarsi alla visione del film, perché date tutte le differenze che si possono individuare e le attenuanti date da una storia di fantasia, resta che l’istituzionalizzazione e la riabilitazione lottano tra loro nel tentativo di strappare all’oblio esistenze che paradossalmente trovano un senso tra le mura di una prigione, vite che al di fuori non hanno mai, nel tempo e nello spazio, possibilità di riscatto. Considerando l’aspetto per così dire sentimentale, invece, è il terzo elemento ricorrente nella narrazione del protagonista a prendere il sopravvento, ossia la speranza. L’ultima parola del film, pronunciata dal co-protagonista Red, è “Spero”, prima voce del presente indicativo del verbo sperare, per affermare la propria dimensione individuale rispetto agli eventi catastrofici, per il proprio io interiore, che il carcere può offrire. Buona visione.

“Una giusta Causa”: storia di un concreto attivismo per i diritti delle donne in America.

Locandina del film con la protagonista Felicity Gones

Giovedì 8 aprile 2021, su RAI3, la programmazione serale è stata dedicata ad un recente film che racconta la storia vera di Ruth Bader Ginsburg, Prima docente universitaria, poi avvocatessa, magistrato e infine giudice della Corte suprema degli Stati Uniti d’America, che ha dedicato la propria vita a favore dei diritti delle donne e della parità di genere

Il film

“Una giusta causa” (titolo originale: “On the Basis of Sex”), regia di Mimi Leder, prodotto da Participant Media, Robert Cort Productions, USA, 2018, 120 minuti.

Cast

Felicity Jones: Ruth Bader Ginsburg; Armie Hammer: Marty Ginsburg; Justin Theroux: Mel Wulf; Sam Waterston: Erwin Griswold; Kathy Bates: Dorothy Kenyon; Cailee Spaeny: Jane Ginsburg; Jack Reynor: Jim Bozarth; Stephen Root: professor Brown; Callum Shoniker: James Steven Ginsburg; Chris Mulkey: Charles Moritz; Gary Wentz: giudice William Edward Doyle; Ben Carlson: giudice William Hudson Holloway Jr.

Trama

A metà degli anni Cinquanta, Ruth Bader Ginsburg è una delle 9 studentesse ammesse alla prestigiosa Harvard Law School, nella quale si trasferisce per seguire il marito che aveva iniziato a lavorare a New York. Ruth prosegue poi gli studi presso la Columbia University, dove consegue la laurea in legge nel 1959. Nonostante i brillanti risultati, Ruth incontra enormi difficoltà a trovare lavoro presso uno studio legale, a causa del suo esser donna. Pertanto, è costretta ad accettare un’occupazione come insegnante presso la Rutger Law School. Nel 1970, il marito le propone di rappresentare un cliente per una piccola evasione fiscale. Apparentemente si tratta di un caso modesto, che però presenta una discriminazione di genere: l’accusato deve pagare soltanto perché appartenente al sesso maschile. Ruth si presenta dinanzi alla corte d’appello e convince i magistrati dell’assurdità della legge, aprendo la strada per una maggiore eguaglianza sostanziale nella legislazione statunitense.

Recensione

Due cose mi hanno colpito profondamente di questo film, storia molto interessante che mette in risalto una personalità americana da noi quasi del tutto sconosciuta, che è stata si donna di legge, ma anche grande esempio di persona impegnata nella difesa dei diritti civili; bene, dicevo, le cose che mi colpiscono sono la caparbietà della figlia della protagonista nel sostenere la madre, pur partendo dal tipico conflitto dell’età adolescenziale tra madre e figlia, e il supporto alla causa dato dalla segretaria della stessa protagonista, che riesce a far cadere l’accento su un termine che poi condiziona oggi in tutto il mondo l’approccio verso le tematiche della parità: ovvero passare dall’assunzione nella battaglia del termine “sesso” al termine “genere”, concetto molto più moderno che nei decenni a seguire ha determinato il filo conduttore di una serie di altre battaglie che ancora proseguono, sia per la parità tra i generi che per l’affermazione dei diritti dell’identità sessuale. Ad ogni modo, questa pellicola – molto americana – racconta uno spaccato di vari decenni di battaglie per l’affermazione di principi che sembrerebbero agli occhi degli europei, e non lo sono nemmeno per noi (vedi Polonia), molto scontati. Incredibile è apprendere come nella costituzione americana siano assenti le parole “Libertà” e “Donna”, ma come di contro è presente la possibilità concreta di possedere un’arma, questione che proprio in questi giorni sta monopolizzando la cronaca e il dibattito politico d’oltreoceano. Consiglio vivamente, specie alle ragazze, la visione di questo film perchè si apprende come le rivoluzioni più efficaci sono quelle silenziose e perduranti nel tempo.

Potete rivedere il film su raiPlay a Questo link.

Teatri… Apertura in corso: il debutto.

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Sulla genesi del contenitore, ovvero la redazione che ospiterà tutti i contributi a Radio32.net, ho parlato qui.

Teatri, apertura in corso 1

In questo post invece vorrei dare degli imput, sviluppati poi sui vari canali della Radio. La trasmissione nasce inizialmente come summa di una serie di contributi e di fedd-back, come quelli di Katiuscia Torquati, Elisa Capo della Compagnia di teatro integrato Gli Imprevisti, (suggerita in redazione da Daniele Lauri e già ospite nella programmazione 2020 della Radio) e il Teatro Ghione, (Proposto in redazione da Egardo Reali), realtà culturale romana con la quale già Radio32 ha collaborato al tempo del #DisabilityPride2020 e nella stagione teatrale del 2020. Via via si sono poi concretizzati una serie di altri contatti, tra i quali quelli con Davide Enia, conosciuto durante il viaggio a Lampedusa, con l’ Associazione culturale Neon di Catania, per il quale ringrazio Eleonora Cannizaro, amica dai tempi universitari che ha condiviso con noi belle esperienze in ambito teatrale. Sonia inoltre ha recuperato un contatto lontanissimo nel tempo, con la danzatrice Luna Cenere, perchè ci è sembrato doveroso dare il punto di vista non solo di che fa ldrammaturgia e prosa, ma anche della danza, altra arte che nei teatri trova il naturale luogo di manifestazione al pubblico.

Teatri apertura in corso 2

Insomma, una redazione corale di questo programma, che non è stato solo merito nostro. Per questo ringraziamo Radio32 per il sostegno e l’ascolto, Roberto Dell’Aquila in primis per aver prestato la voce per la copertina, poi le redazioni di NVR,

I Cocciutissimi e, ovviamente, la nostra Redazione Madre, Accesso totale Maggiori feed-back e accompagnamenti li potete trovare a partire dai prossimi giorni sul

Sito della Radio sulla pagine FB, sul profilo Twitter e Instagram di Radio32.net.

Per riascoltare lo speciale realizzato con Sonia… 👇🏼

Teatri… apertura in corso! Trasmissione andata in onda su Radio32 il 27 marzo 2021 per la Giornata Mondiale del Teatro.

Radio32 con il mondo del teatro: parte la redazione di “un occhio a quei due”.

Logo arrotondato Radio32

Premesse

Nota è la mia collaborazione e quella di Sonia con Radio32.net, contributi che potete rintracciare nella Pagina dedicata ai podcast e sul blog CucinabiliVisioni, Ma il coinvolgimento nella programmazione e nelle varie redazioni è cresciuto nel tempo, fino a volerci proporre per un contenuto Alfa, che desse il via a dei contenuti Beta. Nella fase di ideazione dello speciale per la #GiornataMondialeDelTeatro ferma era l’intenzione di fare bene, e per vari motivi. Registrando lo Spot per lo speciale live di sabato 27 marzo, dal titolo Teatri… apertura in corso ci è apparso chiaro che si trattava del nostro debutto ufficiale in Radio come Redazione autonoma. Per spiegare questa fase creativa mi occorre procedere per gradi, rispondendo alle cinque domande, fondamento del giornalismo di ispirazione anglosassone, che nel mio caso mi darà l’opportunità di presentare meglio i nuovi contenuti che con Sonia andremo a proporre nella programmazione della radio.

Chi

La Redazione di Un occhio a quei Due… parte da uno stimolo mio e di Sonia, questo è evidente. Ma non siamo chiusi, anzi la prima puntata, l’esordio se volete, è stata realizzata con gli spunti e le riflessioni di Katiuscia Torquati di Roma, una studiosa ed osservatrice di arti dello spettacolo, esperta della correlazione tra lo spettacolo e l’accessibilità. Katiuscia ci accompagnerà in quei percorsi di questi temi, con un occhio sempre al sociale e alla disabilità, non solo come destinatari di progettualità, ma come parte attiva della società, con stimolo principale ovviamente il teatro. Poi c’è il coinvolgimento diretto alla regia di Edgardo Reali, responsabile di Radio32, progetto di IpseLab APS, Associazione romana che potete scoprire meglio qui, e di Daniele Lauri, amico, redattore di Accesso Totale e nostro cicerone nel progetto; e siamo aperti a tanti contributi dal di dentro e dal di fuori della Radio.

Grafica Teatri, apertura in corso

Cosa

Un occhio a quei Due… è un contenitore di tanti argomenti, costituito da vari podcast speciali che saranno le rubriche di tutta la redazione. I vari contributi poi confluiranno in un appuntamento mensile, dal titolo appunto Un Occhio a quei Due, che presenterà il meglio della produzione mensile, le rubriche fisse e ospiti in diretta.

Dove

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Ci potete riascoltare con lo speciale sul teatro e per le future pubblicazioni su vari canali come Apple Podcast, Spotify, Spreaker, Google Podcast, iHeartRadio, oltre che su www.radio32.net

Quando

I podcast speciali non hanno ad oggi una pubblicazione periodica, siamo ancora in fase di elaborazione. La puntata mensile sarà collocata nella parte finale del mese, quindi seguite i social della radio per restare aggiornati. Ci trovate su Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

Perchè

Questa è la parte, a mio avviso, più interessante. Del coinvolgimento di Katiuscia e della volontà di contribuire al progetto di IpseLab già ho detto in premessa. L’idea è di creare un mix tra musica (Reggae e cantautorato in particolare), imput dal mondo della cultura, voce al mondo del sociale, info su campagne su diritti civili, testimonianze su vita indipendente e autodeterminazione delle persone disabili. Una bella sfida vero? Le tematiche trovano ispirazione in questo blog e in La cucina in tutti i sensi ma si aprirà al circuito di contatti personali e che tramite la radio si vanno via via concretizzando. I temi della diversità, della cultura e dell’autodeterminazione, che sono spesso assenti dai palinsesti delle piccole radio web e sempre dai grandi media, mentre saranno centrali nella nostra redazione. Il progetto valorizza questi argomenti come centrali nella ideazione e scrittura dei contenuti. Sposando la linea editoriale di Radio32, ringraziamo Edgardo Reali e tutta IpseLab APS per il sostegno e l’opportunità. Reggae, autonomia domestica, teatro, alimentazione e cucina, diritti civili saranno i primi pilastri che costituiranno la programmazione sperimentale di questa nuova redazione. Ci diamo, dopo questo speciale, un paio di mesi per realizzare la versione base e strutturare le singole rubriche , ma può succedere la qualunque, quindi a risentirci presto sulle onde web di Radio32.

Follow up

Per approfondire le tematiche affrontate nello speciale sul teatro, punto di partenza, leggi questo post.

Se ne va il terzo dei The Vailers: addio Bunny.

Bunny Wailer giovane

L’inizio di marzo del 2021, in ambito di reggaemusic, è stato segnato dalla morte di Bunny Wailer, torico fondatore, assieme a Bob Marley e Peter Tosh del gruppo reggae dei The Wailers, La figura di Bunny Wailer, detto anche Bunny Livingston, al secolo Nevill O’Reily Livingston, non ha trovato, per mia colpa, giusto spazio nel pezzo dedicato al Reggae. e avrebbe dovuto, anche perchè, il più giovane dei tre dei The Wailers, ha contribuito come cantante e percussionista a fondare il gruppo nel 1962, e parimenti di Bob e Peter – che cercavano un riscatto nella musica – ha rivoluzionato il panorama artistico giamaicano, contribuendo ad esportare la Reggaemusic nel mondo.

Bunny Wailer solista e adulto

Dal 1973 ha intrapreso una carriera pluridecennale come solista.

Si è spento il 2 marzo 2021 in ospedale a Kingston, per cause sanitarie non del tutto chiarite, anche se in passato fu colpito da ictus.

Grazie Bunny, grazie anche a te. La musica con le tue melodie e il tuo ritmo ha vissuto anni molto appassionanti.

Il Metodo Catalanotti, il romanzo: tra crisi interiore e passione per il teatro.

Copertina Sellerio

Potrebbe sembrare paradossale recensire solo gli ultimi lavori del Maestro, trascurando le decine di libri scritti dall’autore siciliano e, tra essi, tutte quelle opere già lette, ma l’incedere dell’ultima (annunciata come tale) puntata televisiva del Commissario Montalbano mi ha dato l’opportunità unica di rileggere questo romanzo per carpirne ogni singolo aspetto, utile non tanto ad un confronto (mai adatto) con il corrispettivo televisivo, ma per comprendere quanto e come quest’opera abbia influenzato lo sceneggiato, dopo che autore televisivo e romanziere sono scomparsi da quasi due anni.

Il libro

Andrea Camilleri, “Il Metodo Catalanotti”, Palermo, Sellerio, 2018, P. 304.

Sintesi della quarta…

“Nella nuova indagine di Montalbano Camilleri inventa storie e personaggi e li fa recitare fra le quinte di un teatro di cui è lui il regista. Una messinscena che è dramma e commedia insieme. Le indagini lo portano a occuparsi dell’attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico. Il romanzo intreccia racconto e passione teatrale. Nel corso delle indagini, Montalbano ha la rivelazione di un amore improvviso, che gli scatena una dolcezza irrequieta di vita: un recupero di giovinezza negli anni tardi. Un romanzo, tecnicamente suggestivo, che una relazione dirompente racconta in modo da farle raggiungere il più alto Grado di combustione nei versi di una personale antologia di poeti; e, all’interno della sua storia, traspone i racconti dei personaggi in colonne visive messe in moviola perché il commissario possa farle scorrere e rallentare a suo piacimento”. Salvatore Silvano Nigro, 2018.

Recensione

Questo romanzo dedicato a Salvo Montalbano è il ventiseiesimo della serie. “Il Metodo Catalanotti” rappresenta una sorta di opera testimone della grande passione del suo autore, il teatro, trasposta in un quadro letterario avvincente e riversata interamente sul suo personaggio principale. Il mondo del teatro, colto e affascinante anche nella dimensione provinciale, svela la grande passione esercitata sull’uomo, ma risulta anche impegnativo per il Commissario, perchè le indagini prendono delle vie imprevedibili, rivelando una verità ben nascosta tra le pieghe dell’apparenza. E sono proprio le apparenze quelle che invece dominano la dimensione intima del protagonista, al bivio esistenziale tra uno storico legame ormai al tramonto e la vitalità rappresentata da una nuova fiammata amorosa. Il ritmo del romanzo è sempre gradevole, la storia mai noiosa o banale, anche se fantasiosa, forse la più fantasiosa tra quelle legate a Montalbano, volendo escludere l’opera postuma pubblicata lo scorso anno in chiusura della serie dedicata al commissario più conosciuto e amato d’Italia. Resta per me sorprendente come attraverso le righe di questo romanzo Camilleri si concentri ancora sulla dimensione sensoriale, profondamente umana, dei personaggi, dove rivelazioni ed equivoci si sviluppano sulla dimensione del tutto corporea dei propri sensi, tutti posti in campo per arricchire un quadro narrativo molto intenso. La crisi che l’uomo Montalbano vive ad un certo punto della propria esistenza restituisce la crisi di un intero universo, quello maschile, che spesso abbandona il proprio orizzonte e trascura la dimensione futuribile, concentrato interamente in un presente elastico che soffoca ogni prospettiva. Ma quella prospettiva, mancata fino ad allora, si ravviva con il contatto di una fiamma amorosa, che condurra il protagonista verso luoghi sino ad allora mai esplorati con profondità, percorsi confinati nel proprio vissuto intimo. In chiusura, nell’attesa di vedere lo sceneggiato in programma per la sera dell’8 marzo 2021 su RAI 1,

sottolineo che non debba stupire come sia questo il soggetto scelto per terminare – come sembra – anche la serie televisiva e non Riccardino, perchè se in quest’ultimo prevale un’approccio letterario particolare, figlio di un percorso interiore del suo autore, nel primo è il personaggio a disegnare un certo finale. Tutto ciò e da leggere nonostante siano poi uscite due altre opere con Montalbano protagonista. Si può senz’altro considerare questo ill romanzo più intenso dal punto di vista delle emozioni del suo personaggio principale, emozioni che giustificano la scelta degli autori televisivi.

Nota

Il romanzo sopra recensito l’ho ascoltato in audiolibro con lettura di Gaetano Lizio, presente nella nastroteca “Francesco Fratta” a cura dell’UIC, servizio esclusivo per i ciechi, gli ipovedenti e le persone con difficoltà di lettura.

Sanremo accessibile

Interprete LIS a Sanremo

Nella tarda notte tra sabato e domenica scorsi, attorno alle 2:30, Amadeus annunciava in diretta dal Teatro Ariston di Sanremo il vincitore dell’edizione 71 del Festival della canzone italiana. Le cronache abbondano, lungi da me aggiungere o togliere qualcosa.

Mi interessa segnalarvi però quest’appuntamento perché la Settantunesima edizione del Festival di Sanremo ha segnato per la RAI un momento molto importante, ovvero il raggiungimento e l’affermazione della piena accessibilità per i disabili della comunicazione (ciechi e sordi) di un format importante, sulla rete ammiraglia, e in diretta.

Da segnalare è il lavoro molto impegnativo dell’audiodescrizione per i non vedenti, attivabile attraverso un’apposita funzione del telecomando, che ha accompagnato l’uscita dei vari artisti e i momenti più salienti, dove per i ciechi di fatto serviva una descrizione di ciò che accadeva sullo schermo. La manifestazione è stata interamente sottotitolata per le persone sorde, ma su un canale dedicato, come già l’anno scorso, è stata tradotta in Lingua italiana dei Segni per tutti i sordi segnanti. L’esperienza delle interpreti in LIS è stata raccontata Qui

e il complesso delle attività per l’accessibilità del festival raccontata Qui

Da sottolineare l’impegno costante della Televisione pubblica italiana per una piena accessibilità dei format culturali, come indicato dall’articolo 30 della convenzione ONU per i diritti delle persone con Disabilità.

Nella prossima puntata di Accesso Totale: tra il valore del Braille e l’evoluzione nella cura

Manifesto per il rispetto dei pedoni ciechi

“I grandi musicisti quando suonano chiudono gli occhi per sentire la musica più intensamente”.

Questa citazione di apertura è tratta dal film Rosso come il Cielo, che racconta un’esperienza da me vissuta in prima persona, ossia la frequenza di un istituto per ciechi.

L’esperienza che mi ha visto coinvolto tra il 1986 e il 1999 (tutto il ciclo di studi dalle elementari al diploma – con poche interruzioni -), mi ha lasciato tanto, come spiego in questo audio

Il mio intervento durante il seminario “In questo Marasma” di Psichiatria Democratica

intervento nel seminario online In questo Marasma svolto il 30 gennaio 2021 ed organizzato da Psichiatria Democratica

dove sottolineavo il percorso di mutazione di certi istituti, rifuggendo dalla natura ghettizzante di quel modello, messo in discussione già dagli anni Settanta.

Nella permanenza negli istituti (Antonacci di Lecce e Martuscelli di Napoli), tra le cose che posso ricondurre alla parte positiva dell’esperienza, ho avuto di apprendere ed apprezare fino in fondo il Codice Braille, del quale parlo diffusamente Qui .

Partendo dal 21 febbraio, Giornata Nazionale del codice braille, istituita con unapposita Legge del Parlamento , con la redazione di Accesso totale , trasmissione mensile dedicata alle disabilità in tutti i suoi aspetti di Radio32, si è condivisa l’idea di dedicare uno spazio alla disabilità visiva, ma sotto un aspetto del tutto peculiare, riferito alla parte attiva e riabilitativa che ruota attorno al mondo delle minorazioni visive. Siamo partiti dal raccontar il Sant’Alessio, Storica istituzione romana, oggi tra le poche ad aver raccolto le sfide del nuovo millennio, affrontando con una visione globale l’abilitazione, la riabilitazione, la cura e l’inclusione dei ciechi e degli ipovedenti.

L’Azienda di Servizi alla Persona disabile della vista Sant’Alessio – Margherita di Savoia – oggi presente nel quartiere di Tor Marancia (Roma) -, si è infatti evoluta nel tempo; sin dalla seconda metà dell’ottocento assiste i ciechi e gli ipovedenti, anche con minorazioni aggiuntive attraverso interventi abilitativi, ri-abilitativi ed educativi, che oggi presentano un elevato grado di innovazione, rappresentando una frontiera anche culturale.

L’ASP Sant’Alessio, organismo come già detto in evoluzione, oggi si è dotata di un CDA, presieduto da Amedeo Pivaa, conservando in deroga il vecchio Direttore Generale in carica sin dal 2014 ad Antonio Organtini , promotore ed artefice di questa trasformazione. avvocato romano e portatore di una storia personale che ha dell’incredibile; sentiremo Organtini in diretta durante la puntata di Accesso Totale del

L’attenzione della redazione di accesso totale, date queste coincidenze, si è concentrata su quest’ente e sulla figura di Antonio Organtini per restituire alla cittadinanza un feed-back sulla presenza di un ente qualificato, 25 febbraio 2021 a partire dalle 20:30.25 febbraio 2021 a partire dalle 20:30.che cerca di riggettare ogni pregiudizio , preparando la società e i ciechi a relazionarsi nel migliore dei modi. Una funzione positiva per stimolare una reazione attiva del disabile della vista.

Locandina

Vi aspetto giovedì 25 febbraio 2021, dalle ore 20:30 su Radio32, dove potrete riascoltare la puntata anche in modalità podcast.

Per riascoltare i contributi potete cliccare di seguito

Ad Occhi chiusi, puntata del 25 febbraio 2021 di Accesso Totale, trasmissione mensile di radio32.net