Dal sito di Sonia…Lasagna con zucca

Visto il risultato, veramente eccellente, ripropongo una ricetta di Sonia presente sul suo blog.buona lettura e buon appetito!

Finalmente arriva il week-end e possiamo tuffarci tra forni fornelli e cucina. Approfitto del tempo libero per proporre un piatto che ha preparato …

Lasagna con zucca

Ci sono ancora dei porti…

Il mare di Tricase porto con il profilo della costa

“Il sapere ha un piede in mare e l’altro in terra”, anonimo.
Quercia vallonea di Tricase , esemplare ultracentenario detta dei cento cavalieri

Nel Capo di Leuca

Il proverbio citato rende l’idea di ciò che rappresenta un luogo emblematico dell’incontro tra cultura marinara e civiltà contadina. Il Capo di Leuca ospita un suggestivo scenario che evoca la vita in tutti i suoi aspetti, Tricase Porto. Non finis terrae, ma centro del Mediterraneo, è il grande insegnamento che si coglie dal visitare questi luoghi, dove il mare è importante come la campagna, dove la saggezza di popolazioni miti ha arricchito una profonda cultura locale, basata sull’accoglienza.

L’iniziativa

Gruppo di lavoro presso la sede del chieam di Tricase porto

«Infondo, cosa vuol dire autentico se viviamo un luogo basato sul meticciato?», questa è la domanda che si pone al principio della tre giorni organizzata a Tricase Porto dal CIHEAM Antonio Errico, Presidente di Magna Grecia Mare, Associazione che con la Cooperativa Terrarossa Presieduta da Daniele Sperti ha curato un Educational Tour per presentare in chiave di responsabilità un luogo non tanto e non solo vocato in via esclusiva al turismo, quanto intimamente fondato sul principio dell’accoglienza.

L’esperienza

Gruppo di lavoro in visita alla quercia dei cento cavalieri

Con Sonia Gioia di Cucinabili Visioni Ho partecipato dal 22 al 24 ottobre 2021 in rappresentanza del Disability Pride Network all’iniziativa, che porta il titolo di questo post, per testare anche la capacità di rendre accessibile le offerte di fruizione lenta e sostenibile del territorio tricasino, già vocato alla tolleranza e all’apertura delle braccia per accogliere in grembo chiunque voglia sostare. «Ci sono ancora dei porti» è una frase tratta da uno scritto del giornalista Gabriele Romagnoli, nel più ampio ragionamento e testimonianza da Tricase Porto. Su SinapsiMag E sulla stessa pagina del Disability Pride Network troverete testimonianza nei prossimi giorni di ciò che è stata l’esperienza, ma anche delle suggestioni che ci portiamo dentro al ritorno a Roma, interiorizzando l’importanza che ha per la crescita della persona un porto vero, come appunto suggerisce lo stesso Romagnoli.

Tricase comunità accogliente

Il porto di Tricase visto dall’alto con varie imbarcazioni ormeggiate

Per i lettori di Opposte Visioni vorrei sottolineare in anteprima degli aspetti di quella comunità che mi hanno molto colpito, punto di partenza per tutte le riflessioni e i contributi che seguiranno. Traendo spunto dallo Statuto comunale di Tricase, possiamo ricavare delle informazioni preziose per comprendere anche il tentativo che il territorio esprime in chiave concreta di quegli stessi principi, filo conduttore che seguirò per le testimonianze future.

Leggiamo dunque al secondo comma dell’articolo 2 dello Statuto di Tricase, dedicato ai  Principi generali, che: «La comunità locale è costituita: Dai residenti. Dai residenti anche se domiciliati all’estero e/o fuori del Comune di Tricase. Da tutti coloro che hanno un rapporto qualificato per ragioni di lavoro, di studio, di utenza dei servizi, o che scelgano di soggiornarvi anche temporaneamente/periodicamente». Quest’ultimo aspetto è molto significativo, perché nella comunità ospite viene data pari dignità anche a quei cittadini che soggiornano periodicamente, ovvero ai turisti/visitatori di Tricase. Tale dignità viene ribadita poi nella lettera D dello stesso comma, dove leggiamo che: «Primo dovere del Comune è il governo della città a misura d’uomo(…) ».
Dunque l’umanità è posta al centro della carta fondamentale di Tricase, a prescindere dalla provenienza o dal motivo che spinge la persona a vivere la comunità; risulta subito chiaro come questo tratto sia evidentemente ispirato da una cultura marinaresca dove il porto è luogo di accoglienza per chiunque lo necessiti.

Tale visione è rafforzata leggendo l’Articolo 3, dedicato agli Obiettivi fondamentali, che riporto di seguito in sintesi: «Il Comune di TRICASE informa il proprio ordinamento ai seguenti principi: la centralità della persona umana; l’affermazione della cultura dell’accoglienza, quale condivisione dei bisogni degli altri, senza distinzione di razza o provenienza; la partecipazione sostanziale alla vita della comunità, perché il cittadino sia parte consapevole dei processi decisionali; la solidarietà, il volontariato e la gratuità dell’impegno sociale come valori di convivenza civile; la valorizzazione della cultura originaria e della memoria storica della comunità; (…) il raggiungimento della piena integrazione delle realtà del mezzogiorno in quella più ampia e strutturata del Continente europeo e del bacino del Mediterraneo; (…) superare gli squilibri sociali, garantire i diritti dei soggetti svantaggiati, riconoscere il ruolo sociale delle donne, sostenere le libere forme associative; (…) tutelare e recuperare l’ambiente e il patrimonio storico/culturale; (…) qualificare i servizi erogati, elevandone gli standard anche mediante il metodo delle “carte dei servizi”, basate su criteri di trasparenza, accessibilità, responsabilità e sul principio della collaborazione tra cittadini-utenti ed operatori pubblici».

Le parole chiave contenute in questi due articoli dello Statuto si respirano nelle atmosfere vissute nella tre giorni, con un grande impegno di Terrarossa, Magna Grecia Mare e dello stesso ente promotore, di respiro internazionale, quale il Ciham. Occorre però che tutto venga supportato da un maggiore impegno degli operatori privati e delle istituzioni pubbliche locali affinchè lo stesso documento comunale si tramuti in una piena affermazione non tanto di diritti, diretta conseguenza, ma di un modello equo di integrazione nel tessuto della comunità di chiunque voglia vivere e visitare Tricase, con le proprie specificità.

Sessione finale con consegna di brochure braille nella sede del ciheam. Nella foto Massimo Zuccaro, Daniele Sperti e Antonio Errico pronti a ricevere il plico da me

In conclusione Tricase, il suo porto e tutto il territorio si presta alla piena accessibilità di luoghi e servizi, occorre solo gettare il cuore oltre l’ostacolo e realizzare con un modello concreto e vivo tutti quegli elementi che si leggono nella Carta tricasina. Chissà che questo messaggio non venga colto a pieno da imprenditori ed amministratori, perché le manca poco per divenire una comunità pienamente inclusiva, anche nel turismo.

Buon vento alle tricasine e ai tricasini, lo auguro di cuore.

Le ali della libertà.

Locandina del film

“è la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno.”

Con un soggetto tratto da un raconto di Stephen King e la sceneggiatura dello stesso regista, questo film si concentra molto sulla durezza della vita in un carcere americano tra anni Quaranta e Sessanta del Novecento.

Il film

Le ali della libertà (The Shawshank Redemption), Regia di Frank Darabont, USA, Prodotto da Columbia Pictures, Castle Rock Entertainment, 1994, 142 minuti.

Cast

Tim Robbins (Andy Dufresne), Morgan Freeman (Ellis Boyd ‘Red’ Redding), Bob Gunton (direttore Norton), William Sadler (Heywood), James Whitmore (Brooks Hatlen), Clancy Brown (capitano Byron Hadley), Gil Bellows (Tommy Williams), Mark Rolston (Bogs Diamond), Bill Bolender (Elmo Blatch) e altri.

Trama

Nel 1947, Andy Dufresne viene condannato a due ergastoli per l’uccisione della moglie e del suo amante golfista, benché egli si proclami innocente. Imprigionato nel carcere di Shawshank, dove le guardie e il direttore impongono una legge fatta di violenze e omicidi, Andy resta inizialmente in disparte, subendo per i primi due anni ogni genere di angherie. Un giorno, durante un lavoro forzato di ripristino sul tetto del carcere, il protagonista sente il sanguinario capitano delle guardie parlare ai colleghi dei suoi problemi economici e, rischiando di essere assassinato dalla stessa guardia per la sua imprudenza, lo convince a farsi aiutare da lui con le sue competenze in ambito finanziario. Da quel momento, Andy riscuote simpatie presso alcuni detenuti, in particolare Ellis Boyd Redding detto Red, un altro ergastolano che controlla il contrabbando all’interno del carcere. Andy gli chiede di procurargli un martelletto da roccia, perchè collezionista di minerali, e un poster dell’attrice Rita Hayworth. Anche il direttore del carcere viene a conoscenza delle abilità di Andy in campo finanziario e gli commissiona di occuparsi del disbrigo di pratiche contabili, ricevendo “protezione” dagli altri detenuti e dalle stesse guardie. Andy nel frattempo diventa responsabile della biblioteca di Shawshank, aiutando diversi detenuti a conseguire il diploma. Nel passare degli anni, nel 1964 tra i nuovi detenuti in arrivo vi è Tommy Williams, un ragazzo condannato a due anni per furto con scasso. Egli racconta che quando si trovava in un altro carcere ebbe come compagno di cella un ladro e assassino, che gli raccontò di aver ucciso per invidia un campione di golf e la sua amante, e che la polizia aveva arrestato al posto suo il marito della donna uccisa. Una serie di dinamiche portano ad una maggiore consapevolezza del protagonista sulla sua innocenza e una mattina, durante l’appello dei detenuti, avviene un fatto straordinario.

Recensione

I Andy e Red due protagonisti del film…

Questa pellicola è sorprendente per l’abilità nel far emergere, durante la narrazione, tre aspetti importanti nelle dinamiche di un carcere e nella psicologia dei detenuti: la riabilitazione, l’istituzionalizzazione e la speranza. Questi tre aspetti, al di là della vicenda e dell’ambientazione, dell’epoca e della nazione, risultano caratteri comuni in grado di evidenziare debolezze e virtù della natura umana, anche se dei più umili e derelitti degli uomini. Il film incede con un ritmo che assorbe letteralmente lo spettatore, coinvolto da un complesso di elementi tecnici (riprese, effetti sonori e musiche) che non distraggono mai dall’obiettivo: la comprensione della psiche dei personaggi. “Ilgrado di civiltà di un paese si misura da come esso tratta i detenuti”, affermava Mandela. Questo parametro culturale è il metro giusto con il quale avvicinarsi alla visione del film, perché date tutte le differenze che si possono individuare e le attenuanti date da una storia di fantasia, resta che l’istituzionalizzazione e la riabilitazione lottano tra loro nel tentativo di strappare all’oblio esistenze che paradossalmente trovano un senso tra le mura di una prigione, vite che al di fuori non hanno mai, nel tempo e nello spazio, possibilità di riscatto. Considerando l’aspetto per così dire sentimentale, invece, è il terzo elemento ricorrente nella narrazione del protagonista a prendere il sopravvento, ossia la speranza. L’ultima parola del film, pronunciata dal co-protagonista Red, è “Spero”, prima voce del presente indicativo del verbo sperare, per affermare la propria dimensione individuale rispetto agli eventi catastrofici, per il proprio io interiore, che il carcere può offrire. Buona visione.

Cronaca di un vaccino: il richiamo

Io mentre ricevo la seconda dose del vaccino

Nel post dove descrivevo la somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer e in quello dove annunciavo il contatto con un positivo avevo ribadito la volontà di informarvi sulle fasi della vaccinazione, non tanto per un istrionismo (che non nego), piuttosto per ribadire la più totale fiducia nella scienza e nel sistema sanitario del Lazio, che apparentemente risulta il più efficiente nella programmazione e gestione di qualcosa che assomigli ad un piano vaccinale.

Per la cronaca di uno spavento, invece, posso raccontare con serenità che la persona a noi amica è guarita il poco tempo con un decorso asintomatico, mentre il nostro tampone molecolare del I aprire ha restituito esito negativo. Fortuna, del tutto casuale…

L’esperienza umana e sanitaria presso il centro vaccinale di Santa Maria della Pietà di Roma è stata eccezionale anche oggi; si registra una certa rilassatezza anche tra le persone in attesa, il 20 marzo invece qualche italiota guastava l’aria con le solite polemiche su turni e pause, del tutto legittime, dei sanitari. A questi ultimi, per professionalità e tatto, ribadisco assolute stima e riconoscenza.

A qualche ora dalla seconda dose si registrano 0 effetti, se non una certa famuccia 😇 ma il vaccino era fissato per l’ora di pranzo… Vi terrò informati fino alla completa immunità. L’esperienza ad oggi è sintetizzata in questo mio tweet

Disagio psichiatrico e carcere: appello del partito Radicale

Il crimine più grande è rimanere con le mani in mano. Marco Pannella

Far parte del #DisabilityPrideNetwork mi da la possibilità di interagire con tante realtà interessanti e persone straordinarie, sempre pronte a stimolare la mia e altrui attenzione con riflessioni, idee e proposte. Tra le più recenti adesioni si registra quella di un’organizzazione che presto conoscerete anche dai canali del network; si tratta di Superminus una realtà nata nel 2019 e impegnata nella difesa e nella concreta applicazione dei diritti civili, associazione che trovate anche citata nella pagina delle Realtà amiche.

Da Superminus è arrivata la richiesta, tramite l’avv. Angela Furlan – che presto sentirò per una serie di articoli-, di aderire all’appello del Partito Radicale, rivolto ai ministri Cartabia (Giustizia) e Speranza (Salute), a proposito del rapporto tra disagio psichico-disturbo psichiatrico e detenzione nelle carceri italiane. Come emerso da vari rapporti, trai quali quello dettagliato e puntuale dell’ Associazione Antigone, dove emerge la profonda inadeguatezza del sistema carcerario italiano.

Ritengo di fondamentale importanza questa iniziativa perchè muove verso l’applicazione di diritti civili che, per noi che godiamo della libertà, sono forse scontati, ma che devono essere tutelati e difesi anche e soprattutto per i più deboli ed emarginati.

Vi invito a leggere e sottoscrivere l’appello del Partito Radicale, che oltre alla home di OpposteVisioni, trovate Qui, perché come sosteneva Marco Pannella, il crimine più grande è rimanere con le mani in mano, concetto che vale sempre quando si parla di diritti civili.

Professionalità e progettualità al servizio degli emarginati.

Logo Superminus

Come spiego nel post dedicato alla campagna del Partito Radicale, tale iniziativa è giunta a mia conoscenza tramite una nuova realtà del #DisabilityPrideNetwork e ovviamente subito in me si è accesa la curiosità, oltre che di approfondire l’iniziativa proposta, anche di conoscere questa nuova realtà associativa. Sbirciando nel sito dell’ Onlus Superminus, ho identificato la sensibilità della Presidentessa dell’Associazione e portavoce nel #DPN (l’Avv. Angela Furlan) con una complessiva profondità di un intero progetto associativo.

Il crimine più grande è rimanere con le mani in mano. Marco Pannella

Questa realtà infatti, evidentemente ispirata dall’agire radicale (che il lettore attento sa essere un caposaldo di OpposteVisioni), rivolge la propria azione verso la tutela dei diritti civili, in chiave antidiscriminatoria, restituendo servizi e attenzione verso fasce disagiate ed emarginate, come detenuti, immigrati, disabili, donne vessate.

Vi invito quindi a conoscere questa realtà oltre che dal sito Superminus.org, anche dalla Pagina facebook dell’organizzazione, in modo da approfondire tematiche e conoscere contesti che raccontano di marginalità sociale, ma anche di tanta solidarietà e costruzione di ponti, con un concreto tentativo di far emergere potenzialità li dove la massa percepisce solo disagio.