A sinistra un soggetto unitario: auspicio o chimera?

Avvertenza ai naviganti: in questo nuovo appuntamento dedicato alla Memoria futura, vi sottopongo una riflessione nata sul finire di quella movimentata e nefasta estate del 2018. Dopo l’articolo originario posto tra virgolette, non aggiungerò post scriptum particolari, ribadendo che le riflessioni sono oggi vive più che mai, nonostante la sinistra sia al governo, si sia ulteriormente frammentata e stia perdendo progressivamente la bussola morale e la consapevolezza del proprio ruolo culturale. Dal punto di vista personale, cosa ovviamente nota agli attenti lettori del blog, sono approdato su posizioni radicali e ho partecipato attivamente alla nascita di +Europa, dando un addio, almeno nell’azione diretta, alla rinascita di una sinistra sinistra ormai impossibile in una coscienza collettiva lordata e inquinata da più di due anni di emerita melma politica.

“Nel periodo caotico che in questo momento pervade il panorama politico italiano, specie a sinistra, è facile ingenerare confusione, allontanandosi dal cuore delle problematiche della società e dello Stato, disaffezionando ulteriormente l’elettorato di riferimento. Inoltre risulta facile, sempre a sinistra, ostacolarsi vicendevolmente nel tentativo di creare un’offerta politica seria e credibile. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti con l’inqualificabile empasse istituzionale che il nostro paese attraversa e le prospettive non raccontano nulla di buono.

Ritengo che l’unico antidoto sarebbe raccontare sempre le cose come di fatto stanno, visto l’uso sistematico nella dialettica politica delle banalità e delle fake news, oltre l’incapacità, a livello collettivo, da parte del destinatario dei processi di comunicazione di verificare la certezza delle notizie di qualsivoglia personaggio politico, dimostrando così un palese cambio di atteggiamento rispetto a quello riservato a Berlusconi, Renzi o altri.

Ovvio direte voi. No, a causa di due variabili importanti: la necessità di risolvere i problemi di comprensione del messaggio politico da parte della platea, del popolo se volete (nota a tutti è l’incisiva fetta di popolazione che presenta caratteri di analfabetismo funzionale); in secondo luogo ricondurre la stessa dialettica politica su temi inerenti l’agenda politica, non invece il contorno, la cornice, quali sono stati i tagli ai vitalizi rispetto al problema serio dello spreco della PA.

Date queste premesse, ovviamente non facili da masticare (ma si tratta di Politica e di lingua italiana), vengo al dunque. Chi potrebbe rappresentare un progetto unitario che sovverta questo status quo di confusione? quale idea potrebbe essere il fulcro di una nuova politica? quali attori coinvolti?

Queste domande non hanno risposte facili, perché spesso osserviamo l’estremismo di destra, chiaro ed evidente, profondamente diffuso nella spina dorsale del paese e che incute un certo timore, facendo calare anche la percezione della sicurezza. Meno però riflettiamo sull’estremismo di sinistra, che oggi come oggi risulta profondamente anacronistico, soprattutto perché non esprime idee in senso progressista, come si diceva una volta, ma in chiave conservatrice. Per chi è di sinistra, nella vita di tutti i giorni, diventa veramente complesso capire quale sia la direzione da seguire, creando forte confusione (elettorato sinistroide dei 5 stelle), distacco dall’azione politica (astensionismo) e ribaltamento dei valori in campo (elettorato della Lega proveniente da circoli di sinistra).

Tante le cause, tra le quali troppa personificazione di Renzi (forse), ma non solo. Concausa è l’ottusità con la quale molti a sinistra fanno della lotta intestina una lotta di classe, contro tutto e tutti, senza poi apportare nulla di concreto alla famigerata agenda politica.

Sul processo di comunicazione politica, da destra e da sinistra, poi è emersa la dicotomia élite/popolare come fondamentale per la soluzione di Governo che, a mio avviso e con taglio veramente molto analitico, sta creando al momento segnali di estrema sofferenza in vari settori della vita di questo paese. Evito di parteggiare in questo post, quindi immaginate grande sofferenza nel reprimere fatti, citazioni ed eventi.

Ma per giungere al nocciolo della questione, al senso profondo di questo intervento, ad oggi ritengo non utile alla causa della costruzione di un’alternativa politica di sinistra a questo lerciume, l’intervento diretto di forze “giovani”, “nuove” e del “popolo”, tenendo conto che verso quella direzione occorre necessariamente andare. Chi si pone al di fuori di questo processo lo fa consapevolmente e dovrà assumersene la responsabilità, vista l’importanza delle questioni in gioco.

In conclusione mi preme sottolineare che solo raccontando nuovamente l’Italia agli italiani potremmo risolvere questa situazione per lo meno pericolosa che riguarda il paese. Ognuno deve dare il suo contributo e dal processo di confronto emergeranno anche programma e leadership.

Una cosa è certa infatti, l’assoluta inadeguatezza di tutti, o quasi, costoro che al momento occupano le istituzioni del paese, pericolo imminente per i processi democratici, che in Italia per certi aspetti non si sono mai del tutto compiuti.

Mettiamoci al lavoro e ritorniamo nelle piazze, con proposte per la gente, tra la gente, da raccogliere e veicolare in un’agenda politica credibile.”.

NB: articolo scritto il 03/09/2018

I politici italiani sul filo dell’irresponsabilità

Avvertenza ai naviganti: prosegue nella sezione Memoria futura la ripubblicazione di vecchi post dal blog in fase di demolizione su altra piattaforma. Quello che segue tra virgolette è un post dell’estate 2018, quando lo sconcerto per la maggioranza gialloverde suscitava emozioni e passioni travolgenti, portatrici di riflessioni profonde ancora valide.

“I grandi mezzi di comunicazione sicuramente non daranno spazio a queste notizie o, probabilmente se avverrà, lo sarà in maniera molto ristretta. E’ molto difficile ovviamente informare e rendere consapevoli le persone, più facile evidentemente propinare a mozzo fisso slogan elettorali e idiozie colossali anche negli spazi di informazione, categorie di balle che vedono gli esponenti gialloverdi molto avvezzi al loro utilizzo. Ci tenevo poi a sottolineare che la coerenza è uno di quegli aspetti molto valutati da chi fa politica, soprattutto se gli attori sono quelli che propugnano onestà stando sempre dalla parte degli italiani. Per concludere questa breve premessa volevo ricordare che la trasparenza nelle istituzioni italiane ed europee non è stata portata di certo dai grillini o altri, ma è in esse ben sedimentata da decenni di prassi e da una regolamentazione ad hoc. Detto questo veniamo ai fatti.

Apprendo dai profili twitter di Ivan Martelli e Daniele Viotti, europarlamentari, che oggi si votava nella sessione di Bruxelles del Parlamento europeo il primo atto del bilancio dell’unione; durante queste operazioni si discute dei futuri finanziamenti agli stati e alla composizione del  bilancio dell’Unione, di aree sottosviluppate, immigrazione e investimenti. Indovinate un po’? attendendo smentite sdegnate dei diretti interessati abbiamo appreso che gli interi gruppi di Lega e Movimento 5 Stelle erano assenti. Ci dovranno poi spiegare a chi vogliono far decidere le questioni che riguardano anche l’Italia, visto che parlano sempre dell’Unione europea come fosse un mostro brutto e cattivo che vuole imporci di tutto.

Seconda questione. Dagli account di vari senatori del Partito Democratico apprendo che la maggioranza di governo ha votato contro il decreto legge (l’ultimo di Gentiloni) per rinviare al 2019 il pagamento delle tasse sospese nelle aree terremotate. Prima gli italiani, certo, se hanno qualcosa da difendere e il portafogli gonfio. Altrimenti basta solo demonizzare e calpestare tutto ciò fatto dalle precedenti gestioni, senza curarsi della loro effettività o urgenza o necessità. Bene, molto competenti direi. Anche per questo aspetto documentate smentite.

Terza questione, per non tediarvi vado veloce… Apprendo, da vari gruppi parlamentari, che la prossima settimana il Parlamento italiano non si riunirà. Non si riunirà.,avete capito, visto che il prossimo aggiornamento dei lavori è per il 10 di luglio prossimo venturo. Perchè? semplice: il Governo non ha portato nessun tipo di atto all’attenzione dell’assemblea per essere posto ai voti, ovvero, a distanza di 5 o 6 settimane dall’insediamento del cambiamento sottoforma di governo non avremo ancora nessun atto di legge o avente forza di legge in vigore, ovvero nessun indirizzo politico per l’Italia. Prima gli italiani, ovviamente… attendo smentite anche per questo.

Occorre una laurea per capire l’incapacità di governo di costoro? Mi limito ad osservare che questi tre episodi denotano l’irresponsabilità delle forze che compongono questa maggioranza, perchè non presenziare e votare in sede europea un bilancio che riguarda anche noi, negare la possibilità di dilazionare nel tempo le tasse per chi è stato colpito dal terremoto e non presentare nessun atto di indirizzo politico e di amministrazione del paese equivale alla narcotizzazione del paese stesso. Ci stanno rovinando con l’ignavia e l’incapacità. Fate voi i conti.”.

P. S.: le considerazioni iniziali sulla sovraesposizione mediatica garantita ai cialtroni restano immutate. Della capacità della politica, a maggioranza cambiata, di sminuire il ruolo del Parlamento che dire? Ad un terzo del 2020 già andato e in piena crisi da Coronavirus, i fatti sono sotto gli occhi di tutti; tutti coloro che ovviamente vogliono vedere.

NB: articolo scritto il 28/6/2018

Contro ogni fascismo #SubitoInPiazza

Avvertenza ai naviganti: questo che segue tra virgolette è un post scritto all’inizio dell’estate 2018 (come da NB, NDA), quando il governo gialloverde muoveva i suoi primi passi e già dimostrava tutta l’inadeguatezza, poi emersa con forza nell’agosto 2019 da parte del suo azionista di minoranza e che ancora dimostra in molti esponenti di governo e di maggioranza di oggi (2020, NDA), con la coalizione giallorossa; il sentimento, però, resta intatto, considerando lo stravolgimento costituzionale per l’emergenza Coronavirus. Molte pedine sullo scacchiere della politica si sono mosse; ma la crisi della nostra democrazia è rimasta intatta. Cambiano quindi gli interlocutori cui è rivolto quest’appello, di nuovi se ne sono aggiunti, ma la piazza, quando possibile, sarà essenziale per difendere pacificamente costituzione e democrazia, poste in affanno da dilettanti allo sbaraglio.

“Mi rivolgo a coloro che rappresentano le forze di opposizione in Italia ad oggi. Mi rivolgo a Calenda, Boldrini, Bonino, Martina, Renzi e a tutte le donne e agli uomini che hanno avuto la possibilità, alla spicciolata, di dissentire con ragionevolezza al fascismo dilagante che in poche settimane si è palesato nelle nostre istituzioni democratiche.

A voi chiedo quando ci chiamerete unitariamente in una grande manifestazione di piazza?

Fondamentale, in questo momento storico, risulta la difesa della nostra democrazia da vili attacchi al cuore delle istituzioni perpetrati da chi dovrebbe garantirne la legittimità. Il signor Salvini ha violato per due volte, al sabato sera e alla domenica mattina, le regole minime della nostra democrazia, quale quella del silenzio elettorale, sapendo inoltre di rimanere indenne.

Tutto ciò da ministro dell’interno, cioè da capo della struttura amministrativa preposta a certificare la regolarità del voto. Cosa dobbiamo aspettare?

In nome della cultura che rappresenta in Italia sono stati uccisi due uomini immigrati, a Rosarno e a Milano, e due attentati preoccupanti si sono verificati a Caserta e a Napoli; non parlo poi della terribile campagna di disumanizzazione dell’apparato dello Stato, che ha visto esprimere parlamentari della Repubblica nel senso di affondare “navi pirata”, quelle navi che invece salvano la vita umana. Cosa altro deve succedere?

Il nostro Paese è posto in una situazione di sudditanza di fronte alle grandi questioni internazionali e l’Unione Europea, della quali siamo fondatori, ci guarda in maniera disdegnata, qualsiasi cosa dicano al Governo. Abbiamo un presidente del consiglio fantoccio, in mano ad un despota quale si sta dimostrando il signor Salvini, che fa schedare e segnalare tutti coloro che partecipano a manifestazioni, controllandone i materiali perché non abbiano messaggi di dissenso al governo e alla sua persona. Cosa dobbiamo attendere ancora?

Vi chiedo, a nome di tanti italiani disorientati, da cittadino del sud, vessato dalle mafie che bloccano lo sviluppo del territorio e il progredire della società, a nome di un disabile che non ha concrete possibilità di benessere, avendo esaurito tutte le prospettive anche di autoimprenditorialità a causa di un corpo sociale sordo a certe istanze, vi chiedo da italiano che ci tiene alla democrazia di convocare una grande manifestazione popolare, per dare un segnale di risveglio anche a quegli italiani che in questo momento sono sopiti e non si rendono conto del grave pericolo per la nostra democrazia.

Dobbiamo assolutamente far sentire la voce di un’Italia differente, democratica, accogliente, antifascista, a difesa della Costituzione e delle istituzioni, europeista, antirazzista, per l’inclusione sociale e i diritti civili. O no?”.

P. S.: credo che molti sono i ricordi e le impressioni suscitati; non voglio qui esaurire la descrizione dei mutamenti e delle questioni intercorse. Mi limito solo a registrare che, come potete leggere nella sezione Memoria futura e Diversità, per fortuna si è creato il movimento cui aspirava questo post, quello delle Sardine, frutto però dell’esausta non risposta dei principali movimenti di sinistra. Registro solo ad oggi, I° maggio 2020, che la Boldrini è nel PD e che Renzi sostiene il governo, mentre il signor Salvini continua a fare il pagliaccio, per fortuna perdendo apparentemente consenso.

NB: articolo scritto il 24/6/2018

Voglia di Memoria

Siamo già alla fine di un viaggio, con altri viaggi nella testa, ma Lampedusa resta nel cuore. Non è una frase fatta. L’Isola infatti è bella, da ogni punto di vista. Per questioni metereologiche abbiamo saltato l’osservazione della riserva marina e dell’area protetta, ma sarà l’occasione per tornare. Sostanzialmente ci siamo trovati di fronte ad una comunità con un carattere tipicamente “meridionale”, con le relative problematiche. esaltante è però stato il viaggio tra le persone. E il nostro viaggio si conclude con questo racconto, ripromettendomi altre finestre nelle settimane a venire. Buona lettura.

Nino Taranto è un personaggio indubbiamente “unico”. In un’isola, come quella di Lampedusa, dove emerge con forza il segno distintivo di una piccola “industria turistica”, lui no, ha fermato il tempo degli umani ad un altro livello, più lento. Non pensa, Nino Taranto, al nutrimento del fisico o alle necessità primarie. No, Nino è una persona che bada al nutrimento dell’anima, alla Memoria storica, alla piena capacità di una comunità di essere consapevole. Nino Taranto nasce a Napoli da Madre napoletana e padre lampedusano. Nella cadenza questa sua origine del tutto casuale se la porta dietro, in maniera abbastanza evidente. Ma Nino è lampedusano. Non ha il tratto tipico però incontrato sinora. Direi che risulta quasi alieno. Nino gestisce un luogo molto interessante, che bada alla ricostituzione della Memoria collettiva e storica dell’isola. L’”Archivio Storico di Lampedusa” è, visto dalla lente speculare della cultura, un luogo non luogo. Non è di fatto un museo, non è di fatto una galleria, non è uno IAT. E’ tutto questo e molto di più. L’omonima associazione messa su da Nino, ed altri, ha lo scopo appunto di raccontare ai visitatori e ai lampedusani che l’isola ha una sua storia, che è molto più estesa e complessa di quella degli ultimi 170 anni, epoca nella quale si è sviluppata la “moderna colonizzazione” dell’isola, quel periodo breve e intenso che fu condotto a partire da Ferdinando di Borbone, dopo aver sottratto l’insediamento agli inglesi. E’ appunto in questo luogo non luogo della Memoria che incontriamo Nino Taranto, persona suggerita da vari contatti dell’isola. Nino è un crocevia di racconti, di storie e di incontri, è un pezzo di Memoria vivente di questo ultimo lembo d’Italia, primo d’Europa. Chiediamo subito sulla storia, quella autentica, quella lunga nel tempo. Insediamento fenicio, avanposto romano, nei già citati scavi archeologici potrebbero essere conservati i resti di una presenza dell’uomo risalente ad epoche antecedenti l’invenzione della scrittura. Ovviamente la storia dell’isola è più complessa di quella creduta sinora. Nino ci esprime il disappunto verso una comunità che non prova interesse per questi aspetti, perché crede di essere stata la prima a civilizzare questo sasso nel Mediterraneo. Conversando scopriamo che sull’isola c’erano resti di dolmen e menhir, ovviamente tracce ritenute di scarsa importanza già dai primi coloni d’Ottocento, dunque distrutti dalla popolazione colonizzatrice assieme alla riserva boschiva. Ma i segni di una Lampedusa considerata interessante dall’uomo, crocevia nel Mediterraneo e ponte tra Europa e Africa, approdo sicuro, risultano evidenti da tempi molto più ampi di questi ultimi 170 anni e basterebbe poco per allestire un Museo della Memoria storica di Lampedusa. Oggi la popolazione e le istituzioni locali non si curano dell’identità che deriverebbe, e relativo interesse turistico, dalla costituzione di un museo e dal lavoro di recupero e studio della storia dell’isola; dal punto di vista turistico, poi, addirittura ci stiamo “provincializzando”, ribadisce costernato, proprio per il tratto estremamente di breve raggio della platea turistica che Lampedusa è in grado di richiamare. Oggi si può dire, afferma Nino, che Lampedusa è un’isola senza identità. Le è stata data quest’identità “vacanziera”, dove forzosamente negli ultimi trent’anni chi sapeva cucinare ha aperto ristoranti, chi aveva case alloggiava turisti. Non è un’isola che invece, al contrario di altre, si rivela nella sua natura di “bomboniera”, perché curata dagli abitanti, anche a proposito di memoria e storia. La natura dell’isola, e questo ci colpisce, è stata erroneamente identificata nel mare, ma Lampedusa è tanto altro, conclude Nino. Che non fosse una realtà attenta al proprio vissuto c’era sembrato evidente sin dalla constatazione degli scavi archeologici. Ma la totale disattenzione ci lascia davvero perplessi, perché, in fin dei conti, non servirebbe tanto per realizzare il progetto di una Lampedusa più “autentica”. Il tempo però non è un eterno amico, quindi occorre evitare tutti quei disastri che può causare la non curanza della propria Storia locale, trascurando di fatto la Memoria. Senza Memoria siamo privi di identità, e Lampedusa evidentemente corre questo rischio. Non vogliamo essere troppo impietosi nel giudizio, perché la bellezza e l”interesse per quest’isola, perla nel Mediterraneo, resta tutto. Però ci permettiamo di osservare che la comunità, gli amministratori e i vari livelli di governo devono intervenire per correggere una rotta che ad ora risulta rischiosa. Delegare lo sviluppo e la considerazione di Lampedusa solo all’industria turistica estiva non paga, almeno nel lungo periodo. A Lampedusa non serve, non da pienezza del ruolo e della bellezza che emana nel Mediterraneo. Se capitate a Lampedusa programmate una visita all’”Archivio Storico”, in fondo a via Roma, Nino sarà sicuramente pronto ad accogliervi con un racconto e un’informazione di un’isola che non vi aspettereste. Sottolineo in conclusione che quest’associazione e questa luogo, l’Archivio storico di Lampedusa, è anche il posto da dove riportare l’autentico souvenir, sapendo di contribuire ad un progetto molto importante. E soprattutto parlatene, perché i lampedusani, in apparenza, non si sono accorti del grande lavoro che sta conducendo Nino Taranto e il suo gruppo. Nino inoltre è molto coinvolto dalle dinamiche migratorie che vedono l’isola protagonista. Questo è un luogo di incontro, dove poter conoscere, vedere senza spettacolarizzazione, le speranze e la voglia di integrarsi di una giovanissima popolazione immigrata, che a Lampedusa vede concretamente l’inizio di un diverso futuro per sè.

NB: articolo scritto il 03-05-2016

Bambini di oggi, lampedusani di domani

Girando per Lampedusa ci siamo resi conto di quanto siamo fuori stagione turistica. Molti locali sono ancora chiusi, di fatto sembra un qualsiasi paese di provincia preso dal tramtram della quotidianità. Casualmente siamo passati vicino alle scuole elementari, ma abbiamo scoperto anche che nell’isola di Lampedusa ci sono ben 3 scuole superiori! Di fatto, l’incontro con la comunità è passato anche dai bambini, dalla scuola (per certi versi) e soprattutto da…. Buona lettura!

Un dato assolutamente interessante dell’isola è il tasso di popolazione giovanile. Siamo nel rapporto di circa 1 a 5, quindi con un’elevata popolazione scolastica. Comunque u è dato di fatto che ci siano molti ragazzi. Ci sono dunque anche le scuole, tutte quelle del ciclo obbligatorio, più tre istituti superiori, due dei quali direttamente collegati alla principale industria dell’isola (alberghiero e turistico). A proposito del nostro incontro con il mondo dell’educazione e dell’istruzione abbiamo incrociato la realtà della Biblioteca per i ragazzi, che ora si trova a metà circa di via Roma. La vostra osservazione sarà delle più naturali, una normalissima biblioteca comunale di un qualsiasi paese della Penisola. No. Si tratta di una biblioteca istituita con un progetto che emana da un appello internazionale, gestita da volontari e aperta ufficialmente due pomeriggi a settimana. Oltretutto ha una sede non idonea e a norma, non dispone di tutto il necessario per definirsi “biblioteca” (compresi scaffali per i libri) e soprattutto non è la sede definitiva. Ci spiegava Anna, operatrice della formazione e volontaria, che da più di tre anni il comune promette la sistemazione di questa sede di via Roma e sono stati spesso chiusi perché promettevano l’inizio di tali lavori in maniera imminente, invece sono tre anni che ciò non accade. C’è stata una sorta di occupazione di fatto dei locali e le attività vanno avanti, ma sono in attesa di questi lavori o di una sede più adeguata, e possiamo garantirvi che si tratta della mancanza delle norme più elementari per un luogo che deve ospitare bambini. Come dicevo, la biblioteca si basa sull’opera volontaria di personale della formazione e altri cittadini, che danno un luogo di incontro e di cultura alle future generazioni lampedusane, perché possano scrollarsi di dosso quella macchia di “comunità disordinata” che oggettivamente ci è sembrata essere. Ma l’opera volontaria più importante è quella dell’associazione “IBBY”, con sede internazionale a Basilea (Svizzera, NDA) e con una sua sede territoriale italiana. L’associazione si occupa di creare nuove generazioni di lettori, cercando di divulgare con tutti i mezzi possibili la passione per la lettura nei bambini di oggi, cittadini di domani. L’associazione ha raccolto l’appello di quei lampedusani che hanno posto la sfida, e in pochi giorni sono arrivati decine e decine di titoli, che ad oggi giacciono in degli scatoloni nell’attesa di una sistemazione definitiva dell’associazione. Nel nostro periodo di permanenza nell’isola abbiamo incrociato Mariella, italocanadese,che una volta in pensione dal ruolo di bibliotecaria a Toronto, si è dedicata ai progetti di IBBY, tra i quali questo a Lampedusa, facendosi accompagnare di volta in volta da altri volontari, come in questo caso, quando con lei c’è T., cittadina canadese. L’autentica bravura di queste donne è amirevole, perché conducono una battaglia di tipo squisitamente culturale, con l’auspicio di un futuro migliore per dei cittadini lampedusani più consapevoli. Inoltre il destino di questa piccola comunità incrocia l’esigenza identica di creazione di consapevolezza e cittadini migliori tra i migranti che qui approdano. Le difficoltà di interagire con l’attuale centro di identificazione (mi rifiuto di usare sempre i soliti termini che in sostanza non cambiano la natura di queste semiprigioni) ovviamente sembrano insormontabili. Da quelle poche esperienze, e da altre idee in seno di IBBY, è nato il libro dal linguaggio universale, il “libro senza parole”, costituito da storie disegnate che sono intellegibili da chiunque, abbattendo il muro incomprensibile dell’ignoranza di una lingua straniera. E’ ovviamente un esperimento che ha appassionato anche i ragazzi di Lampedusa. Ma Anna, e Maria (altra operatrice della formazione), ci raccontano quali sono le caratteristiche della popolazione scolastica lampedusana e le difficoltà di interazione con un’istituzione come la biblioteca. In primis, premetto, siamo sconcertati dal fatto che dal comune di Lampedusa o da parte di una qualsiasi altra istituzione siciliana, non sia giunto uno straccio di supporto logistico a tale iniziativa. Inoltre apprendiamo che tutto ciò è ingiustificabile, perché esiste uno stanziamento destinato a tale operazione, oltre che ad un degno allestimento della stessa biblioteca. I libri, è vero, fanno veramente paura. Inoltre proseguo la mia indagine sulla popolazione disabile. Tutto sommato anche in questo caso ci viene confermato quello che ci anticipò M. a proposito del centro diurno per disabili psichiatrici. Una sorta di solidarietà comunitaria non manca, ma esiste anche una certa grettezza nelle famiglie, confermando il più retrogrado pensiero meridionale. Questa volta mi riferisco alle condizioni psicologiche in cui versano alcuni ragazzi dislessici. Infatti alcuni di loro, in età scolare, hanno ricevuto adeguata certificazione e possono godere di tutta una serie di supporti e assistenza. In altri casi le famiglie si sono opposte perché magari “chissà che possono poi dire di lui… meschinu! (poverino, NDA)”. Credo sia il colmo, anche perché la dislessia (come discalculia e disgrafia) non sono dei disturbi comportamentali, né tantomeno delle disabilità psichiatriche, bensì delle difficoltà facilmente risolvibili con adeguati provvedimenti educativi. Apprendiamo a tal proposito, che oltre all’impegno degli operatori scolastici, molto avviene anche in seno alla biblioteca, dove la stragrande maggioranza dei testi procurati da IBBY sono in caratteri particolarmente leggibili anche dai dislessici, appunto. Sorte ancora peggiore è per quei disabili psichici e psichiatrici, che una volta finita la scolarizzazione e magari fuori dai programmi del centro diurno, restano completamente abbandonati a loro stessi, ovvero in completo stato di isolamento sociale. L’atmosfera all”interno della biblioteca comunque è frizzante e il ruolo assunto da questi volontari è ammirevole. Quando sarete a Lampedusa cercate di loro, anche tramite Paola, e se potete donate un libro per bambini o per ragazzi. IBBY poi, semplicemente superlativa nel suo intento. Mariella è una persona che quando è nell’isola (per periodi di una o due settimane circa) da tutto per quest’iniziativa. Dotata di grande capacità comunicazionale con i bambini, notiamo la sua enorme dote di narratrice. Ci dice infatti di definirsi cantastorie e di avere su molti progetti culturali, teatrali e sinanco del teatro dei burattini. Forse questa comunità dovrà prima o poi accorgersi che attorno c’è un universo interessato e positivo che vuole interagire. Questa comunità, come già affermato per altro, dovrebbe dimostrare più coraggio e credere in sé stessa, a partire dalle nuove generazioni. La biblioteca ha motivo d’essere, e soprattutto deve essere istituzionalizzata e messa nelle condizioni di continuare quel lavoro che avviene all’interno delle scuoole. Tutto questo per curare l’intelletto dei bambini di oggi, cittadini lampedusani di domani.

NB: articolo scritto il 29-04-2016

Il dare

La mattina del secondo giorno inizia come il più classico dei prologhi per due “vacanzieri”. Spremuta d’arancia in apertura di una succulenta colazione, sorseggiato in beatitudine di fronte al mare, pregustando un bagno, che premetto, di fatto non c’è mai stato! Ma la coscienza ben presto si riprende, proseguendo il generale risveglio del corpo e dei sensi. Siamo e restiamo “viaggiatori”, quindi prima l’azione, l’impegno, la fatica, poi… tutto il resto.; abbiamo chiesto a Melo e Paola dei sacchetti per raccogliere quel segno di inciviltà descritto ieri, cercando per quanto possibile, pur consci della poca utilità del gesto – con la prossima mareggiata da sud la spiaggia sarà punto e a capo -, di dare il nostro contributo a ripulire l’incuria altrui. Ne sono uscite 5 buste belle piene, per lo più cariche di bottiglie di plastica e residui di pic-nic in spiaggia, ma magari, chissà, anche i resti di quei pochi viveri consumati a bordo dei barconi in attraversata nel Mediterraneo carichi di disperazione e voglia di futuro. A proposito: correggo un’informazione. Lunedì sera non ci fu nessuno sbarco, si era fatta un po’ di confusione; è alle nove del mattino di martedì che di fatto è avvenuto. Non siamo stati testimoni diretti, è veramente difficile potersi avvicinare durante queste operazioni. Ma ci è stato garantito che questa volta, in maniera veramente imprevedibile, su 190 persone sbarcate la stragrande maggioranza erano minori. Nel corso della giornata ci sono state tante altre esperienze, un paio le riassumerò nel post che segue. Ma il pensiero che qualcosa stesse per cambiare, visto anche il numeroso gruppo di egiziani nello sbarco del mattino, ci ha accompagnato tutto il giorno. Molti egiziani, più del solito. Tanti minori, troppi, soprattutto non accompagnati. Se sulla nazionalità possono esserci molti dubbi, visto che quasi nessuno parlava inglese, sull’età invece la certezza è sconcertante. Solitamente i minori ci sono, ci dicono, ma su percentuali molto basse. In questo caso si tratta della maggioranza, completando il quadro con la presenza di infanti e madri assieme e di nuclei familiari interi. Anche in Sicilia, giunge la voce, che in uno sbarco la percentuale fosse superiore al 20% dei minori, quindi non siamo di fronte ad un caso estremo. Qualcosa sta cambiando, è evidente. Per restare sul pezzo, passatemi l’espressione, al pomeriggio ci rendiamo definitivamente conto che qualcosa invece sta cambiando, cioè nella nostra visione del “Dare”, visto come gesto affannoso, dato che nell’isola descritta come “accogliente”, l’accoglienza non viene fatta praticare. Si, è difficile, come si diceva, per via della “cortina burocratica”, ma se tu vuoi dare, perché è naturale, perché ti va, ed è così, si può. La conferma ne sono L. e P., incontrati per caso durante la nostra pomeridiana sosta in via Roma prima del tramonto. Sono due persone molto distinte, isolani autentici. Tra i vari discorsi che partono dopo le presentazioni, in cui noi siamo solo testimoni, magari attivi, ma testimoni, si arriva al tema del “Dare” e alla narrazione di quanto accaduto al mattino. Qui scopriamo che questi due signori sono completamente proiettati nel “Dare”, da lampedusani e da persone che considerano prima di tutto la “dignità”. Curarsi di minori o prendersi in carico l’accoglienza nel primo momento a seguito dello sbarco, per loro è naturale. Semplicemente. Qui ritorna la domanda: perché chi vuole non può? Ad ogni modo ci siamo accorti che nell’isola non viene preclusa, in linea di massima, l’ospitalità, anche umanitaria. Ma gli apparati, a tutti i livelli, forse dovrebbero rivedere seriamente alcune posizioni di “chiusura” versola dimensione umana di ciò che accade, per rispettare quelle dinamiche più autentiche che si mettono in moto quando chi fugge disperato incontra il primo disposto ad accogliere. Quello che ne nasce è un sentimento profondo, verace, un senso di umanità pervade ogni istante dell’esistere, di entrambi, tanto nel migrante quanto nell’isolano. Di cose ne sono successe altre, in quei momenti al bar, come nel resto del tempo. Non si può condensare tutto in questo pezzo di testimonianza, quindi vi rimando al prossimo post per un altro racconto intenso, nato dall’assaggio dell’isola e degli isolani, della porta d’Europa e della sua gente.

NB: articolo scritto il 27-04-2016

Il Dare

Un viaggio Responsabile nell’Isola di frontiera

Ci sono alcuni accadimenti della propria vita che necessariamente devono rientrare in una logica. Non per eccessi di razionalismi, bensì per un senso proprio di benessere. Spazio per le contraddizioni ce n’è sempre meno, pertanto anche in un momento di vacanza, io e Sonia, abbiamo deciso di viaggiare Responsabile, forse, per la prima volta in senso assoluto. Ci sono tante cose da valutare ancora, e molte verranno in itinere, ma il presupposto del prossimo viaggio a Lampedusa, che inizierà domenica 24 aprile, è quello di effettuare un excursus, un viaggio appunto, in un’Isola di Frontiera, offuscata nel suo potenziale di terra “accogliente”, sempre più percepita come terra “d’accoglienza”. Sono due accezioni uniche, caratteristiche precipue di Lampedusa, cercheremo di osservarle entrambe, attraverso uno sguardo analitico e attento su tutto il sistema Lampedusa, partendo però dalla peculiarità del Turismo prossimo alla Comunità.

Io e Sonia stiamo per intraprendere un viaggio particolare, voluto e cercato, ma ispirato da tanti sentimenti. Partiremo presto per Lampedusa, sulle orme di una guida di turismo responsabile nell’isola, Da dove ci saranno degli aggiornamenti tramite i canali Facebook e Twitter di Turismetica, e dei post, dei pensieri, dal blog, connessioni permettendo. Tutto ad ogni modo sarà recuperato qualora non si riuscisse subito a risolvere le questioni di connettività. Per ora, a noi buon viaggio e a voi buona lettura.

NB: articolo scritto il 24-04-2016

Sono tutto ciò che odiate… e gli # c’entrano poco…

Di tanto in tanto avverto la necessità di porre ordine nel flusso continuo di pensieri ed avvenimenti. In queste ultime ore, prepotente come una spumeggiante corrente di un ruscello in primavera, prorompe in me la necessità di chiarire alcune questioni. Non farlo aiuterebbe la distrazione da fatti e circostanze, il peggiore degli errori esistenziali oggi. Buona lettura.

Sono due le domande che molte persone si pongono nelle ultime settimane, sottili e quasi a fondamento dell’osservazione dei fatti, ma anche giganti e a sostegno dell’impegno che ognuno: verso cosa corre l’Italia e il movimento dal basso in cosa si tramuterà? Domande che non trovano qui risposta, ma che mi aiutano a ragionare, questo si.

Non si può negare che – in quest’epoca – il nostro Paese sta ripercorrendo sentieri già battuti nella Storia che, inevitabilmente, hanno condotto ad una lacerazione profonda del tessuto sociale, della comunità nazionale e dell’apparato statale. Il latente fascismo, questione nazionale mai risolta, oggi si palesa addirittura nella rappresentanza istituzionale, avendo garantito quest’ultima a fascisti dichiarati con un processo democratico “indiscriminatamente” aperto a tutti, avendo tralasciato una sana selezione della rappresentanza; oggi possiamo osservarne l’effetto negativo, dove le istituzioni democratiche e democraticamente elette sono manipolate e governate da sinceri e dichiarati antidemocratici. La correzione della stortura creatasi è necessaria e doverosa: necessaria perché non vi sono ad oggi alternative alle forme di governo di questa nazione. Doverosa perché è interesse di tutti garantire la piena applicazione del processo democratico, che in Italia risulta incompiuto ancor oggi, in quanto incompiuta è l’applicazione totale dei dettami costituzionali.

Da questo pesante fardello ne deriva, come negli migliori tradizioni, una reazione democratica. Una reazione uguale e contraria, resistente. La forza della piazza, strumento democratico di ammonimento della comunità verso chi detiene il potere, oggi si ritrova in una nuova veste, più imponente rispetto alla storia recente del Paese, con la stessa forza delle piazze palesatesi alcuni decenni fa, quelle Sessantottine in testa, ma con un alto grado di innovazione e maggiore pervasività. La piazza di questi giorni rappresenta infatti un atto d’amore della Comunità verso il proprio appartenere ad una Nazione, una sorta di Amor Patrio di stampo antifascista e di matrice costituzionale, proprio perché occorre riappropriarsi di certi principi, ad oggi lasciati a discapito di autentici infami, come Patria, onore e rispetto.

Questo movimento di piazza, le Sardine, muove i suoi passi nel percorso chiaro del Futuro perché non detta condizioni, non promette circostanze né si impegna alla soluzione di alcun problema, bensì ribadisce come la Politica non debba essere, presupposto del fatto che è la Politica che deve risolvere problemi, realizzare circostanze e indirizzare il Paese.

Le sardine si connotano inoltre come reazione ad un modo specifico di fare politica, di stare nelle istituzioni, ovvero quello basato sull’odio, sulla discriminazione e sulla violenza politica, spesso anche fisica, come unico parametro di dialettica e costruzione dell’agenda politica.

Avversare, pacificamente e democraticamente tramite la piazza, un atteggiamento d’odio vuol dire resistere al fascismo latente del nostro paese, affermando i principi costituzionali non ancora del tutto insiti e sedimentati nel tessuto sociale e nella coscienza collettiva dell’Italia contemporanea. Dal blog, di persona e su twitter, miei modesti mezzi di resistenza, a breve ribadirò il senso che metto nell’adesione a questa piazza, come umile contributo alla ricostruzione di una diversa narrazione del Paese. Vorrei sottolineare come è l’atteggiamento nuovo che occorre avere, che ponga l’osservazione, l’azione e la scelta in termini positivi rispetto agli eventi che ci vedono testimoni, ma non protagonisti solitari, bensì amalgamati all’unicum multiforme che chiede maggiore rispetto per la Repubblica italiana. Infatti su certi principi, ideali e norme di civiltà non si può titubare. La difesa della democrazia rappresentativa e la forma repubblicana, la resistenza al nuovo totalitarismo che avanza, devono essere arricchite dalle posizioni di tutti coloro che a questi principi si ispirano, non mediati da alcuni a discapito di altri.

Si deve porre in essere la maggiore energia possibile per spegnere quel virus latente e che ancora circola in Italia: il fascismo reazionario. Per questo chiudo ribadendo che sono tutto ciò che l’Italia oggi odia: sono donna, sono gay, sono nero, sono asiatico, sono ispanico, Sono progressista, sono europeista, sono liberale, sono radicale, sono disabile, sono donna, sono trans, sono bambino, sono antiproibizionista, sono drogato, sono malato, sono disocoupato, sono povero, sono precario…

E nella personale resistenza non porto dietro le mie convinzioni di oggi, ma i i miei principi di sempre; pertanto tutti gli # che oggi muovono la protesta li uso e condivido tutti, senza distinzione. Perché mi sento #NessunaDiMeno #Facciamorete #Sardine #RestiamoUmani #Fraidayforfuture #SilviaRomanoLibera #IostoConLaura #IoStoConICurdi e ogni cosa che sia #Antifascista

NB: articolo scritto il 01-12-2019