Cannabis: usi di ieri e antiproibizionismo di oggi. Feedback e considerazioni in merito.

Circola da alcune settimane ‘ la notizia di un ritrovamento molto importante dal punto di vista archeologico, ma che si riflette nel dibattito attuale in merito alla funzione della pianta di cannabis nella civiltà umana, proprio a testimonianza del viaggio plurimillenario e trasversale di questa pianta, viaggio che ha attraversato quasi tutte le culture. Già digitando su Google “Storia della cannabis”, i risultati numerosi soddisfano ogni curiosità basilare sulla storia di questa pianta negli ultimi dieci millenni, che è tanta roba se consideriamo la storia della civiltà umana nel suo complesso. Già la voce Cannabis di Wikipedia da tante informazioni, esaustive e corrette nella loro elementarità.

Un bell’articolo in chiave antiproibizionista, ma che traccia una storia a larghe maglie, è quello di Asiablog, che ritengo utile per farsi un’idea tra il passato e il presente, guardando dalla prospettiva della dannosità del proibizionismo. Ma eravamo partiti dalla notizia del ritrovamento archeologico, in Israele per la precisione. Repubblica ricostruisce la vicenda in maniera molto puntuale. Oltretutto, le considerazioni e il valore per la cultura ebraica di questa scoperta antropologica sono ben richiamate in un articolo di FuoriLuogo che mette in risalto anche il valore etimologico della parola “cannabis”, e da ulteriori conferme culturali alla scoperta archeologica in Israele.

L’area geografica di riferimento, quella del Medio-Oriente, è importante per determinare oltre che la storica evoluzione della sua diffusione tra le varie culture, anche il ruolo che la cannabis ha ricoperto nei commerci e nell’economia per centinaia e centinaia di anni, fino a determinare il suo ingresso in Europa come prodotto con molteplici destinazioni d’uso. Un Articolo molto interessante da questo punto di vista ne traccia con dettaglio un percorso storico proprio alla ricerca del suo ingresso nel panorama della biodiversità e del suo impiego nel vecchio continente.

I feedback lanciati sopra sono esaustivi, quindi non insisterò molto su quest’aspetto, non ho le capacità e gli strumenti nè per una disamina di questa scoperta in Israele né per ulteriori tentativi di ricostruzione storica della cannabis, che risulterebbero una copia dei lavori sopra segnalati. Ma una considerazione si. Nell’articolo della Repubblica si legge inoltre di un acceso dibattito in Israele sulla legalizzazione ad uso ricreativo della canapa, tenendo conto che qui già è concessa ad uso terapeutico e il paese mediorientale costituisce uno tra i primi produttori ed esportatori verso l’Italia degli estratti farmaceutici della cannabis. Questa scoperta, credo, verrà oltretutto usata dal fronte antiproibizionista israeiano come ulteriore argomento intellettuale, visto il profondo legame di quella cultura con questa pianta, ed ora ve ne sono le scientifiche certezze grazie alle conferme dell’archeologia. Aspetto questo da non sottovalutare, proprio perché anche nel mondo ebraico le maggiori resistenze sull’argomento derivano proprio dagli ambienti conservatori di destra, molto legati alle aree sociali espressioni di una certa ortodossia religiosa, che per l’affermazione dei diritti civili risulta sempre, a prescindere della singola religione, il principale ostacolo.

Mi chiedo quindi, considerando tutto quanto detto e letto sinora, perché occorre continuare a tenere proibita una pianta che si è insinuata così tanto nella cultura e per un breve periodo, considerato il suo arco storico complessivo, è stata soppiantata da quello che poi è risultato il vero male, ovvero la petrolchimica?

Anche in questo caso, come per altre materie, documentarsi, studiare ed osservare con l’occhio critico della storia può essere un complesso di operazioni utili a comprendere il perchè delle indicazioni antiproibizioniste a livello globale. Posso solo notare, in conclusione, come la pianta di cannabis per secoli ha unito culture che oggi sono divise, ha sostenuto l’economia ed oggi potrebbe risollevarla, anche alla luce della crisi ecologica del pianeta. Per secoli questa pianta è stato il simbolo anche di un certo misticismo che ha aiutato ed aiuta ognuno in un suo personale percorso spirituale. Perchè continuare a proibirla?

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